Nanchino-Milano-Nanchino-Londra in quaranta ore. Il viaggio intercontinentale nel futuro dell'Inter è partito dalla provincia dello Jiangsu, ha fatto scalo nella città meneghina, è ripartito per la Cina, per poi atterrare dopo qualche turbolenza nella capitale del Regno Unito. Il boeing nerazzurro ha cominciato il suo decollo dal quartier generale di Suning, per volontà del patron Zhang Jindong, ed è giunto a destinazione alle 22.30 di martedì, arrivando in tempo per dare il benservito a Stefano Pioli, non prima di aver oscurato per qualche secondo il cielo di Torino che lampeggiava di gioia per la conquista della finale di Champions da parte della Juventus. Tempo di invertire la sua rotta e l'aereo è tornato alla base nella mattinata orientale, l'ora X in cui Mr. Z. ha fatto intendere al mondo che di lì a poco sarebbe cominciata una nuova era rivoluzionaria che ha in Walter Sabatini, neo coordinatore tecnico di Suning Sports Group, la mente pensante dell'ambiziosa costruzione dell'Impero sportivo cinese che ha l'Inter come capitale.


L'ex ds della Roma sembra aver cominciato a giocare a Risiko puntando dritto verso Londra, laddove ha designato Antonio Conte come suo braccio armato e condottiero prescelto del rovesciamento del (dis)ordine costituitosi nei 7 anni del post-Triplete; al momento però, il capopopolo del Chelsea, che stasera sarà impegnato nell'ultima decisiva battaglia contro il WBA che potrebbe consegnargli la vittoria della guerra di Premier, sembra non sentire il richiamo della madrepatria italo-cinese, ma anzi è arrivato a giurare amore per altri anni al suo esercito. "The will is to continue to work for many years. For sure this is my will". 'Will', la parola che in inglese indica la 'volontà' ma anche l'ausiliare del futuro, nella testa di Antonio in questo momento racchiude entrambi i significati: la sua inclinazione per gli anni a venire è quella di restare al Chelsea.



Se siano parole di circostanza o meno lo scopriremo presto, indicativamente alla fine del mese, ma quel che più conta ora è che il primo pedone nello scacchiere di Suning è stato ufficialmente mosso: la designazione di Sabatini nel ruolo di supervisor è una scelta di campo che per forza di cose sarà supportata perché presa in assoluta autonomia dal grande capo. Situazione rara in un universo vastissimo come quello nerazzurro, dove la legittimazione territoriale del potere è affare caduto in disuso da diverso tempo; in più, il fatto assolutamente non secondario che al vertice della piramide decisionale ci sia l'uomo più scafato e con maggiore esperienza è un'altra grande notizia per i tifosi della Beneamata, sempre di più alla ricerca di una novità esogena che non sia stata coinvolta direttamente nei fallimenti delle ultime annate.

Non che la fedina del buon Walter sia immacolata da errori in sede di mercato, sia beninteso, ma per inquadrare al meglio la figura del classe '55 di Marsciano serve ben altro, ad esempio partire dalla sulla sua onestà che una volta lo ha portato a dire che 'i procuratori sono un male necessario'. In un mondo di squali come quello degli agenti, quindi, appare troppo semplicistico definirlo 'il mago delle plusvalenze', epiteto che tra l'altro è stato affibbiato anche al suo successore alla Roma Monchi. Dal quale si discosta totalmente per metodi di lavoro: se lo spagnolo è matematico, l'italiano è poco incline allo studio di statistiche e all'analisi dei big data, preferendo l'intuizione dell'osservazione sul campo per scovare un talento. La differente visione che lo ha portato alla separazione con Pallotta è tutta qui: l'americano pensa il calcio come un'azienda, Sabatini come la vita. "Io sono incline alla mia sofferenza notturna, mi sparo 5 sigarette, mi vedo un soggetto e cerco di capire se è bravo. Le cantonate le ho prese, le continuerò a prendere, ma faccio una tara tra il dare e avere, e devo dire che con molta fortuna l’avere supera nettamente il dare", ha dichiarato nella conferenza fiume in cui ha spiegato i motivi del suoi addio alla club giallorosso. 

Ecco, questo è il manifesto programmatico dell'etrusco residuale Walter Sabatini, l'uomo che è rimasto folgorato da "Cent’anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez e che deve il suo amore per il gioco a un racconto del nonno su Rivera. Da questo signore che sa tanto di calcio perché non sa solo di calcio deve partire l'idea della nuova Inter. Sì, perché se bisogna sbagliare, è meglio farlo con una testa sola, quella di Walter Sabatini.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 12 maggio 2017 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
vedi letture
Print