"L'Inter punta al double?". "No, al treble...". Il botta e risposta tra un giornalista e Simone Inzaghi nella conferenza stampa di Rotterdam dopo il successo dell'Inter sul Feyenoord è diventato subito virale, dividendo il mondo (nerazzurro e non) in due parti. C'è chi ha interpretato la risposta del Demone come un segnale di eccessiva arroganza e supponenza e chi, invece, ha colto pienamente il messaggio: l'Inter è in corsa per tutto e quindi punta a vincere tutto. Chiamasi 'ambizione', quella che un top club deve avere sempre e comunque. Soprattutto se, come l'Inter attuale, si trova in corsa su tutti i fronti in questo momento della stagione. "Di Triplete non parlo sicuramente; poi il dirigente, lo sportivo in generale, sia esso giocatore, allenatore o tifoso, devono essere ambiziosi - ha dribblato proprio ieri il presidente Beppe Marotta a Sky Sport -. L'ambizione non è sinonimo di arroganza in ambito sportivo, ma è un atto valoriale notevole perché ti fa dare di più al di là delle tue potenzialità, ovvero in ambito motivazionale. Siamo l'Inter, dobbiamo competere fino alla fine anche con delle pressioni più forti. Noi nel momento giusto ci siamo, poi se qualcuno sarà più bravo di noi ci inchineremo e gli faremo i complimenti".
L'Inter è l'unica squadra italiana rimasta viva in Champions League (ad aprile i quarti di finale con il Bayern Monaco, club con il monte ingaggi più alto tra le 8 squadre qualificate), ma è anche una delle quattro che è riuscita a strappare il biglietto per le semifinali di Coppa Italia (in arrivo il doppio derby con il Milan) e la prima in classifica in campionato, con un vantaggio che nell'ultimo turno è aumentato a +3 sul Napoli e a +6 sull'Atalanta, domata e messa ko a domicilio nella vincente - e convincente - trasferta di Bergamo. Sullo sfondo c'è ovviamente il Mondiale per Club, competizione affascinante che metterà le squadre migliori del mondo l'una davanti all'altra in estate negli Stati Uniti. L'ormai celebre segno del 'tre' con le dita mostrato da Inzaghi nella sala stampa del De Kuip (e accompagnato da un sorriso 'beffardo'), in realtà poteva dunque essere trasformato... nel segno del 'quattro'.
Lo stesso Inzaghi, stuzzicato sull'argomento dai colleghi di DAZN dopo la vittoria in rimonta sul Monza, ha replicato con fermezza, dimostrando anche un prepotente upgrade dal punto di vista comunicativo: "Se il segno del 'tre' in conferenza a Rotterdam era una profezia per i gol contro il Monza? No, mi era stato chiesto dei due obiettivi e ho detto tre ma avrei dovuto correggermi subito e dire quattro, perché tra tre mesi e mezzo avremo anche il Mondiale per Club. Noi sappiamo qual è il nostro pensiero: vogliamo competere e dare tutto per la maglia e per i tifosi, che ci hanno sostenuto anche quando eravamo sotto". Spoiler: ambire a vincere tutte le competizioni non vuol dire vincerle per forza, ma coincide con il concetto di 'mentalità vincente'. Quella che ha ribadito anche capitan Lautaro Martinez a DAZN dopo il 2-0 del Gewiss Stadium: "Se crediamo nel Triplete? Sembra che non vogliamo dirlo, però sì. Siamo forti e lo dimostriamo, i risultati a volte vengono e a volte no perché giochiamo ogni tre giorni. La squadra c'è su tutti i fronti, sarà difficile ma lotteremo per tutto. Quando scendiamo in campo vogliamo vincere, è la nostra mentalità da anni e vogliamo continuare su questa strada".
A proposito delle difficoltà di un'impresa che sarebbe (di nuovo) storica, Inzaghi si è tolto qualche sassolino dalle scarpe anche nei confronti di chi 'gufa' il Biscione ipotizzando uno scenario senza trofei a fine stagione: "Vogliamo giocare più partite possibili - ha ribadito a DAZN dopo il triplice fischio del big match di Bergamo -. Poi sappiamo com’è il calcio, si parla tanto di un’Inter che potrebbe non vincere nulla ma è lo sport, lo sappiamo; sentiamo i dibattiti delle varie trasmissioni. Siamo contenti di giocare tante partite, abbiamo giocato due gare entusiasmanti col Feyenoord e in mezzo quella col Monza che ci ha creato tante insidie. Dopo la sosta avremo l’Udinese e la Coppa Italia. Non ci si può guardare indietro, stasera (domenica, ndr) abbiamo vinto meritatamente e siamo contenti, ottima prestazione contro una grandissima squadra. Continuiamo su questa direzione". Ed è giusto così, perché "nascondersi non serve a niente", come ammesso nelle ultime ore da un altro leader come Nicolò Barella. Insomma, l'Inter non gioca a nascondino. A differenza di altri.
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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