Lunga intervista a Francesco Acerbi su Sport Mediaset. Il difensore centrale ha terminato il suo contratto con l'Inter il 30 giugno scorso e ora attende una nuova opportunità. Nel frattempo è in vacanza con la famiglia, aspettando novità.

La chiacchierata parte con un riassunto dell'ultima stagione. "Un po diversa dalle altre, ma penso una delle più costruttive. Non è stata un'annata in generale facilissima anche se hai vinto due titoli però molto utile. All'inizio sono successe cose che è giusto non dire. Da lì comunque non ho mai mollato, ho sempre cercato di dare il massimo in ogni circostanza in ogni allenamento, di aiutare la squadra nei momenti di difficoltà. Soprattutto dopo l'eliminazione in Champions, abbiamo fatto un paio di mesi, da gennaio a prima della sosta della Nazionale, in cui non stavamo più giocando, non eravamo noi, non riuscivamo a stare in campo, eravamo mentalmente stanchi. Poi siamo riusciti a reagire: la vittoria con la Roma, poi quella col Como che ha chiuso definitivamente il campionato. Perché poi non c'è stata una vera rivale quest'anno: c'è stato un po' il Milan, il Napoli ha perso molti punti, la Juve ha fatto fatica già dall'inizio... Quindi alla fine questo campionato è stato abbastanza tra virgolette tranquillo anche se abbiamo avuto dei momenti comunque non facili".  

Capitolo Chivu.
"È stato un giocatore importante, ha vinto. Poi sai, da allenatore veniva dai quattro mesi del Parma, poi arriva all'Inter dove negli ultimi anni si erano fatte finali di Champions, vinto il campionato... Non ha voluto strafare: la squadra era quella, il modulo era quello. Ha provato a gestire il gruppo. Tra virgolette ci dava tante libertà sui giorni liberi: sapeva quando eri un po' stanco, cercava di dosati perché anche sa che sono tante partite. Poi comunque abbiamo cercato di dargli una mano perché non è facile venire all'Inter, hai un peso sulle spalle importante. Il gruppo quest'anno secondo me ha fatto uno step mentale perché è grazie al gruppo, l'ho detto anche ai miei compagni, se poi hai vinto quello che hai vinto".

La finale di Champions persa un anno fa.
"Mi rode di più quella contro il City che ce l'avevamo in pugno, l'hai giocata... quella col Psg no. Io non mi sono recriminato nulla: eravamo morti, sfiniti, basta. Poi c'è chi se la prende di più e di meno, ma non c'era niente da ricostruire: avevamo ottenuto risultati importanti, erano considerazioni folli per me".

Il futuo di Acerbi.
"No, io sto bene e voglio ancora giocare. Non ho in mente di fare altro ma voglio andare avanti con molta serenità perché so di aver dato tutto quello che avevo. Con l'Inter mi sono lasciato bene: non ho nessun rimpianto. Anzi sono molto orgoglioso di questi quattro anni: di come sono arrivato, come me ne sono andato e quello che ho fatto"

Ma poi la maglia con Haaland ve la siete scambiata?
"No, non sono neanche il tipo che le chiede, non ne ho molte. Me l'aveva chiesta lui, io gliene ho chieste due e mi ha detto di no".

Lautaro. 
"Tutti vogliono Julian Alvarez per cui l'Atletico chiede 200 milioni ma al Mondiale sta giocando più Lautaro. Sottovalutato non lo so, sicuramente non così pubblicizzato, forse ha un po' meno appeal. Per me è un giocatore fortissimo, mi piace tanto la sua generosità e la sua voglia di lottare per la squadra, anche quando i gol non arrivano. Come Thuram, un altro giocatore di cui si parla poco ma è un fenomeno".

Bastoni.
"Lui sa che se ha bisogno di qualunque cosa io, come gli altri, ci sono sempre. Il calcio è il calcio ma qui si tratta di vita privata, fuori dal campo, c'è di mezzo la famiglia: sono cose che segnano e mi dispiace tanto per lui. Dev'essere lui, nel caso, a decidere di parlarcene. Sono però sicuro che avrà la forza mentale per reagire: ha quella strafottenza buona che fa parte anche del suo modo di giocare che lo farà andare avanti". 

Sezione: Focus / Data: Ven 10 luglio 2026 alle 11:13
Autore: Antonio Di Chiara
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