Empoli non è Istanbul, ma diventa tappa imprescindibile per coltivare ancora qualche speranza di entrare fra le prime quattro in campionato. Istanbul non è Empoli, Istanbul è la terra promessa dopo un lungo viaggio europeo che all'inizio poteva solo immaginare qualche mente naif colorata di nerazzurro. Invece di naif c'è ben poco. Ora la splendida città turca dista solo due partite. Anzi due derby, perché in semifinale di Champions ci sono arrivati anche i dirimpettai cittadini. Scene già viste nel 2003 e nel 2005, ma nell'ultimo caso si trattava di quarti. L'esito delle precedenti sfide tre le due milanesi nell'Europa che conta lo conosciamo, ai tempi loro erano oggettivamente più forti e come spesso accade, più fortunati. Per chi non sa, magari per ragioni di età, ricordiamo il fortuito salvataggio di Abbiati su tiro a colpo sicuro di Kallon a pochi istanti dalla fine di un derby che voleva dire finale di Manchester. Questa Inter ci fa ammattire, ci fa soffrire, ci fa incazzare, ci fa gioire ed emozionare.
Tutto in una volta, senza pause e a volte, senza logica. Come è possibile che una squadra capace di passare un girone di Champions che comprendeva Bayern Monaco e Barcellona, per poi vincere negli scontri a eliminazione diretta contro Porto e Benfica, abbia invece già perso undici gare di campionato regalando punti come fossero caramelle a chiunque? Come è possibile che quando non suoni la famosa musichetta con urlo finale “The Champions”, non si riesca a vincere gare che non dovrebbero avere discussione? Eppure sono sempre in più di settantamila al Meazza a sostenere la Beneamata.
Questione di testa, ormai lo abbiamo capito. Questione di attitudine dell'allenatore con un certo tipo di partite, quelle dove non c'è un domani, ma c'è una Coppa in palio. Questione anche tattica, probabilmente. Quando l'avversario gioca a viso aperto, l'Inter concentrata al punto giusto sa far male negli spazi e questo lo abbiamo rivisto anche mercoledì a San Siro con il Benfica, dopo lo splendido saccheggio di Lisbona. Ma il gioco non riesce in campionato dove per scardinare i muri ci vorrebbe una qualità tecnica maggiore sullo stretto e una cattiveria che non vediamo una volta arrivati al limite dell'area di rigore avversaria. E quando sbatti in continuazione, la squadra si innervosisce, si allunga, perde le distanze e arriva, inesorabilmente, il gol avversario che ha partorito questo patatrac in un campionato che non vediamo l'ora finisca.
Ma domani si va a Empoli, si gioca all'ora di pranzo; si spera che il dato in questione non autorizzi la squadra a mangiarsi gol già fatti come spesso è accaduto in questa stagione. La fame ci deve essere, ma fame di vittoria perché sarebbe delittuoso alzare bandiera bianca quando mancamo ancora otto gare al responso finale. Simone Inzaghi dovrà essere bravo a far fruttare al meglio la rosa a disposizione, il turn over è d'obbligo a causa di questo calendario folle, ma le scelte dovranno essere tutte funzionali al raggiungimento della vittoria, perché il tempo per rientrare ancora c'è. Poi, mercoledì prossimo l'Inter contenderà alla Juventus anche la finale di Coppa Italia, già vinta la scorsa stagione proprio contro i bianconeri nella appassionante finale di Roma. Inzaghi ha sicuramente sbagliato delle cose. Alcune decisive nella scorsa stagione, vedi i cambi nel finale del derby di ritorno che probabilmente è costato uno scudetto e in questo campionato, perchè undici sconfitte in trenta partite non stanno ne in cielo ne in terra. Ma lo stesso Inzaghi ha portato comunque a casa due Supercoppe, una Coppa Italia e ora è in semifinale di Champions League, traguardo che mancava da ben 13 anni e si appresta a giocare il ritorno della semifinale della Coppa Nazionale con l'1-1 maturato a Torino.
Dopo il leggendario Triplete e prima dello scudetto targato Antonio Conte, i tifosi dell'Inter hanno vissuto numerose stagioni anonime, fuori da tutto già prima di cominciare. Con Simone Inzaghi non è successo, e di questo bisogna dargliene atto, a prescindere da come andrà a finire la stagione e la sua avventura all'Inter che lui ora sente come una seconda pelle. Intanto nel mirino il mister ha una finale di Champions League, scusate se è poco.
Ps: Inter-Juventus si giocherà senza Romelu Lukaku, ammonito ingiustamente per aver esultato come sempre e come fanno in molti. Complimenti, regolamento applicato alla lettera. Però ditelo che della lotta al razzismo negli stadi, in realtà, vi interessa ben poco.
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