E alla fine arriva Dimash. Nel pieno del dramma sportivo, sotto di 2 gol in casa contro l'ultima in classifica in un contesto di pieno smarrimento, Cristian Chivu decide di entrare in tackle sulla gara e getta nella mischia Federico Dimarco che cambia letteralmente il destino dei nerazzurri milanesi, a tanto così dal rivivere incubi del passato. Invece la forza mentale di questo gruppo l'ha spinto oltre l'ostacolo, raddrizzando la situazione già prima dell'intervallo con Zielinski dal dischetto, Lautaro e il sempre più determinante Pio Esposito, il cui colpo di testa da ariete ha probabilmente indirizzato anche la ripresa. Il 6-2 finale è una punizione pesante per il Pisa che a lungo ha cullato il sogno di compiere un'impresa storica, prima di andare letteralmente a sbattere contro un muro di cemento.
Serata esaltante per chi l'ha vissuta dal primo all'ultimo minuto e ha affrontato una variegata serie di emozioni, un crescendo rossiniano che ha scongiurato scenari preoccupanti e che in altri tempi si sarebbero anche concretizzati. L'Inter però è stata brava a rimanere in partita, a non lasciarsi andare a una naturale demoralizzazione di fronte a una strada controsenso e a sfruttare finalmente una fetta significativa di occasioni create. Bravi quasi tutti, e quel 'quasi' merita riflessioni qualche riga più sotto. Devastante l'impatto di Dimarco, un innesto che rende merito alla mossa, alquanto sorprendente, di Chivu che però ha ribaltato il prosieguo del match pagando dividendi dopo appena 5 minuti, grazie al rigore firmato da Zielinski. I colpi di testa del capitano e di Pio, in modo figurativo, hanno espresso la volontà dell'Inter di continuare a volare alta. E nel secondo tempo, dopo la solita valanga di occasioni sprecate, ecco i gol dello stesso Dimarco (bellissimo), Bonny e udite udite Mkhitaryan a rendere sereno il finale di partita. Non certo un'abitudine da queste parti.
Avanti così, dunque, con un momentaneo e solo virtuale +6 sul Milan, +9 sul Napoli, +10 sulla Roma e +13 sulla Juventus, che andranno a incrociare le spade domani con inevitabile perdita di punti se la matematica non inganna. Era esattamente questo il momento di spingere sull'acceleratore e dopo la sconfitta contro l'Arsenal non era semplice rimettersi subito sul binario corretto. E lo sbandamento iniziale lo ha confermato. Prendiamoci con gioia questi 3 punti strappati dalle mani del Pisa con una furia che lascia ben sperare, concentrandoci sulle note positivie senza tuttavia perdere di vista quelle negative. Che ci sono e aleggiano come nuvoloni su questa squadra che però non si lascia influenzare.
Riflessione non richiesta: ieri sera sarebbe stata la partita ideale per riproporre Pepo Martinez, contro l'ultima in classifica e con un Sommer che continua a perdere colpi tra i pali. Invece lo svizzero è sempre lì al suo posto, in barba alle rotazioni che lo stesso Chivu aveva poreannunciato qualche settimana fa e che hanno premiato il solo De Vrij, sempre serio e affidabile. Inevitabile che a furia di tirare la corda questa si spezzi, soprattutto perché è vistosamente logora. Ed era scritto nelle stelle che Sommer commettesse il più banale errore da quando è all'Inter, servendo Moreo mentre è a 25 metri dalla porta e facendosi infilare con un pallonetto dalla distanza. Poi se qualcuno pensa di poterlo sollevare da responsabilità sul secondo gol, si accomodi. Non deve essere questa una crociata contro il portiere elvetico, ci mancherebbe. Però ignorare certi segnali evidenti è controproducente, anche perché i compagni stessi non sono sereni. La domanda sorge spontanea: Martinez è davvero così inaffidabile? Facciamo così: togliamoci il dubbio mettendolo alla prova, almeno avremo una risposta eloquente come quella che da tempo dà l'ex Bayern Monaco.
Seconda riflessione non richiesta: Luis Henrique. In campo per 34 minuti, poi sullo 0-2 Chivu decide di sacrificarlo sull'altare della rincorsa. Sostituzione punitiva o messaggio indiretto alla proprietà di manciniana o mourinhana memoria? A prescindere dalle reali motivazioni, è una mossa che dà la scossa alla squadra che tra il 39' e il 47' inizia e completa la rimonta prima del duplice fischio finale. Posto che LH non fosse tra i peggiori in campo in quel momento, è facile propendere per un malizioso messaggio a chi di dovere affinché si sbrighi a colmare la lacuna a destra. Quello che conta è non perdere l'ex Marsiglia dal punto di vista psicologico, dopo tanto lavoro per costruirlo un po' alla volta. Non possiamo permettercelo.
Terza riflessione non richiesta: l'Inter ha vinto, il resto conta poco.
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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