Il Mondiale senza l'Italia non può essere un vero Mondiale, almeno per chi si è nutrito in questi anni di eventi come questo che espongono le migliori Nazionali al mondo, e quelle più blasonate. La pensa così anche Ivano Bordon, 75 anni, campione d'Italia con l'Inter e campione del Mondo sia da giocatore sia da allenatore: "Come addetto ai lavori mi interessa vedere, ma questi mondiali senza l'Italia per noi hanno perso quasi tutto l'interesse", ha raccontato nell'intervista a Il Gazzettino.
Spagna 1982
"Quei mondiali sono stati il massimo: non avrei mai pensato di arrivare a quel traguardo. La mia è sempre stata voglia di calcio, passione per il pallone, ma non immaginavo che un giorno avrei sollevato la Coppa con le mie mani. Dovevi essere pronto in qualsiasi momento, eri una parte del gruppo, le debolezze di uno potevano diventare quelle di tutti. Anche da allenatore dei portieri della Nazionale dentro di me c'era sempre questo amore per il calcio, l'attenzione agli uomini e ai particolari: ho vissuto veramente come se fossi tra i pali a giocare, facevo le pulci al portiere, mi spaventavo quando vedevo possibili pericoli. Quel portiere era Buffon e c'erano Peruzzi e Amelia. Nel 1973 sono stato anche campione del mondo con la Nazionale Militare, una squadra straordinaria con Oriali, Graziani, Furino, Zecchini, Speggiorin".
Da Marghera a Milano
"Per me è stato un grande sacrificio lasciare la famiglia a 15 anni, ho pianto e anche mia madre ha pianto quando mi hanno accompagnato nella grande città. La Marghera della mia infanzia era importante per le industrie nelle quali lavoravano tutti i genitori dei compagni di scuola. Mio padre Danilo faceva pietre refrattarie alla Sirma, si è ammalato di silicosi che gli ha mangiato i polmoni. Ero portiere già da bambino, a cinque anni mio nonno mi portava al campo e io mi mettevo sempre dietro la porta. Il pallone era un fatto di famiglia: papà aveva giocato nelle riserve del Venezia e per anni nella Miranese come difensore. A 13 anni ero fisicamente cresciuto e mi allenavo con la prima squadra della Miranese che giocava in serie D. Un anno dopo ero nella Juventina di Marghera".
Lo sbarco all'Inter
"Tifavo per l'Inter, ma non potevo immaginare che dai 15 ai 32 anni avrei vissuto con la maglia dell'Inter: tre anni di giovanili, poi con la prima squadra. Un osservatore fece il mio nome a Gianni Invernizzi che seguiva i giovani nerazzurri. Sono andato in prova ad Appiano Gentile all'inizio del 1966 e a vederci c'erano Helenio Herrera, il Mago, e Italo Allodi. Da lì è cominciata la mia avventura e ho disputato il primo campionato Allievi. Tre anni dopo dissi ai miei genitori di raggiungermi: abitavo a Trezzano sul Naviglio, volevo togliere dalle polveri papà che, così, sarebbe andato in pensione. Nel 1969 abbiamo vinto il campionato Primavera, con Damiani e Bellugi; l'anno successivo sono passato in prima squadra come terzo portiere, dietro a Lido Vieri e a Sergio Girardi. Nel 1970/71 ero in serie A e ho vinto anche lo scudetto, ho esordito nel derby col Milan: ero in panchina e sono entrato dopo un'ora, perdevamo 1-0, mi fecero un secondo gol su rigore e il terzo me lo segnò Rivera. Ma era l'inizio, esonerarono Heriberto Herrera e lo sostituirono con Invernizzi. Sono entrato in prima squadra nei 'resti della Grande Inter: Vieri, Burgnich, Facchetti, Bedin, Jair, Guarnieri, Mazzola, Suarez, Corso Ho avuto la fortuna di far parte di quel gruppo di grandi giocatori e di grandi uomini. Poi lo scudetto 1979/80, una squadra tutta italiana allenata da Eugenio Bersellini, dalla prima all'ultima partita sempre in testa. A proposito di Inter, mi lasci dire che l'Inter campione di quest'anno ha disputato una grande stagione e l'allenatore Chivu è stato bravo soprattutto nei momenti cruciali a tenere la squadra concentrata".
Le doti migliori da portiere
"Sicuramente la reattività e l'agilità. Mazzola mi aveva battezzato il Pallottola per la velocità negli spostamenti e la reattività. Non erano concessi errori o pause: ho giocato contro quelli che considero i migliori del mio periodo, da Pelè a Cruijff a Maradona che stanno lì in alto. Tra quelli con cui ho giocato molte volte: Rivera, Mazzola, Boninsegna, Riva che in campo era di una potenza straordinaria".
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