È tutta colpa di PIF, ma a completa insaputa di Pierfrancesco Diliberto... Scritto così, sembrerebbe un paradosso di stagione apparentemente senza senso, dunque inspiegabile. Ma non lo è. Trattasi piuttosto di un curioso caso di omonimia fra la sigla di un fondo d'investimento riconducibile ai reali sauditi (PIF) e lo pseudonimo di un noto autore e conduttore televisivo, Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF. E mentre il 'rigido' fondo omonimo ha partecipazioni di controllo in diverse società sportive - tra cui anche quell'Al Ittihād che tuttora detiene, purtroppo, il cartellino di Moussa Diaby, uno degli obiettivi dei nerazzurri nel mercato di gennaio - il PIF nostrano, già dall'infanzia, aveva invece denotato una passionaccia per il cinema. Fino a riuscire a vincere, in età adulta, qualche anno fa - al suo debutto dietro la macchina da presa proprio con la pellicola sulla mafia citata nell'oggetto - niente meno che il prestigioso premio del David di Donatello come 'Miglior regista esordiente'.
Dunque, dato al PIF saudita ciò che sembrava potesse aver a che fare col PIF siciliano (alias Pierfrancesco Diliberto), resterebbe da dipanare l'ennesima matassa nerazzurra che si attorciglia tutte le volte che ci sono da condurre - accompagnandole possibilmente in porto - le trattative del mercato di gennaio o presunte tali. Senza tanti giri di parole - ma con il massimo rispetto verso l'ipotetico interlocutore - si vorrebbe poter chiedere al Presidente Marotta se non possa che convenire sul fatto che vi sia una chiara contraddizione in termini in un preciso passaggio delle sue dichiarazioni rilasciate nel prepartita di Cremonese-Inter. Queste: "Non abbiamo l'ansia di colmare delle lacune, SE NON L'INFORTUNIO DI DUMFRIES che tra un mese rientrerà". Il passaggio sotto la lente tifosa è, manco a scriverlo, la parte in maiuscolo... Al che, per il popolo appassionato - che non ha dovuto spellarsi le mani né tanto meno azzuffarsi manco per una brioche, fino così a smentire (almeno così si racconta) tal sovrana asburgica Maria Antonietta... - le giustificazioni plausibili non potrebbero essere che 2 o 3. Dunque, tra il serio ed il faceto:
1) O, in luogo dei canonici ansiolitici, la dirigenza nerazzurra ha sposato da tempo la via omeopatica romena... Ché, quella del farmaco, è solo un'industria, come ha peraltro titolato ed argomentato a dovere - in un suo tomo recente - l'esimio oncologo ultra 97enne Silvio Garattini.
2) Oppure ai piani alti di Viale della Liberazione è scoppiato un virus che non teme vaccini: forse la sindrome da tesoreggiamento compulsivo?
3) Od infine che le dichiarazioni domenicali del massimo dirigente interista potessero rivelarsi il classico teatrino di bugie bianche - tipo quelle che avevano preceduto l'arrivo estivo, all'ultimo giorno, di Akanji - per poi prorompere in un colpo di scena prima del gong delle ore 20 di lunedì.
Purtroppo, anche quest'ultima flebile speranza tifosa si è sciolta come tutte le altre pie illusioni.
E pensare che già il nome del paese africano di origine dei genitori del francese Moussa Diaby, il Mali, avrebbe dovuto far presagire esiti sinistri per il cosiddetto mercato di riparazione dei nerazzurri... Anche perché non si può andare a trattare con i danarosi emiri sauditi offrendo 3 anacardi, 2 datteri ed 1 fico d'India. Con quest'ultima merce di scambio sulla quale tutti converrebbero che sarebbe sempre meglio di un fico secco, ma non certo sufficiente per sedurre i califfi coi petrodollari... Il problema è che la lista degli insuccessi nerazzurri nelle più recenti sessioni di mercato - per un motivo o per l'altro - non fa che allungarsi. E dopo le 'perle' estive Lookman, Leoni e Koné, ecco aggiungersi - a vario titolo - quelle invernali di Cancelo, Perisic, Diaby e Jones. Oddio, non che possa essere di conforto il mal comune mezzo gaudio patito da altre tifoserie. Tipo, per dire, quella bianconera, in completa balia di Tuttosport che ha navigato a vista proponendo sedicenti obiettivi juventini - dunque altrettante prime pagine - diversi da un giorno all'altro. Solo nell'ultima decina di giorni, per dire, le aperture della testata torinese sono state dedicate, in sequenza, a: Mateta, En-Nesyri, Kolo Muani, Icardi e pure Sorloth. Per poi farsi grottescamente anticipare dalla concorrenza (nella fattispecie dalla Gazzetta) nell'annuncio di 2 acquisti veri come Boga e Holm. Grasse risate! E quelli della rosea, quasi per contraltare - dopo quell'avventata prima pagina di sabato 31 gennaio dedicata al (presunto) colpo rossonero Mateta - in quale bugigattolo o sottoscala dovrebbero tentare ora di andare a nascondersi?
Per parte nerazzurra - per smaltire le delusioni in serie - non resterebbe che derubricare la questione mercato provando ad appellarsi a qualche parvenza di filosofia contadina. Magari prendendo atto che se in più zone peninsulari sussistono tanti nostalgici di certi paesaggi bucolici ormai spariti - di quelli che sospirerebbero da mane a sera: "Qui una volta era tutta campagna..." - di contro, la sconcertata utenza nerazzurra non potrebbe che sbottare, per similitudine pallonara, come segue: "Qua da noi è sempre il solito deserto (di rinforzi) e la terra promessa appare (molto spesso) quella altrui...".
Oppure augurarsi che possa arrivare a metterci una qualche pezza proprio il PIF siciliano. Con Pierfrancesco Diliberto che potrebbe rientrare dalla finestra dopo essere uscito dalla porta. E come se non col pretesto di dedicare una puntata del suo fortunato programma - "Caro marziano" su RAI 3 - al neo acquisto nerazzurro, Yanis Massolin? Non foss'altro perché si tratta di un molto promettente trequartista francese (futura mezzala?) - lasciato in prestito alla sua ormai ex società di appartenenza, il Modena in Serie B - che è stato omaggiato dal presidente degli emiliani con lo stesso appellativo ("Un marziano") immaginato come abituale destinatario dei reportage terrestri di PIF. Pertanto all'autore siciliano - per il lancio della nuova stagione 2026 - non dovrebbe costare caro approntare almeno una puntata speciale. Giusto una pilota con il ribaltamento del format in cui il visitatore alieno - in via del tutto eccezionale - da destinatario del racconto ne diventerebbe esso stesso il protagonista. E con un tal cognome dell'interessato, Massolin - che parrebbe più un'identità da terre nordestine anziché da quei mari caraibici riconducibili alla 2ª nazionalità del giocatore (l'isola di Martinica, possedimento d'oltremare francese nell'arcipelago delle Piccole Antille) - l'autore del programma andrebbe in brodo di giuggiole. Specie se poi qualcuno gli sPIFferasse che "Massolin", in lingua veneta, significa proprio macellaio di capi suini. Dunque non certo un pesce fuor d'acqua nella location del suo 1o ingaggio italiano: giusto Modena, una delle capitali nostrane delle tradizioni salumiere.
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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