“All’inizio degli anni 70, probabilmente era il 1972, conobbi Silvio Berlusconi che, all’epoca, non era ancora un personaggio noto ai più. Fece un primo tentativo per acquistare l’Inter, passata da quattro anni dalle mani di Angelo Moratti a quelle di Ivanoe Fraizzoli, e ripeté poi l’offerta dieci anni più tardi. Alla fine, davanti ai dinieghi di Fraizzoli, si dovette “accontentare” del Milan ma da buon uomo di spettacolo, aveva già intuito che il calcio sarebbe diventato un ottimo, se non il migliore, veicolo pubblicitario (…). La sua discesa in campo non mutò il rapporto umano e di amicizia che c’era tra noi (…). Arrivò alla notorietà con il binomio (o meglio “bidonio”) rossonero e più volte mi confermò che si era sentito davvero valorizzato solo dopo aver assunto la presidenza del Milan (…). Poi il rossonero divenne un ossimoro, non solo cromatico. Chiamato a scegliere tra i due colori, Berlusconi, idealista come sempre, si è orientato contro quello che appare più vivo, anche perché il suo nero può sfumare “finemente” in un grigio di varie tonalità (…). Inoltre il successo delle sue molteplici attività imprenditoriali è contrassegnato dall’immagine del Biscione, che però è più simbolo dell’Inter che non di Milano (…)” . Questo passaggio è tratto dal libro “Peppino Prisco una penna due colori” che ho avuto l’onore di scrivere nel 2011, nel decennale della scomparsa del grande avvocato nerazzurro. Chi, del resto, meglio dell’avvocato Peppino Prisco, uomo della società nerazzurra per mezzo secolo, poteva raccontare la passione, mai divenuta storia, ancor meno matrimonio, tra Silvio Berlusconi e l’Inter, che un debole per la Beneamata lo ha sempre avuto? Una vicenda raccontata dall’avvocato con intelligenza, arguzia e ironia. Il suo inconfondibile stile. Sul Guerin Sportivo di maggio, in edicola in questi giorni, come dichiarato poche ore fa a Sky dal direttore del bel mensile di analisi e storia calcistica Matteo Marani, ne parlano Luigi Prisco, figlio dell’indimenticabile avvocato, e Sandro Mazzola. Più volte l’ex presidente del Consiglio Berlusconi ha ripetuto che ai Moratti è legato da affetto, perché sua madre è stata unita da rapporti lavorativi come segretaria alla famiglia ai tempi di Angelo. Un affetto che magari spingeva il giovane Silvio a seguire le vicende sportive della Grande Inter. Poi, le cose sono andate diversamente, forse suggerite dalla storia calcistica della città. L’Inter passa da Fraizzoli a Pellegrini nel 1984, il Milan, nel 1985, è acquistato da Berlusconi. Nel 1995 l’Inter torna alla famiglia Moratti, un cerchio che non poteva non chiudersi.
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