Alberto Zaccheroni era sulla panchina della Lazio in quel famigerato 5 maggio 2002. Tuttosport lo ha intervistato per parlare di un altro decisivo Lazio-Inter, quello di domenica sera.
Zaccheroni, che tipo di partita faranno le due squadre?
"La partita della Lazio riesco a immaginarmela. Quella dell’Inter no".
In che senso?
"L’Inter è indecifrabile. E’ una costante della sua storia. Non sai mai cosa farà. Questa stagione lo ha confermato. Un’andata da prima in classifica. Un ritorno completamente diverso. Vedo le espressioni di Luciano a bordo campo: ogni tanto rimane a braccia aperte. Sembra che anche lui osservi quella componente imperscrutabile della storia dell’Inter. E so di cosa parlo".
Si riferisce alla stagione 2003-04?
"Sì. Arrivo al posto di Cuper con la squadra 9ª in classifica: fermiamo sullo 0-0 la Roma di Capello capolista e un mese dopo andiamo a vincere a Torino con la Juventus. Ma poi arriva un black out da Inter. Ma alla fine chiudiamo quarti. Gli alti e bassi che tornano sempre. E’ successo un anno fa con Pioli e adesso con Spalletti. Ma non so dire perché. Bisogna esserci dentro".
Può incidere il fatto che la Lazio abbia giocato 17 partite ufficiali più dell’Inter da agosto?
"Può contare. La Lazio sta pagando anche questo fattore. I giocatori non sono brillantissimi. Ma non mi sembrano scarichi".
Le due squadre si equivalgono?
"La Lazio è più squadra. Si vede dalla costanza di rendimento. Dipende anche dal fatto che l’allenatore è lì da più tempo. Hanno una fisionomia ben precisa con centrocampisti che fanno male inserendosi, come Parolo e Milinkovic-Savic. Simone ha costruito il suo gioco su ripartenze micidiali. Luciano invece è arrivato la scorsa estate e non ha potuto incidere molto sulla campagna acquisti. L’Inter non ha ancora trovato l’equilibrio giusto per essere del tutto affidabile".
Anche individualmente la Lazio è superiore?
"No. A centrocampo la Lazio ha ottimi giocatori. Ma anche l’Inter ha trovato soluzioni interessanti come Brozovic. Mi sembra che siano tutti contenti per il rendimento del croato. E in difesa De Vrji è molto forte. Ma Skriniar e Miranda non sono gli ultimi arrivati".
A proposito di De Vrji, deve giocare contro la sua futura squadra?
"Simone deve decidere in base alla personalità del giocatore. A vederlo in campo, sembra uno bello tosto. Faccio fatica a pensare che un calciatore vada in campo contro gli interessi della propria squadra. Io feci giocare Bierhoff già sapendo che sarebbe andato al Milan".
Tutti tornano col pensiero al 5 maggio 2002.
"Quella è una storia a sé. Se si rigiocasse un milione di volte quella partita, vincerebbe sempre l’Inter. E’ stata una lunga lista di dettagli. A partire dall’arrabbiatura di Poborsky quando sentì i fischi del pubblico laziale dopo che lo speaker scandì il suo nome annunciando le formazioni. Mi guardò con l’aria incredula: “Ma cosa ho fatto a questa gente?”, era il senso della sua espressione. Andò in campo e giocò alla morte attaccando anche i retropassaggi. Non l’aveva mai fatto. Ma bastava vedere i giocatori dell’Inter al momento di scendere dal pullman. Ero seduto su una panca insieme a Nello Governato. Ci siamo subito accorti che erano troppo rilassati. Le partite così, se prendono una linea precisa fin dall’inizio, vanno come devono andare. Ma se succede un imprevisto, non le raddrizzi più. Ci ho ripensato tante volte: se anche avessi ritirato la squadra all’intervallo, i giocatori dell’Inter non avrebbero avuto la forza di spingere il pallone in rete. Non succederà mai più niente di simile".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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