"La forza maggiore di Antonio Conte resta Antonio Conte". Lo scrive Matteo Marani oggi su Tuttosport. "La sua energia, l'idea feroce di calcio, una coerenza quasi monastica che l’ha portato in carriera a dare precedenza sempre al merito rispetto al nome. Ricordo Giaccherini, trasformato in campioncino, o Bastoni, promosso titolare al posto di Godin. Pure Barella, Lautaro Martinez e Lukaku, fortissimo sempre, ma adesso più uomo squadra e reparto ambulante da solo - sottolinea Marani -. Per questa ragione, Conte deve giocarsi le sue carte in campionato con le proprie idee, lasciando stare se qualcuno alza il sopracciglio rispetto al gioco e se usa la parola contropiede in modo sbagliato. La squadra nerazzurra è stata superiore per possesso palla a tutte le avversarie sin qui incontrate. Il 60% con Fiorentina e Lazio, idem nel derby, ancora il 66% nel primo tempo contro il Genoa. Ma quando l’Inter aumenta la verticalità, per assurdo abbassando il dominio del match, diventa una macchina più potente di quando giostra e controlla".

"In quella sostituzione fra Eriksen e Barella c’è molto della spiegazione del successo di ieri, primo dopo due partite sbagliate, ma c’è soprattutto la rappresentazione netta, plastica, dell’Inter vincente. Non è colpa di Eriksen, che è un ottimo giocatore, e non è un fallimento di Conte, che forse ed erroneamente tale lo sente. In realtà mi sembrano due linee destinate a correre su binari diversi. Le occasioni date al danese sono state tante: 12 partite dal primo minuto concesse un anno fa, le ultime due giocate dall’inizio, sia contro il Borussia che contro il Genoa. Discrete cose, qualche buon passaggio, ma nulla di davvero determinante al momento. Volete mettere come è stata affamata la squadra con Vidal, Barella e Brozovic nel cuore del gioco?", si domanda Marani.

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Sezione: Rassegna / Data: Dom 25 ottobre 2020 alle 11:10 / Fonte: Tuttosport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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