Inter poco squadra, e così un Genoa ordinato - senza fare chissà cosa - vince la partita. "È sulle corsie esterne che Ballardini imposta la partita - spiega la Gazzetta dello Sport -. L’allenatore del Genoa piazza tre centrali difensivi che accettano quasi sempre l’uno-contro-uno e in questo modo libera Rosi sulla destra e Laxalt sulla sinistra. Le scorribande dei due laterali sono velenose per la retroguardia nerazzurra che viene spesso presa d’infilata. Candreva non segue Rosi e lo consegna a D’Ambrosio, il quale però deve far fronte anche a Bessa che si allarga in quella zona. Si crea così una superiorità numerica che il Genoa sfrutta arrivando al cross o al tocco ravvicinato, tra le linee, a Pandev che ha il compito d’imbeccare la prima punta Galabinov. L’Inter boccheggia perché non ha la forza per accorciare le marcature in mezzo al campo e perché i due mediani (Vecino e Gagliardini) sono troppo bloccati.

Borja Valero, inoltre, passeggia e non riesce a prendere il tempo a Bertolacci che è il fulcro del gioco genoano. Ovvio che, con un simile spartito, i nerazzurri fatichino a produrre una musica piacevole. Molto più logico, in situazioni del genere, sarebbe spostare Borja Valero davanti alla difesa, in posizione di regista classico: perlomeno si potrebbe cominciare l’azione dal basso e, attraverso il fraseggio, arrivare nella metà campo avversaria. Ma Spalletti insiste con il trequartista, anche se questi non riesce a trovare la posizione giusta, e non ha l’energia per «strappare» e vincere i duelli nella zona calda. Il risultato è che gli attaccanti dell’Inter non hanno un pallone giocabile. Gli unici suggerimenti che ogni tanto arrivano piovono dall’alto sotto forma di cross. Come si può pensare di essere pericolosi con questa strategia?".

Sezione: Rassegna / Data: Dom 18 febbraio 2018 alle 10:12 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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