In un'intervista rilasciata a La RepubblicaSergio Conceiçao parla da doppio ex di Lazio-Inter, tornando indietro nel tempo, agli anni da calciatore. Partendo dal 5 maggio 2002 e dalla delusione patita insieme ai compagni in nerazzurro, compreso Ronaldo. "Fu un momento durissimo per entrambi. Eravamo in panchina, uno al fianco dell’altro. Ci dicemmo cose che restano fra noi. Siamo rimasti amici, come tanti altri compagni all’Inter, da Cordoba a Zanetti, fino a Materazzi".

"Chi vince domani? Il mio cuore batte un po’ più per la Lazio, la squadra con cui ho vinto di più da calciatore. Sono arrivato a Roma per sostituire Diego Fuser, gran giocatore. All’inizio la gente mi chiamava Flavio, confondendosi con l’altro Conceição, che all’epoca giocava al Deportivo La Coruña. Io mi arrabbiavo. Poi ho avuto modo di farmi conoscere e alzare trofei: scudetto, Coppa Italia e Supercoppa italiana ed europea. Cosa ci mancò in Champions? Sbagliammo una partita, nei quarti a Valencia. In quel torneo basta poco. Ed è un rammarico, perché eravamo forti. Avevamo un grande allenatore come Eriksson, che teneva unito uno spogliatoio pieno di personalità forti. Molti oggi sono allenatori e manager: Stankovic, Nedved, Simeone, Almeyda, Verón, Nesta. E c’era il mio amico Mihajlovic".

"Il sigaro a Riad? L’ho sempre fatto, per ogni trofeo in carriera. Non volevo fare il “Conceição show”, ma solo qualcosa che mi venisse naturale. Qui in Arabia, peraltro, ai sigari mi sono ancor più affezionato. Ne ho una scatola fornitissima. Il vino non è permesso. È l’unico sfizio. Se mi piacerebbe tornare in Italia ad allenare? Per l’Italia provo grande affetto. Ho tanti amici e alcuni dei miei figli sono nati in Italia. Ho vissuto la serie A quando era il torneo più bello del mondo. Ora le cose sono cambiate, ma allenando in Italia ho imparato molto: in carriera ho avuto contatti con vari club italiani, ma niente nomi".

Sezione: Rassegna / Data: Mar 12 maggio 2026 alle 08:56
Autore: Antonio Di Chiara
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