La sera del 6 febbraio, con Arianna Fontana e Federico Pellegrino che porteranno con orgoglio la bandiera italiana, si terrà la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina, il momento fatidico per il quale Milano è stata oggetto di cantieri e impianti ‘requisiti’ e per il quale fino a qualche giorno fa si è corso il rischio di vedere una sfida di campionato giocarsi addirittura in Australia. Una data importante, che segnerà inevitabilmente un prima e un dopo nell’impiantistica sportiva del capoluogo lombardo: nell’immediato, una volta conclusi i Giochi, Milano avrà in eredità ben tre strutture indoor di primo livello, dallo storico Forum di Assago al nuovo PalaItalia di Santa Giulia, fino al Live Dome figlio della ‘fusione’ dei padiglioni 13 e 15 della FieraMilano, maxi impianto da 45mila posti che sarà la nuova, avveniristica casa per eventi indoor di ogni genere, sportivi e non.

Ma la data del 6 febbraio segnerà inevitabilmente un prima e un dopo anche quel che riguarda San Siro, perché l’inaugurazione dei Giochi invernali segnerà il raggiungimento dell’ultimo chilometro della lunga e gloriosa storia dello stadio dedicato a Giuseppe Meazza. Da quel giorno, infatti, partirà una doppia linea temporale che segnerà il tramonto dello storico stadio e l’arrivo della nuova casa di Inter e Milan, l’obiettivo tanto desiderato in particolare dai rossoneri ma al quale anche in casa nerazzurra guardano ormai con particolare fremito e attesa. E proprio in questo 2026 verrà posta la prima pietra miliare di un cammino che nel giro di quattro anni almeno porterà alla nascita della nuova arena. Il tutto in un tragitto che durerà comunque ancora parecchi anni, e che potrà dirsi concluso solo a rigenerazione dell’area dell’attuale stadio avvenuta, finestra sul 2035 stando alle prime previsioni.

Ma è nel 2026 che, come detto, sarà compiuto il primo passo: quest’anno, infatti, è attesa la presentazione del progetto firmato da Norman Foster e dallo studio Manica del nuovo stadio da 71.500 posti con due anelli inclinati per una visibilità ottimale, con un’attenzione particolare promessa per temi sempre attuali come sostenibilità, accessibilità e inclusione. L’attesa è tanta, forse già troppa: perché non si possono dimenticare molto facilmente gli anni persi tra dibattiti, tentennamenti, dichiarazioni di ogni tipo, proteste, maratone estenuanti fino al definitivo sì alla vendita dell’area da parte del Comune ai due club, peraltro non priva di retaggi polemici se non addirittura di promessi strascichi giudiziari.

È un’attesa che ha mangiato un po’ tutti, in questi anni persi dietro a tutte queste chiacchiere mentre praticamente in tutto il mondo sul fronte degli stadi si viaggia a velocità tripla e gli impianti nuovi nascono un tot all’anno, e con un Europeo 2032 che è forse più vicino di quanto si pensi e di fronte ai ritardi palesati dall’Italia a fronte di una Turchia già praticamente pronta qualcuno starà molto probabilmente già borbottando. Pertanto, ora che la situazione si è sbloccata e che si viaggia nella tanto agognata direzione, è bene forse nutrire qualche attesa in più in merito a questo stadio nuovo.

C’è da augurarsi che quello che andrà a sorgere sia sì un impianto di nuova generazione ma che non sia uno stadio che segua la scia di tanti altri impianti costruiti in questi anni; in Italia intorno a questo discorso si sono persi già tantissimi anni e sarebbe un peccato avere sprecato tutto questo tempo per vedere una specie di fotocopia di mille copie già viste. È legittimo aspettarsi uno stadio che possa magari aprire invece una via italiana ad una nuova generazione di impianti, con soluzioni avveniristiche finora inedite, magari anche sorprendenti, nel panorama internazionale. Magari che incorpori in sé una funzione che apra le porte anche ad altri eventi sportivi e non, volendo più innovativa di quanto studiato per il Santiago Bernabeu.

Fantasia? Utopia? Fantascienza? Forse sì, ma dietro a questi voli pindarici c’è comunque una realtà incontrovertibile, quella di un’Italia che di impianti nuovi ha maledettamente bisogno e che da anni nicchia troppo sulle sue ataviche incertezze. E non sembra poi così lontano il giorno che il conto di tutto questo, anche salato, possa arrivare ineluttabile. E al quale nessuno potrebbe dare nemmeno lontanamente un dieci…

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 02 gennaio 2026 alle 22:10
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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