Lunga intervista per Javier Zanetti, capitano dell'Inter, al quotidiano argentino La Nacion: Pupi, intervistato dal giornalista locale Cristian Grosso, annuncia il suo passo d'addio al mondo del calcio, ripercorrendo i momenti salienti della sua lunga e gloriosa carriera. Ecco le parole di Zanetti:
Perché hai deciso di ritirarti adesso?
"Perché sento che è arrivato il momento giusto per farlo. Perché il calcio mi ha dato tantissimo e io mi sono goduto ogni attimo. Perché dopo l'infortunio al tendine d'Achille dello scorso aprile, volevo dimostrare di poter tornare comunque ad essere competitivo e ci sono riuscito. Mi sento completo e realizzato: ritirarsi a 41 anni è una sensazione impagabile. Per me è una cosa che ha un valore immenso, e ora è arrivato il momento giusto".
Hai paura del giorno dopo?
"No, paura no. Sicuramente mi mancheranno certe cose, certi aspetti della routine da calciatore, i momenti negli spogliatoi e soprattutto la competizione. Però penso che la paura deve averla chi non sa come occupare il nuovo tempo libero, e per fortuna io questa questione l'ho risolta. Chiaro che niente sarà più come prima, però sono già pronto perché proseguirò nel mondo del calcio e questo mi manterrà vivo".
Sarai un uomo da giacca e cravatta?
"Spero che non sia necessario. Sognavo di finire la carriera all'Inter, a casa mia, e ci sono riuscito. E' stata una scelta di vita quella di chiudere la carriera in Italia, e da adesso, nelle funzioni di manager sportivo, cercherò di essere utile alla squadra anche fuori dal campo. Si aprirà un nuovo mondo per me, e ciò mi entusiasma. Ci saranno mille cose da fare".
Quando pensi di farti trascinare dalle emozioni?
"Sabato ci sarà la partita contro la Lazio, e anche se la Curva Nord sarà chiusa per i cori razzisti, ci sarà comunque tantissima gente che starà preparando qualcosa. Quando finirà la partita contro il Chievo, poi, sono sicuro che mi passerà tutta la carriera davanti. Mia madre, mio padre, mia moglie, i miei tre figli, tutta la gente che mi ha sostenuto. Chissà come mi lascerò andare..."
Quali partite rigiocheresti nella tua carriera?
"Due, una per godermi ancora il momento l'altra per cambiare il destino. Tornerei a giocare la finale Champions del 2010, per rivivere la notte magica del Bernabeu. E darei tutto per rigiocare la partita contro la Svezia, quella che ci costò l'eliminazione dal Mondiale in Giappone".
Cosa ti sorprende maggiormente della tua carriera?
"I numeri, le statistiche. Vedere che ho giocato 1112 partite, che sono quarto nella tabella di tutti i tempi e che quelli davanti a me sono portieri, che sono l'unico argentino ad aver giocato oltre mille partite, che sono lo straniero ad aver giocato più partite in Serie A e solo Paolo Maldini ha più partite giocate di me. Che nessuno ha giocato in un club più di me all'Inter e nella Nazionale. A volte mi chiedo: 'Ma davvero ho fatto tutto questo?', poi mi riempio d'orgoglio".
Anche in Argentina ti senti riconosciuto?
"Sì, anche in Argentina sono ben valutato, anche se ci è voluto un po' di più. Ma anche al mio Paese ho sempre ricevuto tanto affetto. Forse ho ricevuto troppe critiche da una parte della stampa. Sono stato un campione lontano dall'Argentina e di questo la gente mi è riconoscente. Mi vedono ome uno che ha lasciato sempre una buona immagine del suo Paese ovunque fosse andato, che ho reso onore ai colori dell'Argentina. E poi, al di là dei risultati ottenuti, io ho voluto sempre giocare con la maglia del mio Paese, pur non avendo vinto titoli non ho mai voluto scegliere in quali periodi andare e in quali no".
I tre tuoi migliori compagni di sempre?
"Ronaldo, Messi, Baggio"
I tre avversari più duri mai affrontati?
"Giggs, Kakà e Zidane".
Ti ritieni un esempio?
"Speriamo, non so se definirmi un esempio, potrei passare per vanitoso. Però spero che chiunque possa trarre qualcosa di positivo ripercorrendo la mia carriera da calciatore. Specialmente per il modo in cui mi sono costruito la carriera".
Ti capita di arrabbiarti?
"Sì, più spesso di quanto la gente possa immaginare. Ma anche nei momenti spiacevoli si possono vedere le cose migliori".
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