Il 31 ottobre è una data molto particolare per la tradizione anglosassone: è il giorno - o meglio, la notte - di "Ognissanti". Questa ricorrenza risalente, pressapoco, all'Alto Medioevo in paesi quali l'Irlanda e l'Inghilterra trova linguisticamente il proprio etimo nell'antico scozzese "All Hallows' Eve", traducibile in italiano come "Vigilia di Ognissanti". Al netto delle origini storiche e linguistiche di questa tradizione tanto popolare nel mondo anglofono, è noto ai più - per non dire a tutti - come sia consuetudine per i festanti conciarsi, travestirsi, truccarsi e via dicendo nei modi più bizzarri e disparati. La conditio sine qua non è che il tema del camuffamento, qualunque esso sia, deve risultare inerente al mondo del macabro, dello spaventoso, dell'occulto, a quello dei morti o, in ogni caso, a quello del brivido. Quale miglior occasione, dunque, per sbizzarrirsi e dare sfogo alla propria oscura creatività? Ecco, peccato che questa data i malcapitati tifosi dell'Inter negli anni venturi la assoceranno, coerentemente con il concept della nottata, a una serata da incubo: l'ennesimo derby perso contro il Milan. Il quarto di fila. 

Capitolo IV di una saga horror senza fine 

Di famose saghe di film horror suddivise su più capitoli ce ne sono a bizzeffe: quella de "La bambola assassina", quella di "Scream", quella di "Venerdì 13" et cetera. Molto sinistramente, al 2017 - senza considerare un criticato reboot - sono esattamente sette i capitoli della saga incentrati sulla psicotica e spietata figura di Chucky, un simpatico bambolotto il cui passatempo preferito è niente meno che quello di strangolare indistintamente sventurati esseri umani a destra e a manca. Dicevamo: sette capitoli della saga. Non vi ricorda nulla? È presto detto: prima delle scorse ore era il numero di derby susseguitisi negli ultimi due anni - dal 22 aprile 2024 a questa parte - senza che l'Inter riuscisse a portare a casa indenne il bottino pieno contro i cugini milanisti. Un climax ascendente di urli di sofferenza che miete vittime a ogni nuovo film di questa collana. I nerazzurri sono cascati ancora nel tranello e nuovamente sono costretti a soccombere alle angherie di un essere spietato e apparentemente insuperabile come il Diavolo. La triste e raccapricciante storia del Biscione è arrivata alla propria ottava pagina perché il 3-1 delle scorse ore non ha lasciato scampo a Chivu e adepti, azzannati senza pietà dalla bestia rossonera. Qualcuno scriva al buon Don Mancini - creatore del malefico personaggio in plastica - di aggiornarsi: c'è un ottavo film da dedicare alla Beneamata. Sì, sono otto stracittadine consecutive senza vittorie per il club di viale Liberazione. 

Barella premiato ai Razzie Awards 

Di partite brutte giocate da Nicolò Barella da quando nel lontano luglio 2019 ha deciso di prendere casa nella "City" ne abbiamo dovute sopportare tante. Si diceva "transeat, è spesso tra i migliori e tra quelli che si sbattono di più". Il che è vero, anzi verissimo, e lo sarà anche dopo questo derby perché il valore del cagliaritano è inestimabile per questo organico perché tutti ne conosciamo le abilità indiscutibili e la sua totale devozione alla causa. Detto questo, la sua recente prestazione contro il Milan è risultata così globalmente agghiacciante da meritarsi di diritto un "premio". E non uno qualsiasi. Il centrocampista sardo è di diritto insignito del Razzie Award (riconoscimento annuale per "premiare" gli attori, gli sceneggiatori, i registi, i film e le canzoni peggiori della stagione cinematografica precedente, ndr) per la peggior partita in assoluto della sua stagione, e forse della sua intera militanza neroblu. Poco di tutto in questa sua sceneggiatura: trame carenti, regia debole, scelte nello sviluppo illogiche e confusionarie e narrazione affannosa e inutilmente ipercinetica. Il colpo di grazia su un incontro nato male e finito peggio è proprio il suo: un fallo scellerato, inutile e ingiustificabile a ridosso dell'area di rigore che permette di dar risalto alle qualità balistiche di Diego Moreira. Questo è stato Barella nella stracittadina meneghina: un giocatore che, con filmica allegoria, dovrebbe rifarsi a Christopher Nolan ma che stanotte è si è reincarnato nel biasimevole Ed Wood, regista statunitense vissuto tra gli anni 20' e 70' e definito da molti addetti ai lavori  come "il peggior cineasta della storia" per lo stile cinematografico approssimativo e a bassissima qualità tecnica. 

Chivu in versione "Dracula morto e contento"

Chiunque si definisca appassionato di film comici certamente conoscerà l'eccentrico regista e attore statunitense Mel Brooks, al secolo Melvin Kaminsky. Tra le sue opere più note si ricordano i memorabili "Frankenstein Junior", "La pazza storia del mondo" e "Balle Spaziali", riuscitissime parodie diventate icone del cinema degli anni '70 e '80. Il suo ultimo film come direttore è però "Dracula morto e contento", versione ironica del romanzo "Dracula" di Bram Stoker. Il film fu un totale insuccesso di critica e di pubblico e chiuse mestamente la carriera di Brooks. Il protagonista del film è un Leslie Nielsen ingaggiato per interpretare il bizzarro vampiro transilvano protagonista della storia. Nonostante le grandi capacità attoriali e comiche del compianto attore canadese, il suo personaggio - pur considerato il contesto parodistico - risultò privo di mordente e con pochi spunti positivi. In sintesi: un vampiro che non morde è un vampiro fallito. Questa definizione sembra calzare a pennello per l'odierno "vampiro" di casa nerazzurra, ovvero mister Cristian Chivu. Il tecnico romeno parte per la tangente sorprendendo tutti con una formazione che fa storcere naso, occhi, orecchie e chi più ne ha, più ne storca: il solo Thuram a guidare l'attacco, Spence sulla destra, Sucic in una fallimentare posizione di trequartista e un Barella purtroppo impresentabile che, parafrasando il buon Nicola Roggero, "esce con 82' di ritardo". A questo si aggiunge un francamente incomprensibile ritardo nel mettere mano alla panchina per provare a ribaltare il banco, o almeno dare la parvenza di volerlo fare. Risultato? Error 404: la squadra non gira, è lenta, prevedibile, senza spunti e totalmente ammansita a livello di ritmo e intensità. Nessuno che morde e nessuno che succhia sangue. Nemmeno il "vampiro" ex Parma sembra aver affilato i canini in una sfida che, dopo due sconfitte su altrettanti derby, sarebbe dovuta essere il segnale della propria resurrezione. Ma il detto parla chiaro: "non c'è due senza tre". Certo, il maligno virus che ha messo kaputt Bonny, Pio Esposito, Provedel e che sembrerebbe aver intaccato la salute di altri elementi interisti non ha di certo agevolato il compito dell'eroe del Triplete, ma la sensazione predominante è che in questa serata Chivu abbia preso un solare abbaglio. E sappiamo tutti che cosa succede quando un "vampiro" viene esposto alla "luce del sole". 

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 01 novembre 2026 alle 08:00
Autore: Carlo Alberto Gamba
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