La mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali per la terza edizione di fila punta dell'iceberg di un sistema pieno di problemi come quello del nostro calcio. Da questa considerazione parte il disegno di legge sulla riforma del calcio italiano, presentato dal senatore di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi, che Calcio e Finanza ha visionato in anteprima. Il DDL mira a rendere il calcio italiano più sostenibile economicamente senza ricorrere ad aiuti pubblici, favorendo lo sviluppo dei vivai e la crescita dei giovani italiani, oltre alla costruzione e il miglioramento degli stadi e dei centri sportivi e ad una maggiore solidità finanziaria dei club.

Nuovi introiti da giovani e scommesse

Una delle novità più importanti riguarda la ripartizione dei ricavi televisivi, che andrebbe ben oltre i criteri dell'attuale Legge Melandri. In buona sostanza, tra i parametri indicati per operare la spartizione dei proventi entrerebbero anche l'impegno nella formazione e negli investimenti nei settori giovanili, oltre alla sostenibilità economica. Verrebbero anche introdotti incentivi economici per i club che schierano Under 23 italiani e sgravi contributivi per i giovani calciatori professionisti nei primi anni di carriera. Inoltre, sarebbe finalmente accolta la richiesta del prelievo del 2% sulle scommesse sugli eventi sportivi più volte avanzata dagli stakeholders. Le risorse sarebbero destinate soprattutto a vivai, impianti sportivi e centri federali, con particolare riguardo al calcio femminile. È previsto inoltre un fondo per le attività di contrasto alla ludopatia.

Agenti, si tira la cinghia

In chiave mercato, il disegno di legge propone anche la creazione di un fondo di garanzia per le operazioni, allo scopo di limitare i casi in cui i club acquistano giocatori senza avere effettivamente le risorse per onorare gli impegni economici, cercando quindi di ridurre insolvenze e contenziosi.Il testo propone anche una riduzione dell'incidenza economica delle commissioni agli agenti sportivi. L'intenzione è contenere i costi del sistema e limitare alcune dinamiche speculative del mercato dei trasferimenti, oltre a degli sgravi sul regime contributivo e assicurativo dei calciatori professionisti.

Cura snellente per il calcio pro

Altro punto molto discusso è la riduzione del numero delle società professionistiche. La bozza prevede un limite massimo di circa 80 club professionistici da redistribuire tra le varie categorie, con l'obiettivo di concentrare le risorse e ridurre la frammentazione del sistema. L'idea è che oggi esistano troppe società economicamente fragili per sostenere il professionismo.

Sezione: News / Data: Ven 05 giugno 2026 alle 14:21
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.