Nella lunga intervista rilasciata a DAZN nel corso dello speciale "La migliore versione di noi", l'allenatore dell'Inter ha parlato come un fiume in piena anche del linciaggio mediatico partito per il derby d'Italia e continuato fino a fine stagione contro Alessandro Bastoni. "La chiave che ho utilizzato in un momento più difficile? Prima di tutto l'ho difeso, ecco. Per me la cosa più importante era quello", ha prontamente risposto Cristian Chivu che tra una parola e l'altra si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe, ora a bocce ferme.
"Per tutto quello che vedevo, sentivo e soprattutto dopo la partita. Io mi prendo quel tempo di mezz'ora prima di arrivare da voi a fare un'intervista dove un po' mi pulisco le mie idee e inizio a capire quello che voglio trasmettere. Quella lì era una serata particolare, per quello che avevo detto io il giorno prima in conferenza stampa, per quello che era accaduto... perché mi era capitata la situazione peggiore che un allenatore poteva affrontare, soprattutto dopo quelle che erano le mie parole prima, ma non perché lui aveva bisogno di essere difeso ma perché quello che si era generato a livello mediatico. Le trasmissioni sportive post-gara andavano subito in una direzione che a me non stava bene perché attaccavano un giocatore. Erano partiti da una simulazione, che era una simulazione, e poi sono arrivati a tirar fuori anche l'esultanza. Bisogna capire due cose. Per quanto riguarda la simulazione, lui non aveva colpe. È colpa di un protocollo VAR che non poteva intervenire. Poi la mano, io continuo a dirlo, Kalulu, verso Ale, la allunga: il tocco è leggerissimo, e questo l'avevo detto anche prima, e dovevo andare a dire quello che vedevo" ha detto prima di parlare senza veli.
"Quello che a me non piaceva è che nessuno, ed erano tanti ex colleghi, ex giocatori, riusciva a mettere in mezzo le emozioni di una partita, quello che vuol dire giocare un Inter-Juve in quelle condizioni, quello che è il lato emotivo portato a livelli altissimi e in cui ogni cosa, ogni piccolo dettaglio, secondo me fa la differenza. E lì ero un po' arrabbiato perché si andava in una direzione dove il mio giocatore era messo in piazza dove tiravano dei sassi, una cosa che è successo anche mesi dopo e ha continuato e continua tuttora" ha continuato prima elogiare il suo 95 come giocatore e come persona: "Ale è un ragazzo intelligente, forse uno dei ragazzi più intelligenti che io ho incontrato nella mia vita in questo mondo del calcio, perché ha una sensibilità a parte, ha un'intelligenza a parte che rispecchia quello che è lui come persona, come uomo. Però il campo è tutta un'altra cosa e lui aveva capito che era l'importanza di quella partita, quello che rappresenta lui per il mondo Inter".
Senza mezzi termini per la gogna mediatica contro Bastoni
"Poi ha dovuto subire una gogna mediatica senza precedenti perché, lo devo dire: io non ho mai visto una cosa del genere. Non è stato semplice da gestire. Quello che ho scelto io è schierarmi dalla parte del giocatore, dalla parte della mia squadra, dalla parte di quello che rappresento. Avevo capito che determinate cose, certi valori che voglio trasmettere in questo mondo è meglio che li lascio perdere, è meglio che inizi a pensare a quello che voglio dai miei giocatori e quelli che sono i nostri obiettivi perché a un certo punto devi accettare il fatto che è un mondo speciale e ti devi adattare perché se no ti mangiano i lupi. Ma quello che non volevo perdere era la credibilità e la stima dei miei giocatori, perché in fondo quello che conta sono loro, non è quello che si dice intorno, ma sono quelli con cui io lavoro, quelli che mi guardano, mi ascoltano e cercano di darmi quello che io chiedo. Il messaggio ricevuto da Ale Bastoni, la mattina dopo, per me vale più di ogni cosa nel mondo, non lo posso raccontare. Io ho cercato sempre di confortarlo un po', ho cercato di dargli fiducia e di fargli capire che quello che conta è la stima dei compagni, è la stima del mondo in cui lui si trova, con cui lavora, perché in fondo la cosa più importante è quella. Nascondere determinate cose non è semplice. Lui ha cercato di nasconderle e io avevo capito perché noi avevamo capito come staff che era un momento non facile. Poi, sai, un episodio negativo non viene mai da solo. Arriva una valanga di cose che ti succedono, di tutto in quel periodo. Ha avuto l'infortunio nel derby, che non si è ripreso, poi è andato in Nazionale e anche lì è successo quello che è successo. Però quello che conta è che lui la faccia l'ha sempre messa. È più facile scappare, è più facile girarti, voltarti, andare, metterti a parte e dire 'in questo momento non me la sento, o sto male, o non sto bene, quindi aspetto il tempo che passa per poi rimettermi in gioco'. Invece lui no. Tutto il gruppo Inter e sono convinto, poi lo so per certo, che anche in Nazionale tutta la squadra ha apprezzato quello che lui ha messo a disposizione, nonostante era un periodo... Lui veramente è andato in Nazionale con le stampelle. Perché ha avuto con noi dieci giorni in cui non riusciva ad appoggiare il piede per terra, ma lui la faccia l'ha messa, è andato là, si è messo a disposizione del gruppo, poi la scelta di un allenatore che decide che lui deve giocare. Ma la cosa bella è che hanno sempre saputo trovare la parola giusta, il gesto giusto nei confronti di di un ragazzo in difficoltà e Ale aveva bisogno e ha sentito tutto l'affetto, tutta la riconoscenza e l'amore nei suoi confronti".
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