Un flop di dimensioni epocali. Il calcio italiano dice addio alla quinta squadra in Champions League dopo appena una stagione di esperienza. Ma conti alla mano non si è meritato sul campo questo regalo, che sicuramente influirà sul ranking. Al netto di un girone unico in cui il Bologna ha salutato subito, solo l'Inter è riuscita a ottenere, anche in scioltezza, un posto nella top 8 che garantiva l'accesso diretto agli ottavi della competizione. Atalanta, Milan e Juventus invece, per propri demeriti, si sono guadagnate un playoff. Accoppiamenti tutt'altro che insostenibili, se si pensa che i bergamaschi hanno pescato, da noni, il Bruges 24esimo; i rossoneri, 13esimi, si sono ritrovati contro il Feyenoord, 19esimo; i bianconeri, appena 20esimi, contro il PSV Eindhoven, 14esimo (e poteva andare peggio). Insomma, gli ingredienti per passare il turno, compreso un mercato di gennaio finalizzato a ridurre o cancellare gli errori estivi, c'erano tutti.
Invece le nostre tre rappresentanti hanno toccato con mano cosa significa fallire la top 8. Perché pur essendo sulla carta superiori a ognuno degli avversari affrontati, nel doppio confronto sono emersi dettagli che hanno portato al tonfo europeo: stato di forma, episodi, assenze o semplicemente approccio sbagliato alle sfide, come se una qualificazione fosse un atto dovuto e non meritocratica. L'Atalanta paga a caro prezzo la partita di ritorno, dopo aver metabolizzato il furto arbitrale di una settimana prima: chiudere il primo tempo al Gewiss Stadium sotto 0-3 contro il Bruges lascia pochi margini di recriminazione, pur in una serata stregata dal punto di vista offensivo (pali come se piovesse, super Simon Mignolet e il tanto discusso rigore fallito da Ademola Lookman). Il Milan si è fatto del male da solo, regalando al Feyenoord il gol decisivo della gara d'andata (paperona di Mike Maignan su Igor Paixao) e pagando a carissimo prezzo l'ingenua espulsione di Theo Hernandez in una partita che stava già vincendo e aveva in totale controllo. Aggravante non da poco, il fatto che la squadra di Rotterdam fosse in piena emergenza per le numerose assenze. A chiudere la due giorni da incubo la Juventus, incapace di difendere a Eindhoven il prezioso 2-1 di Torino e travolta letteralmente dalla dinamicità e dalla qualità del PSV, guidato da un immarcescibile Ivan Perisic: sconfitta più che meritata per quanto visto sul rettangolo di gioco del Philips Stadion.
Tutto il resto è... Inter. Così avrebbe detto il tifoso nerazzurro Franco Califano. Perché i ragazzi di Simone Inzaghi saranno gli unici a sorreggere il vessillo italiano nel prosieguo della competizione. Domani a Nyon conosceranno l'avversario agli ottavi di finale e sarà sicuramente uno dei carnefici di Milan o Juventus, ovviamente olandese. Nell'attesa, vale la pena sottolineare come le sorprendenti eliminazioni delle altre tre squadre nostrane avvalorino il percorso dell'Inter in Champions League, da troppi sottovalutato. Il quarto posto finale, a pari punti con seconda e terza ma con differenza reti peggiore, oltre a proteggere la squadra dalle criticità di un playoff (in questa fase della stagione sarebbe stato pesante da affrontare) ha evidenziato come la mentalità costruita da Inzaghi si sia rivelata ancora una volta vincente in campo internazionale. Nonostante il turn over, la squadra ha sempre risposto presente badando molto al sodo, mirando soprattutto ai punti in classifica prima che al bel gioco. Un solo gol subito (quello di Nordi Mukiele al 90' a Leverkusen), quattro vittorie per 1-0 e una sola sconfitta in un percorso ottimale, l'ideale per costruire questa classifica rassicurante. Il tutto, mantenendosi al vertice del campionato e ancora in corsa nella coppa nazionale, condizione che non tante possono vantare.
Con gli ottavi di finale alle porte, in un primo bilancio, solo l'Inter in Italia ha saputo interpretare nel modo giusto questa nuova versione della Champions League, che ha sì garantito più soldi alle partecipanti ma le ha anche costrette a disputare due partite in più che in un calendario così intasato un vantaggio certo non è. Per molte altre, anche un playoff extra di andata e ritorno che ha acuito la pressione fisica e mentale e per qualcuna è costato anche l'eliminazione. Merito dunque ai nerazzurri e al loro allenatore, che ora affronteranno un'avversaria olandese con la consapevolezza del fatto che sia PSV sia Feyenoord hanno dimostrato di poter sovvertire i pronostici, soprattutto sfidando squadre italiane.
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