Bella vittoria. Ci voleva, davvero. Vincere in trasferta la semifinale d’andata di una coppa non può che dare soddisfazione e una valida iniezione di ottimismo. Vorrei proprio evidenziare questo aspetto, perché è di serenità che questa Inter aveva tremendamente bisogno dopo l’aprile nero vissuto finora. Detronizzati dal trono scudetto pochi giorni dopo l’addio alla Champions, i nerazzurri continuano a tenere vivo il cordone ombelicale che li lega alla Tim Cup, ultimo residuo del Triplete ancora nelle loro mani. Facile sostenere che questa Roma sia a terra, che stia persino peggio, psico-fisicamente parlando, dell’avversario. Potrà anche essere vero, ma non mi interessa. Per i giallorossi è l’ultima occasione di dare un senso a una stagione deludente prima del restyling a stelle e strisce, normale attendersi una prova d’orgoglio. Non c’è stata, ma diamo merito all’Inter per aver messo la museruola al mastino capitolino, affamato di rivalsa.

È bastata una fiammata del Drago per zittire il pubblico di casa, proprio quando la testa era già negli spogliatoi per l’intervallo. Un gol favoloso, che già adesso non vedo l’ora di rivedere e riapprezzare: tecnica e potenza, tutto in una conclusione. Ma Deki (super partita, ce ne vorrebbero 11 come lui) ci ha abituati a reti per intenditori, quindi non mo sorprendo. Prendo, applaudo e porto a casa, con un pizzico di rammarico: girovagando nel lazzaretto romanista, forse si poteva razziare con maggiore cattiveria, soprattutto nella ripresa. Mi blocco al minuto 70 per dare un’idea del discorso: contropiede nerazzurro 5 vs. 3 che si conclude, a rilento, con un cross di Stankovic respinto da De Rossi. Uno spreco da non credere per il talento del gruppo nerazzurro. Giustificabile alla luce della stanchezza fisica che ha più di una volta invitato gli ospiti a non affondare il colpo, pur trovandosi davanti tappeti rossi. Se manca la forza, inutile chiedere di più.

Voglio sottolineare un altro dettaglio non da poco: è molto merito della pochezza offensiva della Roma, ma al di là della madornale palla gol sprecata da Vucinic all’8’, qualcuno si ricorda una conclusione in porta dei giallorossi? Io sì, allo scadere, destro velleitario di Taddei. Il resto è solo una miriade di buone intenzioni, ammutolite da un Lucio gladiatorio. Il brasiliano, pizzicato da qualche critica, spesso giustificata, ha sfoderato una prestazione d’altri tempi, migliorando anche il livello del compagno di reparto Ranocchia. Entrambi hanno finalmente tenuto saldo il pacchetto difensivo, soverchiando i tentativi offensivi della squadra di Montella e sterilizzandoli. Bravissimi, finalmente uno zero nella casella delle reti subite. Sono contento. Non entusiasta, perché siamo ancora convalescenti e sabato testeremo il nostro stato di salute contro un avversario in condizione (la Lazio). Ma dopo cotante delusioni, all’Olimpico ho riassaporato un assaggio di vera Inter. Bravo anche Leonardo, che ha organizzato bene la difesa impedendole di scoprirsi.

Al tecnico però, senza alcuna cattiveria, non risparmio una tiratina d’orecchie: perché ha lasciato fuori finora un giocatore come Joel Obi, in grado di entrare subito in partita imprimendo le sue qualità? Lo avete visto, appena entrato, che apporto ai compagni nel momento del bisogno? Visto come ringhiava sull’avversario di turno e come ripartiva velocemente in contropiede? Il ragazzo ha tanta benzina, al posto di Leo cercherei di sfruttarla in questo finale di stagione. Forza, ora sotto con l’altra metà di Roma: il lavoro da svolgere è ancora lungo.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 20 aprile 2011 alle 00:00
Autore: Fabio Costantino
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