Il 2019 è praticamente agli sgoccioli. Natale quasi quasi sembra un lontano ricordo. Pochi giorni ed entreremo nel nuovo anno. Colgo l’occasione per ringraziarvi per l’affetto dimostrato. Sia perché nelle Feste si è tutti più buoni, sia perché davvero mi fa piacere. 

Magari a voi non importerà nulla, quindi meglio proseguire con i doveri del buon giornalista che impone la stesura di un editoriale di livello. Per cui, visto anche il periodo, parliamo di desideri.
Ognuno di noi ovviamente nutre delle speranze e culla delle fantasie per il 2020. 

Sogni personali, ambizioni lavorative, sfizi finalmente che dovranno essere tolti. Con un comun denominatore associabile all’interista di ogni classe sociale.

Sia che tratti di un multimilionario che non sa come scialacquare i propri risparmi, o di un disoccupato in cerca di stabilità o quantomeno di una mansione che permetta di arrivare a fine mese, il desiderio associabile ai colori nerazzurri è solo uno. Quello che la propria squadra del cuore possa tornare ad alzare al cielo un trofeo o a vincere una competizione.

Diciamolo francamente: sono troppi anni che l’Inter non porta a casa qualcosa. Ed è ora di provarci sul serio. Finalmente si è passati dal “vorrei ma non posso” – associabile a mio avviso a tutte quelle rappresentative con una storia di tutto rispetto, ma con un presente tutt’altro che roseo – al “cerchiamo di arrivare sino in fondo”.
Si respira convinzione nei propri mezzi, voglia di lavorare e migliorarsi. Per un entusiasmo contagioso che coinvolge pure i supporters delle Beneamata. Quelli che oggi riempiono la Scala del calcio ogni qual volta la banda di Conte scende in campo a San Siro. Ma che si comportavano allo stesso modo anche quando le cose andavano male.

Ora io non so se l’Inter concluderà la stagione 2019-20 con zero titoli, con il Tripletino o con un trionfo più o meno clamoroso. E ovviamente il finale fa tutta la differenza del mondo. Ma intanto mi preme sottolineare come finalmente la Beneamata non si accontenti di partecipare. O, cosa ancora più grave, si permetta di snobbare gare e competizioni più o meno semplici quando in realtà in molti dei suoi elementi sono vergini di vittorie.

Si calpesta il terreno di gioco dando sempre il 100%, senza sottovalutare o sentirsi superiori a nessuno. I risultati dipendono da quello che accade sul verde. Sia in campionato che negli allenamenti settimanali.

Non è un caso che l’Inter sia prima con la Juve in Serie A e abbia conquistato 42 punti. Né che davvero si pensi a conquistare l’Europa League, senza frasi di circostanza ma per una reale volontà di essere protagonisti nel Vecchio Continente. 

Ha ragione Conte quando sostiene che i nerazzurri sono all’inizio di un percorso. Ma a differenza dei progetti degli ultimi anni, magari belli a parole ma poco supportati dai fatti, questa volta ci sono sensazioni ed evidenze di poter finalmente tramutare in realtà i desideri di ogni tifoso nerazzurro.  

Senza esaltarsi inutilmente, proprio perché ad oggi l’Inter non ha vinto nulla, e anzi, è stata pure eliminata dalla Champions League, ma con quella voglia di spaccare il mondo, di lavorare sodo per centrare nuovi successi e di voler entrare nella storia dei meneghini come base di una mentalità che pare essere finalmente ossidata in quel di ad Appiano Gentile.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 27 Dicembre 2019 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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