Meno male che mancano solo quattro partite al termine del campionato. Almeno (in teoria) la smetterò di scrivere ogni settimana che se l’Inter dovesse vincere la partita successiva, decisiva ai fini della classifica, sarebbe di fatto qualificata alla prossima edizione della Champions League.
È successo prima delle sfide contro Lazio, Atalanta, Roma e Juventus. Non ha portato particolarmente bene. Tutt’altro se si pensa che in quattro sfide casalinghe i nerazzurri hanno racimolato solo tre punti. Briciole per la classifica. Comunque utilissime in virtù dei risultati altalenanti delle rivali.
Stingi-stringi però, anzi tira-tira, la coperta è sempre più corta. Certo che tutti sono convinti di conquistare 6 punti a San Siro contro Chievo e Empoli. Ci mancherebbe. Ma per evitare un’isteria di massa collettiva e una potenziale figuraccia credo sia vitale sbancare Udine.
Non serve un’impresa. Parliamo della quartultima in graduatoria. Ok, i friulani giocheranno con il coltello tra i denti per guadagnarsi la permanenza in Serie A. Ma se ti chiami Inter, vuoi chiudere terza e meritarti di sfidare le migliori squadre d’Europa del Vecchio Continente nella prossima stagione, sconfiggere i bianconeri è proprio il minimo sindacale.
Nessuno sostiene che sia una passeggiata. Ma se i giocatori di Spalletti scenderanno sul verde con la stessa motivazione e la voglia di vincere degli avversari, a meno di: “Musso migliore in campo e para tutto”, “pali e traverse per una sfortuna, anzi per una sfiga, epocale”, “De Paul che si trasforma in Maradona e Okaka in Hulk”, i nerazzurri torneranno a Milano con i tre punti. E ipotecheranno ancora di più l’avventura nell’Europa che conta.
Un primo passo verso quella normalità che dovrebbe contraddistinguere l’Inter, ossia una società storica che punta sempre al massimo, e che non i fatti e non a parole, dimostra la propria gloria.
Successivamente si potrà pensare al mercato. Obiettivo: mettere a posto il bilancio e addio settlement agreement.
Poi ci si potrà divertire. Ora io non pretendo Messi o Mpappé, anche se quando Moratti portò Ronaldo a Milano tutti pensarono avesse speso tanto, mentre l’ex Presidente parla sempre del brasiliano come il miglior acquisto, anche a livello di ritorno d’immagine e sponsorizzazioni, della sua epoca in nerazzurro. Per quello che mi riguarda reclamo l’ingaggio di almeno un paio di top player – giocatori fatti e finiti, clamorosamente forti – e l’innesto di atleti validi e promettenti. Solo così si potrà ridurre il gap dalla Juve.
Attenzione: non è una critica preventiva all’operato dei dirigenti della Beneamata. Ma-ma-ma una sorta di richiesta alla proprietà, e ai suoi dipendenti, di rendere di nuovo il Biscione un team temibile. Rispettato. Vincente.
D’altronde Suning è un colosso vincente. Ha capitali clamorosi. Ispira fiducia e vuole, come sostenuto da Steven Zhang, “schiacciare i propri avversari”. Esattamente le caratteristiche che servono affinché torni una Grande Inter.
Si passi all’azione ora. A cominciare da sabato sera alla Dacia Arena.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 03 maggio 2019 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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