“Seconda stella a destra, questo è il cammino”. Il 23 maggio 2021 l’Inter, dopo il successo per 5-1 sull’Udinese, ha festeggiato uno scudetto vinto da settimane e meritato nel corso di una stagione in crescendo. La Coppa alzata da Handanovic in un San Siro riempito, per la prima volta dopo mesi, da mille spettatori e circondato all’esterno da altre migliaia di tifosi rappresenta un ritorno e una rivincita.
Il ritorno dell’Inter, dopo un decennio di digiuno da trofei, sofferenze e assenza di competitività. E una rivincita per chi, in quegli anni, c’era ed è rimasto. Giocatori come Andrea Ranocchia e Samir Handanovic (che è diventato il portiere con più presenze in Serie A nella storia dei nerazzurri), in parte anche Danilo D’Ambrosio, hanno vissuto gli anni dei cambiamenti societari, della grande confusione sugli allenatori, delle campagne acquisti sottotono e delle stagioni deludenti terminate con distanze abissali dalla vetta. Hanno spesso preso i fischi di uno stadio che non ha mai perdonato e che ieri avrebbero meritato pieno più di tutti, per prendere applausi e riconoscenza.
Il ritorno dell’Inter è merito soprattutto di Antonio Conte, il condottiero che ha forgiato lo spirito e la mentalità di un gruppo capace di chiudere il campionato a quota 91 punti (per la seconda volta nella storia del club vengono superati i 90 punti, dopo i 97 della stagione 2006-2007). Un girone di ritorno praticamente perfetto fatto di 16 vittorie (di cui 11 di fila), due pareggi e una sola sconfitta certifica la crescita di una squadra che ha acquisito forza e consapevolezza lungo il cammino. Un cammino che ha vissuto diverse svolte tra vittorie entusiasmanti (quelle contro Juve e Milan, spettacolari anche sul piano del gioco) e altre di forza e convinzione (su Atalanta e Napoli).
La rivincita, poi, è anche quella di giocatori come Matteo Darmian che con la sua dedizione e i suoi gol pesantissimi contro Verona e Cagliari si è meritato un posto speciale tra coloro che hanno fatto la differenza. La differenza, per prima cosa, l’ha fatta una difesa che dopo gli sbandamenti delle prime giornate ha trovato in Skriniar-De Vrji-Bastoni i tasselli di un muro diventati punto di forza.
La differenza l’hanno fatta gli esterni, giocatori-simbolo nel modulo di Conte con un Perisic trasformatosi in giocatore diligente, di sacrificio ma anche di gol, e un Hakimi capace di confermarsi top player settimana dopo settimana. Sono state spesso sue le giocate che hanno fatto la differenza e rotto gli equilibri. La differenza l’ha fatta anche il recupero di Eriksen, passato da panchinaro triste e sconsolato a faro di un centrocampo che ha avuto in Barella e Brozovic metronomi e conduttori di ripartenze, perfetti capaci anche di essere utili davanti alla difesa e di supporto alle azioni dell’attacco.
Infine, la differenza l’hanno fatta Lautaro e Lukaku: con i gol, con l’intesa, con la capacità di sacrificarsi e giocare sempre con e per la squadra oltre che l’uno per l’altro. Gli attaccanti perfetti do Conte, i terminali affidabili di una squadra che è stata criticata per il mancato bel gioco ma che, se si vanno a rivedere tutti i gol, ha saputi dar vita ad azioni da manuale, ripartenze letali e fraseggi capolavoro tra i suoi interpreti.
Una stagione che ha visto cambiare tutto quando tutto rischiava di naufragare: dopo quell’eliminazione in Champions che ha fatto pensare a molti di trovarsi davanti all’ennesima annata da buttare ma che ha compattato l’Inter su un "rischiatutto" che non prevedeva alternative: la vittoria dello scudetto capace di porre fine alla dittatura juventina durata 9 lunghissimi anni.
E adesso, dopo la festa, dopo la gioia e le lacrime e la conta di record e numeri da favola, l’Inter deve fare i conti con se stessa. Le difficoltà economiche della società, l’incontro tra Zhang e Conte, la possibilità o meno di trattenere i big: da qui passerà, nei prossimi giorni, il futuro dei campioni d’Italia tra dubbi, speranze, attese e aspettative.
“E ti prendono in giro se continui a cercarla. Ma non darti per vinto, perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te”, cantava Bennato ne L’isola che non c’è, il brano che cita la "seconda stella" per trovare il cammino. Perché il cammino di questa squadra e di questa società, nell'anno del Diciannovesimo, deve essere guidato proprio dalla luce e dal bagliore di una seconda stella da iniziare a inseguire al più presto.
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