Un occhio al recente passato. L’analisi del presente. E le prospettive sul futuro. Credo che per poter avere una visione a 360° il mio editoriale debba necessariamente vertere sulla sconfitta contro il Parma nell’ultima giornata di campionato. Sul 2-1 europeo contro il Tottenham. E chiaramente anche sulla prossima sfida a Genova.
Andiamo quindi con calma, in ordine cronologico. Partiamo dallo 0-1 contro i ducali. Anche a mente fredda nessuno me lo toglie dalla testa. La partita non l’hanno vinta gli emiliani, né tantomeno è stata persa dall’Inter. Bensì il risultato è il frutto di decisioni arbitrali gravemente insufficienti. Ferma. So già come vuoi ribattere. Che la Beneamata deve comunque e in ogni caso avere la meglio di una neopromossa. E sono d’accordo. Aggiungo anche che si debba giocare molto meglio rispetto alla prova contro Gervinho e compagni. Ma non è però che se non si schiacciano i propri avversari per 90 e più minuti allora si merita una decisione avversa. Come se fosse una punizione. O l’alibi per assecondare chi davvero ha sbagliato. Tutt’altro. La situazione è molto più semplice di quello che possa sembrare. Dimarco para, il calcio non è pallavolo o basket. Merita il rosso. Manganiello, non aiutato da Rocchi, non assegna un calcio di rigore enorme. Poi l’ex Inter segna (con un suo compagno che copre Handanovic) il gol partita. Ecco: se il direttore di gara avesse fatto il suo, nella peggiore delle ipotesi il match sarebbe finito 0-0. Magari Icardi avrebbe sbagliato il rigore. Di certo Dimarco, da espulso, non avrebbe potuto lasciar partire quel gran tiro. Col VAR non è uno sbaglio accettabile. Anzi, non sono due sbagli accettabili. Così come non lo sono i mancati rossi a Gagliardini e Stulac. In sintesi: l’Inter pur non giocando la partita della vita, aveva creato i presupposti per portarsi in vantaggio e avrebbe giocato gran parte del secondo tempo in superiorità numerica. Così non è stato ed è arrivata la beffa finale. Con un gol da annullare, da chi non doveva essere più in campo. Ditemi pure tutto quello che volete, ma il dato oggettivo è che la partita è stata palesemente condizionata.
Situazione che fortunatamente non si è replicata in Europa. Per prima cosa applausi ai 60 mila e più di San Siro, che per tutta la gara, anche con l’Inter sotto, hanno incitato i propri idoli. Complimenti a tutti loro. Se i nerazzurri hanno vinto è anche merito loro. Bravi davvero. E il discorso può essere esteso anche a Icardi e compagni, che hanno vinto con voglia, coraggio, cuore. Senza queste caratteristiche Vecino non l’avrebbe ripresa. Sono emersi gli attributi di chi voleva davvero regalare tre punti alla propria gente. È questa la squadra da seguire, a partire da sabato.
Si va a Genova, contro la Sampdoria sarà tutt’altro che facile. Ma giocando con lo stesso spirito dimostrato contro gli Spurs si può essere più che ottimisti, senza chiaramente sottovalutare l’impegno. In questo modo, magari anche con un rigore giustamente assegnato chi lo sa, si potrà tornare dalla Lanterna col bottino pieno.
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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