Nove punti di vantaggio sul Napoli a 6 giornate dalla fine sono un bottino discretamente rassicurante per l'Inter, che dopo un marzo a dir poco deficitario con 2 punti in 3 partite (più il noioso 0-0 in Coppa Italia contro il Como) è letteralmente risorta ad aprile, battendo la Roma 5-2 e il Como 4-3 nelle due partite sulla carta più complicate proposte dal calendario, le principali speranze per le inseguitrici che si sono autoescluse da sole perdendo in casa 3-0 contro l'Udinese (Milan) e pareggiando 1-1- a Parma (Napoli). Straordinario percorso dunque quello della squadra di Cristian Chivu, che a parte la domenica di Pasqua ha dovuto fare a meno di Lautaro Martinez, e tutti sanno quanto sia importante per la squadra, dallo scorso 18 febbraio, giorno dell'infausta trasferta a Bodo in Champions League. Poco male, la squadra ha barcollato ma ha saputo risollevarsi anche nelle situazioni più complesse, certificando la sua superiorità in campionato.
Una superiorità a dispetto di un'autentica aggressione ai suoi danni. Non da parte del Napoli o del Milan, ma della squadra arbitrale di turno. Dal derby a ieri l'Inter ha più di un motivo per lamentarsi di decisioni sbagliate, alcune ingiustificabili anche di fronte al jolly della discrezionalità che viene spesso usato da chi deve salvare il salvabile. In parole semplici, solo la netta vittoria sulla Roma nella sera di Pasqua non è stata influenzata da valutazioni arbitrali nel migliore dei casi opinabili, con una buona prestazione di Simone Sozza e dei suoi collaboratori. Nelle altre gare, a partire da Milan-Inter dello scorso 8 marzo, si sono verificati casi da moviola in cui si è deciso sempre contro la capolista.
MILAN-INTER 1-0 - Minuto 95, su una sponda di Denzel Dumfries arriva Samuele Ricci in corsa e in piena area, neanche troppo vicino, tocca il pallone con il braccio largo. La versione ufficiale dell'AIA è che il movimento è congruo e non viene ampliato il volume del corpo, ma in realtà le immagini chiariscono che il braccio è molto largo e va verso il pallone. Insomma, rigori così ne sono stati assegnati a decine ma non per Daniele Doveri e il VAR Rosario Abisso e all'Inter viene negata la possibilità di pareggiare praticamente prima del fischio finale: 1 punto in meno ai nerazzurri, 2 in più ai rossoneri, secondi in classifica.
INTER-ATALANTA 1-1 - All'82' minuto i bergamaschi pareggiano con Nikola Krstovic, ma la rete nasce da una leggera spinta di Ibrahim Sulemana ai danni di Denzel Dumfries che in vantaggio sul pallone perde l'equilibrio. L'arbitro Gianluca Manganiello mette il fischietto in bocca per fischiare nel rispetto del metro usato per tutta la partita, poi lascia correre e assegna il gol, supportato da Matteo Gariglio al VAR. Cinque minuti dopo Giorgio Scalvini arriva in ritardo sul pallone e colpisce sul piede Davide Frattesi in piena area. Sarebbe rigore in ogni angolo del mondo ma non per Manganiello che giudica leggero il contatto (non è così) e per il VAR che gli dà corda. L'AIA nel secondo caso dà ragione all'Inter: era rigore e sulla carta mancano 2 punti in classifica alla capolista.
FIORENTINA-INTER 1-1 - Già in vantaggio per 1-0 grazie al gol di Pio Esposito, la squadra nerazzurra reclama un rigore poco dopo per un fallo di mano di Marin Pongracic che sul cross da destra di Nicolò Barella smorza il pallone con il braccio togliendolo dalla disponibilità di Marcus Thuram. L'arbitro Andrea Colombo fa ampi cenni di continuare a giocare e Fabio Maresca al VAR (uno dei due direttori di gara che ha chiesto di non arbitrare più il Napoli per questioni personali) non lo richiama, sostenendo che il difensore cerca di ritrarre il braccio e il pallone è inaspettato. La stessa versione dell'AIA, che però stona con le immagini: Pongracic toglie il braccio solo dopo aver toccato il pallone che è tutt'altro che inaspettato. Tentativo di supercazzola andato male per giustificare un errore che sulla carta impedisce all'Inter di andare dal dischetto per raddoppiare e di lasciare potenzialmente altri 2 punti sul campo.
COMO-INTER 3-4 - Per fortuna non incide sul risultato e ha come unico effetto quello di rendere il finale di gara più emotivamente problematico, ma il rigore assegnato da Davide Massa al Como al minuto 88 sul 2-4 per i nerazzurri ha del ridicolo. Passi che l'arbitro non veda bene, non a caso fischia punizione dal limite sul contatto Nico Paz-Ange Bonny. Ma Gianluca Aureliano al VAR rivede le immagini e invece di segnalare la topica al direttore di gara si limita a dirgli che l'intervento è in area. Probabilmente è il primo rigore assegnato a favore di un giocatore che calcia nelle parti basse un avversario che neanche lo sfiora. Al punto che un fischio opposto a favore del francese avrebbe avuto più senso. Non a caso, l'AIA lo considera un chiaro ed evidente errore non corretto dal VAR.
Adesso che l'Inter ha un vantaggio significativo in classifica questi episodi come spesso accade passeranno sotto traccia, ma è palese come la capolista sia stata danneggiata nelle ultime settimane, guarda caso dopo il tanto discusso caso Alessandro Bastoni-Pierre Kalulu in Inter-Juventus, in cui l'arbitro Federico La Penna espelle il francese estraendo erroneamente il secondo cartellino giallo. Svarione ampiamente riconosciuto dall'AIA, ma che tecnicamente il VAR non avrebbe potuto correggere in linea con il protocollo (cambierà a partire dal Mondiale). Dopo quell'episodio (non che prima non ci siano stato nulla da segnalare, anzi), oltre alle conseguenze personali ai danni di Bastoni, fischiato anche ieri sera al Sinigaglia, le direzioni arbitrali sono andate in un'unica direzione punendo sempre i nerazzurri, anche nelle situazioni grigie. E pensando male sembra che dietro ci sia la volontà di farla pagare a qualcuno.
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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