Sandro Mazzola si racconta oggi in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale il primo pensiero è dedicato a papà Valentino, capitano del Grande Torino, tragicamente scomparso a Superga nel 1949. 

Quella mano del padre, dice Mazzola, *la stringo ancora oggi: nei sogni entro con lui mano nella mano al Filadelfia. Gli parlerei dei miei figli, Ilaria, Valentina, Sandro e Paolo, e dell'Inter i due amori che si dividono il mio cuore".  Mazzola racconta di aver capito di poter diventare un calciatore anche lui "il 10 giugno 1961, Juventus-Inter, quella della Primavera finita 9-1. Avevo due interrogazioni di recupero, diritto e italiano: per mamma e il padrino Piero venivano prima. I compagni convinsero il prof a interrogarmi subito, poi corsi a Torino. Herrera mi considerava troppo gracile e l'inter pensava di cedermi: nel primo tempo sbagliai tutto, nel secondo segnai il nostro gol". Non troppo tempo dopo alzava la Coppa dei Campioni grazie a una sua doppietta al Real Madrid in finale. "Ero incantato da Di Stefano e Puskas, Luisito Suarez mi disse: "Oh, svegliati". Dopo la vittoria Di Stefano mi diede la sua camiseta e disse: "Sei degno di papà".

Nei suoi ringraziamenti, Mazzola cita mamma Emilia e la moglie Graziella. Ma anche Giuseppe Meazza. "Se solo i giovani sapessero quanto era grande... Mi plasmò tecnicamente nelle giovanili. A fine allenamento lo guardavamo calciare missili: destro, sinistro, collo, esterno, con palloni che bagnati diventavano pietre. Chiedeva al portiere "dove la vuoi?" e la metteva II. Quanti oggi saprebbero farlo?". Per Mazzola, l'Inter è "salvezza: è la squadra che mi ha salvato. Dopo Superga Benito Lorenzi venne a Cassano con scarpe e pallone: papà lo aveva aiutato a esordire in Nazionale e lui volle aiutare i suoi figli. Diventammo mascotte dell'Inter a 8-9 anni e Angelo Moratti ci dava il premio partita anche a noi: erano soldi vitali. I Moratti sono una seconda famiglia, come l'Inter: in nerazzurro ho passato 50 anni da mascotte a giocatore, poi dirigente con Fraizzoli e Massimo".

"Se ho mai pensato di tradire l'Inter? Mai. Agnelli mi offri il doppio, un'agenzia di assicurazioni e una concessionaria Fiat. Mamma disse: "Tuo padre si rivolterebbe nella tomba". Rifiutai. La Juve tornò quando ero dirigente con Fraizzoli e dissi un altro no: col cuore rifarei entrambe le scelte. Sono un tifoso accanito. Chiedo a Chivu un altro scudetto e sogno che Lautaro, che merita di essere chiamato leggenda, alzi la sua Coppa dei Campioni. Lo faccia per me. Ma anche in questa Inter c'è ancora qualcosa che rimanda a Sandrino... Zanetti lo portai io nel 1995. Ausilio lo presi nel 1998 dalla Pro Sesto. E pure Ferri arrivò da noi giovanissimo".

Ma ci sono stati anche tanti altri colpi, alcuni mancati. "Avevo comprato Platini, poi Fraizzoli rinunciò, e conservo il contratto firmato da Falcao, rimasto nel cassetto dopo l'intervento di Andreotti. Ricordo con piacere Zenga, aiutato a ripartire dalla Sambenedettese: nel suo carattere non credeva nessuno. Ma il capolavoro si chiama Ronaldo. Seppi che voleva lasciare Barcellona, lo incontrai e disse: "Ok director, vengo a Milano". Che soddisfazione quando la Federazione accettò l'1+8 per Zamorano".

Non manca un richiamo al rapporto con Facchetti. "lo e il "Facco" eravamo diversi, ma rivali mai. Quando Herrera mi diede la fascia, Giacinto era già capitano della Nazionale e forse ci rimase male. Per qualche giorno ci fu tensione, poi restammo soli, parlammo e ci abbracciammo. Fuori ci frequentavamo poco, ma allora si correva dalle famiglie... Qualcuno a cui chiedere scusa? A Boninsegna: lui scherza dicendo che lo mandai via io. Non è vero, ma nello scambio con Anastasi avrei potuto oppormi e non lo feci, pensando convenisse all'Inter. E a Gigi Simoni: dopo la Coppa Uefa avevo l'accordo con Zaccheroni, che poi firmò col Milan. Quando Massimo decise di esonerare Gigi, ero contrario ma rispettai le gerarchie. Non lo meritava: era un uomo giusto e un grande tecnico".

Sezione: Copertina / Data: Mer 19 agosto 2026 alle 08:42
Autore: Antonio Di Chiara
vedi letture