L'uscita dalla Champions per l'Inter è stata senza dubbio una frenata di cui Antonio Conte avrebbe volentieri fatto a meno. Se non altro, perché l'accesso agli ottavi di finale avrebbe fruttato un bel gruzzoletto che già a gennaio avrebbe potuto far comodo alle casse del club di Viale della Liberazione, costretto a potenziare una rosa che oggi più che mai risulta striminzita e vulnerabile. Al di là del prestigio e dell'orgoglio, gli oltre 15 milioni di bonus che il passaggio del turno avrebbe fruttato, sarebbero serviti per alleggerire l'oneroso e certosino lavoro di Marotta e Ausilio, attanagliati tra una coperta corta e un mercato come quello invernale che, come più volte rimarcato dallo stesso Ad, è arido di vere occasioni e colpi a grosso prezzo e dove si deve tendere a valutare opportunità che migliorino effettivamente la rosa già a disposizione.
Tuttavia i piccoli talenti catalani, Ansu Fati e Carles Perez, hanno gelato San Siro e il ibernato la Champions, rimandando tutto al prossimo anno. Una delusione da archiviare e persino ancora da digerire, quantomeno per i tifosi, che al ko di martedì scorso vedono coincidere un periodo dell'anno (negli ultimi anni tendenzialmente) non particolarmente sereno. Per ripartire l’Inter fa appello a se stessa, ricominciando da quanto di positivo possiede attualmente: la vetta del campionato, mantenuta con la complicità della Juventus che all’Olimpico si è mostrata ancora una volta attaccabile. Se contro la Roma l’Inter ha faticato ad uscire lucidamente dal gioco giallorosso, che nei primi venti minuti soprattutto ha reso asfissiante giropalla e pressing, la vera sofferenza degli uomini di Conte è stata al triplice fischio, arrivato su uno 0-0 partorito da tanti errori sotto porta, occasioni sprecate e un Handanovic praticamente mai interpellato.
Tra gli errori più determinanti quelli delle due punte di diamante, Lautaro e Lukaku, mai efficaci nella conclusione e altrettanto fumosi nell’assistersi l’uno con l’altro, e non meno importanti le imperfezioni firmate Matias Vecino. L’uruguaiano sempre determinante contro le romane, non è riuscito a timbrare il cartellino né contro i giallorossi, né contro il Barcellona; la sua presenza però potrebbe risultare decisiva domani contro la Fiorentina. Proprio lui, uno dei tanti ex che domani sera si incroceranno con il proprio passato, potrebbe far sorridere Antonio Conte. In riva all'Arno, l'uruguagio ha giocato 61 gare in due anni, tra il 2015 e il 2017, anno in cui passò all’Inter. L’uomo dalla garra charrua, quest’anno due volte a segno, sin qui è stato autore di 10 reti in nerazzurro, quasi tutte di testa. Potrebbero soffrirne domani i viola che fino a questo momento sono la squadra che ha subito più reti da situazione aeree in tutto il campionato. Al contrario l’Inter è la squadra che ne ha incassati di meno e segnati di più in tutta la Serie A.
Se per i nerazzurri i presupposti per far bene ed essere ottimisti ci sono tutti, altrettanto vero è che un campo come il Franchi, storicamente ostico, impone una soglia di attenzione che oggi più che mai necessita essere ai massimi livelli. L'Inter, particolarmente avvezza a subire gol dagli ex ha persino ricevuto l'avvertimento dell'ex Dalbert che, rinato a Firenze dopo il trasferimento estivo, si è detto particolarmente pronto al match che potrebbe valere la rivalsa personale, auspicandosi di segnare ed esultare. Da un ex all'altro, e se Dalbert ha avuto il suo exploit proprio in maglia viola, non ha ancora trovato il top della forma Cristiano Biraghi, partito dal capoluogo toscano in direzione Milano, sua casa d'origine e dove ha più volte dichiarato di voler restare a lungo. Domani spazio anche per Borja Valero che, specie di recente a causa dei tanti infortuni, ha finalmente trovato il suo spazio nell'Inter di Antonio Conte ha usato spesso parole al miele per definire la professionalità e l'impegno dello spagnolo.
VIDEO - ALLA SCOPERTA DI... - SANDER BERGE, THE NORWEGIAN PRODIGY
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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