Walter Veltroni, dopo Cristian Chivu, intervista per il Corriere della Sera anche l'allenatore del Como Cesc Fabregas. Un colloquio dove il mondo del calcio viene analizzato anche e soprattutto dal punto di vista umano e sociale, ad esempio quando il tecnico catalano si lamenta coi giovani d'oggi: "Non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti. Devono cambiare sempre tema, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, direi necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato, legato al collettivo. Invece alcuni stanno seduti con il telefonino in mano. Dov'è la gioia?".

E lei che fa in questi casi?
"Li faccio festeggiare. Tutto. Un esordio, un compleanno, il primo gol. Devono percepire l'importanza di quello che fanno e di quello che sono. Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita. Non è tutto normale, tutto scontato".

Il calcio ha occupato la sua infanzia?
"Totalmente. D’estate i miei genitori mi lasciavano dai nonni. Davanti a casa loro c’era un campetto da cinque contro cinque e io, dalla mattina alla sera, stavo lì. Mi bastava sentire dalla finestra il rumore del pallone e scendevo di corsa. Era una magnifica ossessione. Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella stessa gioia, quella sensazione di libertà creativa. Ma oggi il loro tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella roba lì che divora il tempo dei bambini".

Lei è padre e genitore: quale le sembra il pericolo della società digitale?
"L’illusione di vivere in un mondo che non è reale, che non esiste. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social non esiste. Spesso sono robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e che, dopo cinque minuti, non si ricorda neanche di essersi occupata di te. È difficile. Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha un telefono. Anche se a volte si innervosisce per questo, io tengo duro. Fino ai sedici o diciassette anni — che dovrebbe essere l’età minima prevista — non lo avrà. Niente Instagram, niente Twitter: cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia un uso consapevole di questi strumenti, non che si faccia mangiare il tempo della sua vita da un telefono". 

Nelle giovanili si insegna ancora la tecnica?
"Nelle giovanili del Como si insegna soprattutto la tecnica e questo mi piace molto. Costruire, dribblare, attaccare la profondità: questo fa divertire i ragazzi. Quando vado a vedere le partite dei bambini rimango deluso perché molte squadre pensano solo a vincere. Gli allenatori urlano: 'Corri! Attacca! Mettiti 4-4-2!'. Il calcio, per i bambini, deve essere gioia. E comunicazione. Non c'è migliore tattica che parlarsi in campo".

Da dove nasce il successo del Como?
"Da una società ben organizzata, dal nostro modello di gioco e dalla continuità. A gennaio non abbiamo comprato nessuno. Non mi piacciono le rose rifatte ogni sei mesi. Se cambi dieci giocatori ogni mercato è impossibile costruire una squadra. Quest'anno siamo rimasti come eravamo e siamo andati in Champions. Sarà un caso...".

Cosa servirà al Como in Champions?
"Migliorare tanto la squadra. La Champions non è uno scherzo. Se non sei adeguato ti stroncano anche con punteggi tennistici. Dobbiamo goderci questa esperienza, ma sapendo che molte squadre che hanno stupito un anno poi hanno avuto un'involuzione. Serve una rosa adeguata per affrontare una stagione piena di partite di altissimo livello".

Nico Paz rimarrà?
"Non si sa. Lui è molto contento di stare con noi. Vediamo cosa succede".

Le dispiace che l'Italia possa mancare ancora il Mondiale?
"Le sfide con Del Piero, Pirlo e Buffon erano storiche. L'Italia è una grande nazione calcistica e la sua assenza dalla Coppa del Mondo sarebbe un peccato. Tutti dobbiamo aiutare la ripresa formando giovani italiani".

È difficile comprare giocatori italiani?
"Sì, in Italia come in Inghilterra. Alcuni buoni giocatori, pur non essendo fuoriclasse, hanno valutazioni altissime. Io cerco calciatori funzionali al nostro modo di giocare. Spero di trovare anche giocatori italiani".

Sezione: Copertina / Data: Lun 08 giugno 2026 alle 13:42
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.