L’allenatore dell’Inter Cristian Chivu si racconta a FUTNET. Dalla sua Reșița alla fascia dell’Ajax, dalla promessa fatta al padre al Triplete nerazzurro, fino al suo impegno di oggi per chi sogna di emergere nel calcio: Chivu entra nell’Honor Wall di FUTNET, sponsorizzando 200 valutazioni, 100 destinate a giocatori italiani e 100 a giocatori romeni.

Nel 1998, a diciassette anni, Cristian Chivu perde il padre Mircea. Il giorno successivo scende in campo. Non è soltanto un episodio della sua carriera: è il momento in cui il suo percorso nel calcio si lega indissolubilmente a una promessa. “È una promessa fatta a mio padre, è una promessa fatta a me stesso”, racconta Chivu. “Sentivo il peso di essere l’unico maschio della famiglia, sentivo il peso di prendermi cura di mia sorella, di mia madre. Ho cercato di fare di tutto per non deludere quelle che erano le aspettative su di me, ma soprattutto quello che aspettavo io da me stesso".

Il padre lo aveva allenato da piccolo con una durezza particolare rispetto agli altri ragazzi. Lo rimandava a casa in tram, nonostante avesse a disposizione un’automobile. “Era il suo modo di darmi dei valori. Ho imparato a cavarmela da solo. A una certa età ti dà una botta, un’iniezione di fiducia e di autostima che ti completano nel processo di maturità che un adolescente deve superare".

Il percorso prosegue all’Ajax dove, ancora giovanissimo, Chivu diventa il più giovane capitano della storia del club.
“Fare il capitano dell’Ajax è un onore, a prescindere dall’età. Cambia l’autostima, cambia un sacco di cose. Non sei un portatore di fascia: se ci metti un po’ di intelligenza emozionale, il livello di autostima aumenta di un bel po’.”

Sezione: Copertina / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 13:38
Autore: Ludovica Ferrante
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