Il nuovo contenuto esclusivo targato Betsson.sport vede protagonista uno degli eroi del Triplete nerazzurro: Wesley Sneijder. Intervistato a Milano dal giornalista Davide Bernardi, l'ex trequartista olandese si è lasciato andare a una lunga e sincera chiacchierata, ripercorrendo i momenti più iconici della sua straordinaria carriera calcistica e svelando aneddoti inediti del suo passato.

L'indelebile José

Uno dei temi centrali dell'intervista è stato il passaggio dal Real Madrid all'Inter, una vera e propria 'sliding door' per l'olandese. Sneijder ha ammesso in modo diretto che in Spagna sono accadute alcune cose non belle nella sua vita privata, ma che quel trasferimento è stato fondamentale: "Dopo due anni di Real Madrid sono andato all'Inter e ho vinto tutto qua, le cose accadono perché devono succedere". L'arrivo all'Inter è accompagnato dalla leggenda del barista di Forte dei Marmi che fa il suo nome a Massimo Moratti, anche se Sneijder ha un'altra versione: "Non so se è andata così. Zlatan (Ibrahimovic, ndr) ha parlato sempre con Mourinho di prendermi, poi è andato via. Mou mi ha chiamato più volte dicendomi che aveva una squadra fortissima ma gli mancava il numero 10 e se fossi arrivato avremmo vinto tutto. Poi mia moglie mi disse che al Bernabeu si sarebbe giocata la finale di Champions, 'immagina di tornarci con l'Inter". Io ridevo, ma a Milano ho visto la qualità della squadra e ho pensato che poteva succedere. Abbiamo realizzato una stagione irripetibile'. Il calcio comincia con la fiducia, ogni giocatore è diverso. C'è chi va coccolato, chi va spronato e quando lo capisci puoi realizzare certe imprese. Giocare subito il derby mi ha aiutato a dimenticare il Real Madrid. Mourinho è davvero speciale, mi ha dato fiducia, a Cristian Chivu che era in stanza con me ho detto subito che mi piaceva". A proposito di Chivu: "Lui è arrivato giovanissimo all'Ajax ed è diventato subito capitano. Era importante, parlava in campo, sistemava i compagni. In Italia ha fatto quello che faceva in Olanda con maggiore personalità, ho pensato che sarebbe diventato un allenatore perfetto. In stanza? Era tranquillo, ordinato, parlava sempre con la moglie, così ho imparato un po' di romeno. Parlava sempre di calcio, stava molto al computer".

Il Barcellona e la finale contro Van Gaal

Tornando alla Champions: "Al Camp Nou fu molto difficile. Quando Julio Cesar calciava il pallone lontano, guardavo sempre lo schermo per guardare quanto mancasse. Una partita durata tre giorni. Dopo la sostituzione nello spogliatoio mi sono chiuso in bagno, eravamo sotto 1-0. Poi ho sentito urlare tutti, ho pensato che fosse il 2-0. Per fortuna il gol è stato annullato. Chiedevo al magazziniere quanto mancasse, poi mi ha avvisato e sono  tornato in campo. Dopo quella partita tutti dicevano che l'Inter sapesso solo difendersi, ma non è così. In casa potevamo vincere più nettamente, non mi piace che si parli solo del ritorno. Eravamo in dieci dopo poco, potevamo solo difenderci. Non abbiamo messo solo il pullman, anche l'aereo". Al momento del sorteggio pensavamo fosse finita per noi. Mourinho il giorno prima della gara d'andata ha fatto una riunione di 45 minuti, ci ha fatto crescere la fiducia. Il giorno dopo abbiamo fatto tutto quello che diceva in modo perfetto e dopo la partita gli abbiamo detto che era davvero un fenomeno". Il giorno prima della finale: "Ho partecipato alla conferenza stampa, ho visto Louis van Gaal e lui ha voltato lo sguardo. Ho pensato: 'Vediamo chi riderà alla fine'. Diceva che avrebbero vinto loro, Mourinho mi disse che avremmo vinto noi e io sarei andato da lui. Certo, ci sono andato. E anche la stagione successiva, quando il Bayern aveva vinto a San Siro Van Gaal rideva. Gli ho detto di stare attento, che ci sarebbe stato il ritorno. Abbiamo vinto 3-2 in Germania e sono tornato da lui di nuovo".

L'arte del piazzato

L'intervista ha toccato anche l'arte dei calci di punizione, vera specialità della casa. Il merito, ha rivelato Sneijder, è di Koeman, che ai tempi dell'Ajax lo tratteneva in campo ogni giorno dopo l'allenamento per fargli provare tiri e punizioni ("Mi diceva di restare, di provare le punizioni, come valutare la barriera. Da lui ho imparato molto"). Riguardo ai compagni di squadra, Sneijder non ha avuto dubbi nell'incoronare Guti come il giocatore più forte con cui abbia mai giocato, nonostante un inizio difficile in cui lo spagnolo, per i primi tre mesi, non gli rivolgeva la parola: "I giornalisti dicevano che ero arrivato per prendere il suo posto. Lui era fortissimo, faceva la giocata prima dell'assist". Come avversario più ostico, invece, ha sorpreso nominando il giapponese Shinji Ono, affrontato ai tempi in cui militava nel Feyenoord e descritto come un talento ambidestro formidabile: "La mia peggior partita l'ho giocata contro di lui". 

Chissà con Ancelotti...

Parlando sempre di allenatori, ha espresso un desiderio mai realizzato: quello di essere allenato da Carlo Ancelotti. "Penso mi sarei trovato bene con lui. Mi parlano tutti bene di Ancelotti e ho visto da fuori come gestisce il rapporto con i giocatori, ad esempio da come parla in conferenza stampa. Queste sono le cose che mi piacciono, un allenatore che parla così, molto tranquillo, sempre con la fiducia nei confronti suoi giocatori". Il rapporto tra allenatore e giocatore è la cosa più importante: "Il manager è più importante di chi lavora sulla tattica. Nel 2010 avevamo 23 giocatori, 12-13 sono sempre contenti, anche gli altri dovrebbero e non è facile. Materazzi stava sempre in panchina, non era semplice dirgli di stare tranquillo ma Mourinho poteva farlo".

L'addio e il reality

Infine, c'è stato spazio per parlare della sua nuova vita lontano dal calcio professionistico. Spiegando la sua decisione di ritirarsi, Sneijder ha svelato: "Non è stato tanto difficile, perché ho smesso quando giocavo in Qatar e in quel periodo mi infortunavo sempre, sentivo la gamba che fisicamente non c'era più. Ho sempre detto a me stesso che quando fisicamente non ce l’avrei più fatta, avrei smesso". La voglia di mettersi in gioco, però, non è svanita. Di recente ha infatti partecipato a un reality show in stile 'survivor' con altri ex calciatori olandesi: "È stata un'esperienza bellissima, 12-13 giorni là senza mangiare. Io so cucinare, quindi facevo quasi tutto io per gli altri giocatori. Erano contenti, è stata un'esperienza spettacolare di sopravvivenza".

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Sezione: Copertina / Data: Gio 01 ottobre 2026 alle 11:30
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.