Yann Bisseck, dopo aver parlato al podcast di Football Finance di come è arrivata la convocazione nella nuova Nazionale tedesca di Jurgen Klopp, ha parlato anche della chiamata dell'Inter e della sua avventura in nerazzurro.

"Ero concentrato su un possibile trasferimento in Bundesliga, l'Eintracht Francoforte era un'opzione concreta - racconta Bisseck -. Per me Danimarca e Germania rappresentavano il percorso più logico per me anche perché Francoforte è un'ottima piazza che valorizza i giovani e dove si possno vincere titoli. E po mi ero confrontato bene con la dirigenza. Mio padre anche mi diceva che era la scelta giusta e che bisognava procedere passo dopo passo. Ma quando chiama l'Inter, devi ascoltare per forza. All'inizio pensavo alle solite voci di mercato, poi ho letto persino del Manchester City e ho riso. 'Sì, dall'Aarhus al City'. I miei genitori mandavano gli articoli nella chat di gruppo e io rispondevo ironicamente. Quando le cose con l'Inter si sono fatte serie, ho chiesto di parlare al telefono con i dirigenti dell'Inter per crederci. E all'improvviso avevo davvero il direttore sportivo in chiamata, ci ho parlato e a quel punto bisognava capire se non fosse un salto troppo grande perché passare dalla Danimarca all'Inter per una cifra contenuta, sapendo che nel calcio ci sono gerarchie precise e chi viene pagato 80 milioni viene trattato diversamente da chi arriva per 7 milioni. Papà temeva che potesse servirmi un anno intero per ambientarmi, ma alla fine la decisione è stata mia e io ho voluto fortemente fare questo passo. E ne è valsa decisamente la pena. Immagino di essere piaciuto. Io sono sempre me stesso e in una videochiamata non puoi mostrare come giochi, conta la personalità. Soprattutto quando entri da sconosciuto in uno spogliatoio di quel livello, serve carattere, altrimenti rischi di essere sopraffatto. Devo dire che all'Inter le grandi stelle sono state estremamente amichevoli fin dal primo giorno, senza alcun tipo di presunzione. Ti fa sentire subito a casa".

Il 5-0 e l'infortunio in finale di Champions

"Incubo credo sia la parola esatta per descriverla. Prima pensi a quanto sei vicino al traguardo, a vincere la coppa e ricordi le sfide precedenti quando nessuno credeva potessimo eliminare il Bayern Monaco o il Barcellona - ricorda -. A livello personale speravo di partire titolare, ma aspetti il tuo momento. Era una delle poche partite in cui fossi davvero nervoso in panchina. All'intervallo, sul 2-0 per loro, Inzaghi mi ha fatto capire che sarei potuto entrare. Sulla linea di fondo mi sono detto: 'Giuro che questa partita la ribalto da solo'. Sono entrato bene e nell'azione dell'infortunio stavo per fare gol, ne sono sicuro al 100%. Poi ho sentito quella fitta alla coscia, a bordo campo i fisioterapisti scuotevano la testa e ho provato a fare uno scatto di prova, ma al primo passo ho capito subito. E mentre camminavo a bordocampo sono passato proprio sotto i miei amici e la mia famiglia. Erano proprio lì sopra e io non potevo guardarli, perché se avessi incrociato lo sguardo di mia madre o di mia sorella sarei scoppiato a piangere. Ho cercato di trattenermi, ma ho pianto lo stesso. Mi sono tirato la maglia sul viso e sono uscito zoppicando: non c'era niente da fare. Poi è arrivato il 3-0, la sconfitta finale e la consapevolezza che la gente avrebbe speculato su quel 5-0... È stato davvero troppo tutto insieme. La nota positiva è che dopo la partita la mia famiglia e i miei amici sono venuti in hotel: abbiamo parlato d'altro e dopo un po' realizzi che, in fin dei conti, è solo calcio. Ha fatto male? Assolutamente sì. Ma non è un pensiero fisso. Quando guardo al percorso che ci ha portato a disputare due finali, capisci quante poche opportunità si abbiano ed è lì che brucia ancora un po', ma bisogna guardare avanti".

La sconfitta e l'errore contro il Real Madrid

"Mentirei se dicessi che non mi ha fatto effetto giocare in quello stadio - spiega -. Era la mia prima volta al Bernabéu ed era la prima volta contro il Real Madrid. Certamente fa una certa impressione entrare in uno stadio del genere, senza contare che dall'altra parte conosco anche diversi ragazzi. Secondo me abbiamo disputato davvero un'ottima partita - afferma Bisseck -. Il punto è che in Champions, contro squadre di questo livello, se commetti due errori Mbappé non si fa pregare e ti punisce subito. Abbiamo pagato a caro prezzo. Ma, come dicevo, dopo abbiamo giocato davvero bene. Partite del genere sono incredibilmente divertenti, sono le sfide che tutti desiderano giocare. È tutta una questione di mentalità: l'inizio della partita è fondamentale. Mi dico sempre che la prima giocata — anche se si tratta di un semplice passaggio al compagno di reparto — deve riuscire perfettamente. In caso contrario, rischi di farti condizionare dai dubbi: cominci a esitare, rischi di meno e questo finirà per rovinare il tuo gioco. Purtroppo, però, gli errori fanno parte del calcio. Il mio primo allenatore in Danimarca, David Nielsen, mi ha insegnato una regola importante: se in campo commetti un errore, dà la colpa a qualcos'altro. Dalla all'erba o persino a un compagno di squadra, se ti serve a livello mentale per liberartene la testa nel giro di cinque secondi. Trovo che sia un consiglio davvero valido. Così ho guardato un attimo a terra, dando la colpa ai tacchetti che si erano incastrati nell'erba"

Gli obiettivi di Bisseck

"Prossimi obiettivi? La Nazionale è un grande obiettivo. Voglio assolutamente giocare un grande torneo. Il mio obiettivo la scorsa stagione era il Mondiale, non ha funzionato ma l'obiettivo resta quello - conclude Bisseck -. Al prossimo Mondiale avrò 29 anni, un'ottima età per un difensore centrale, e punto anche agli Europei. Ora c'è un nuovo commissario tecnico, magari ci sarà un cambio generazionale ed è un buon momento per inserirsi. Alla fine dipende da me dimostrare il mio valore".

Sezione: Copertina / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 17:27
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.