Inter-Udinese è una partita in cui il risultato finale racconta di tante fasi tutte diverse e peculiari dei 90 minuti. L’Inter di Cristian Chivu scende in campo con il consueto 3-5-2, affidandosi alla difesa inedita Akanji, Stones e Bastoni e Pio Esposito in attacco per aumentare la fisicità. L’Udinese di Kosta Runjaic risponde con un 3-4-2-1, cercando di creare superiorità tra le linee attraverso Ekkelenkamp e Gomez alle spalle di Davis. Nei primi minuti il piano tattico dei friulani funziona bene e la squadra è propositiva sorprendendo un’Inter troppo bassa e sulle gambe: Davis lavora come riferimento offensivo e attacca la profondità, mentre Ekkelenkamp cerca continuamente lo spazio tra centrocampo e difesa. Il primo gol di Abankwah evidenzia una difficoltà dell’Inter nel difendere l’ampiezza, mentre sul raddoppio di Ekkelenkamp la squadra di Chivu viene sorpresa da una combinazione laterale che porta l’attaccante a ricevere in una posizione pericolosa. Diouf, soprattutto nella prima fase della gara, fatica a contenere le iniziative dell’Udinese nella sua fascia. L’Inter, però, non rinuncia alla propria struttura e continua a costruire dal basso, con Bastoni maggiormente coinvolto nell’impostazione, alzandosi e lasciando Akanji a protezione e Barella e Mkhitaryan che si abbassano per creare linee di passaggio interne, anche se fino al 25 sono troppo compassati.

Questione di ritmo

La svolta arriva quando l’Inter aumenta il ritmo del possesso e soprattutto l’aggressività immediatamente dopo la perdita del pallone. Carlos Augusto diventa determinante non soltanto per il gol del 2-1, ma anche perché mantiene una posizione molto alta e costringe la difesa dell’Udinese ad allargarsi e abbassarsi. Anche Diouf cresce con il passare dei minuti e attacca con maggiore continuità la profondità, mentre Barella aumenta la propria presenza tra le linee e negli inserimenti senza palla. Il centrocampista con la 23 è fondamentale per il pareggio, sfruttando la connessione con Thuram. Il francese non si limita infatti a giocare da seconda punta, ma spesso si abbassa per attirare i difensori fuori posizione e liberare spazio alle incursioni dei centrocampisti. Nella ripresa questa dinamica diventa ancora più evidente: Diouf trova il fondo e serve Thuram per il 3-2. L’Inter passa così da una costruzione inizialmente più prevedibile a una struttura molto più fluida, nella quale Bastoni può avanzare, Barella occupa zone più offensive e Carlos Augusto rimane largo per allungare la difesa avversaria. L’Udinese, al contrario, perde progressivamente compattezza: Karlström e Miller sono costretti ad allargarsi per seguire i movimenti dei nerazzurri e lasciano maggiori spazi nella zona centrale, mentre Vojvoda e Kamara faticano a controllare contemporaneamente l’ampiezza e gli inserimenti degli avversari.  Nella seconda parte del secondo tempo Curtis Jones si alterna con Zielinski nella costruzione dal basso e Dimarco da sinistra è libero di svariare per tutto il campo.

Pressione e ampiezza

Stones e Akanji devono spesso difendere in campo aperto contro Davis, mentre Bastoni assume un ruolo più propositivo nella prima costruzione. A centrocampo Barella rappresenta il principale equilibratore tra pressione e inserimenti, mentre Zielinski offre precisione nella gestione del pallone e nell’ultimo passaggio. In avanti Thuram rappresenta il principale elemento di rottura grazie alla capacità di alternare profondità e gioco associativo, mentre Pio Esposito lavora maggiormente come riferimento centrale. L’Udinese continua comunque a cercare soluzioni offensive ma ormai l’inerzia della gara è nelle mani dell’Inter. La rimonta nerazzurra non è quindi soltanto una dimostrazione di superiorità tecnica, ma soprattutto il risultato della capacità di aumentare la pressione, occupare meglio l’ampiezza e sfruttare i movimenti senza palla di tutti gli interpreti. Il 5-3 finale mette quindi in evidenza due caratteristiche dell’Inter di Chivu: da una parte una squadra che concede troppo quando viene attaccata rapidamente, dall’altra una formazione capace di aumentare l’intensità e modificare gli equilibri della partita senza perdere la propria struttura, segnando sempre almeno un gol in più degli altri.

Sezione: Copertina / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 13:35
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
vedi letture