Inizia oggi il 2012, nuovo anno come sempre accompagnato da auspici colmi di positività. Anche in casa Inter non mancano le speranze, innanzitutto di una pronta risalita nelle zone che più le competono dopo tanti, troppi mesi di passione. Un anno fa, di questi tempi, Moratti aveva affidato a Leonardo, una sua scelta, il compito di restituire la squadra nerazzurra ai suoi fasti, dando vita a una rimonta allora impensabile e sfiorata pochi mesi dopo. Il brasiliano fu una scommessa andata quasi a buon fine, oggi tocca invece a Ranieri, in sella al puledro interista da circa tre mesi, compiere la stessa impresa. Parlare di scudetto è fuori luogo, come sembrava esserlo un anno fa. E come allora, la società è chiamata a intervenire sul mercato con saggezza e raziocinio. Pazzini, Ranocchia, Nagatomo e Kharja furono i regali di inizio anno che il presidente fece a Leonardo, giocatori decisivi nella rincorsa al Milan interrottasi nello scontro diretto in modo anche deludente.
Non voglio illudermi, rispetto al gennaio 2011 la società non sembra intenzionata a investire cifre importanti. Non che i quattro arrivi di un anno fa fossero costati tantissimo, ma qualche spicciolo dalle casse del club è uscito, soprattutto per Pazzini e Ranocchia. Non ho idea di quanto Moratti voglia spendere nel mercatino di riparazione, ma auspicare somme di vasta portata sarebbe da illusi. Inutile dunque che il tifoso chieda per il 2012 acquisti roboanti per la squadra del cuore. Non nell'immediato, almeno. Non è più tempo dei grandi nomi, i campioni costano tanto e il caso Tevez conferma che anche investimenti spalmati nel tempo non rientrano più nelle strategie societarie.
Pertanto, se proprio volessimo farci un augurio in questo Capodanno, contiamo nella capacità della dirigenza nerazzurra di ottimizzare al meglio il budget stanziato, regalando a Ranieri i giocatori di cui ha bisogno. Non si tratterà di calciatori acclamati a livello internazionale, ma di scommesse che possono essere vinte o meno. Un mercato di investimenti non è una tragedia se già nel breve periodo frutteranno qualcosa, in attesa di un futuro con corposi interessi. Questa Inter, e Ranieri di certo è d'accordo, non ha bisogno di una rivoluzione, i campioni non le mancano. Ma è incompleta, perché il puzzle nerazzurro manca di quei tre/quattro tasselli che lo renderebbero non dico perfetto, ma di certo più efficace.
Qualche anno fa (nel '93, per la precisione) all'Inter allenata da Bagnolveli presidente Pellegrini regalò in gennaio tale Antonio Manicone, non certo un dio del pallone, sconosciuto ai più. Ma il suo innesto a centrocampo cambiò radicalmente il gioco anonimo di una squadra che guidata da Ruben Sosa e accantonata gente più quotata come Pancev, Schillaci e Sammer iniziò una sorprendente rimonta al Milan, interrottasi anche allora nello scontro diretto. Un chiaro esempio di come, per dare una svolta al proprio destino, non servano frizzi e lazzi, ma il tassello giusto che completi il quadro, pur se non particolarmente nobile o di primo piano. Poi toccherà al mister incastrare tutti i pezzi rendendo apprezzabile il complesso. Oggi è Capodanno, giorno di buoni propositi e auguri. Oltre a queli di natura personale, tra i miei auspici di tifoso c'è quello che l'Inter possa regalare a Ranieri due/tre Manicone. Se gli effetti saranno quelli di allora, ci si può accontentare. Nell'attesa, buon 2012 a tutti.
P.S. - Per dovere di cronaca, Antonio Manicone a fine carriera è entrato a far parte dello staff tecnico delle giovanili nerazzurre, dove ha lavorato al fianco di Fulvio Pea nella Primavera e oggi supporta Sergio Zanetti nella categoria Beretti.
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