L’annuncio della creazione della Super League si abbatte come un uragano su quello che rimane del calcio nazionale e delle nazionali.

Non che ne rimanesse molto, per la verità. Questa però è (o potrebbe essere) la pietra tombale sul sogno, già molto sbiadito, di un pallone romantico e nazional-popolare, fatto di radioline, magliette, formazioni a memoria e figurine Panini.

Arriveranno soldi, è vero, ma si perderebbe tutto il resto, che rimarrebbe sullo sfondo sino a dileguarsi in nome di una sovrastruttura che si autoproclama come vicina al calcio ed ai tifosi ma che ai tifosi, sinora, nulla ha detto, nulla ha anticipato, nulla ha chiesto, nulla ha regalato.

Un prodotto - visto e piaciuto - il cui acquisto ci viene imposto perché, dicono, fondato su valori annunciati, ma non ancora visti. Certamente, tra questi, non c’è quello del merito sportivo che andrebbe evidentemente a farsi benedire in nome della storia e del prestigio dei club. Principi importanti, anzi fondanti, ma che sempre sul merito sportivo si fondano.

Il cerchio dunque sta per chiudersi. La Super League racchiude i club più prestigiosi per storia e vittorie. Ma quel prestigio e quella storia nascono e si sono nutriti dei meriti sportivi, quegli stessi che oggi sono stati calpestati da un dio il cui nome conoscono tutti, ma nessuno vuole pronunciare. Perché con tutto ha a che fare tranne che con i principi etico-sportivi.

Si chiamano quattrini in gergo e, guardacaso, ne hanno un disperato bisogno esattamente tutte le squadre che parteciperebbero alla Super League. Non una vergogna, per carità. Solo la verità, nuda e cruda.

Ora, di qui a prendere lezioni etiche dall’UEFA ce ne passa altrettanta. Perché, pure in questo caso, l’UEFA, che annuncia di volere abbattere il progetto cinico in quanto lontano dal calcio e dai tifosi, sempre di quattrini si è nutrita e sempre di quattrini si nutrirà. Altro che tifosi e calcio romantico.

E allora il punto è sempre lo stesso. Il danaro. Nel mezzo, noi. Gli appassionati, molto romantici, spesso innamorati, sempre fregati. A destra ed a manca. Dall’alto in giù.

E poi, i vertici delle Federazioni nazionali e delle Leghe. Gravina e Dal Pino, nel caso specifico. Incapaci di esprimere un concetto compiuto di politica sportiva e calcistica, prima della pandemia. Figuriamoci in piena crisi emergenziale. Totalmente inadeguati relativamente alla gestione di questioni internazionali come la Superlega. Totalmente inadeguati, nella migliore delle ipotesi.

Rimarrebbe, da ultimo, la partita di Napoli. Poca cosa al cospetto delle decisioni storiche in tema di calcio mondiale. Fondamentale, però, per quei fessi che ci credono ed aspettano il Tricolore, come si chiamava un tempo. Ho sofferto come un cane al momento del rigore assegnato al Napoli. Ho gioito al fischio finale, perché il punto guadagnato, forse, mette il punto al torneo.

Sul resto, poco possiamo fare, se non auspicare un contemperamento di interessi tra i club della cospirazione e l’UEFA affinché, per esempio, si possa prevedere una riforma razionale della Champions League che tenga in debito conto merito sportivo innanzitutto, ma pure delle proporzioni con cui i club contribuiscono alla crescita economica del movimento. Questo consentirebbe di salvaguardare il giocattolo, il respiro globalizzato cui aspira e pure un poco quello dei tifosi del bar.

Soluzioni diverse, mi pare, sarebbero dannose per tutti.

Nel frattempo, conto i minuti della prossima partita ed ho già fatto dare una bella sciacquata alle due maglie di Lukaku, taglia 6 anni e 2 anni. Che poi è quello per cui questo gioco ha un senso e per cui ho scritto realmente queste righe.

Amala!

Giancarlo De Cata

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Sezione: Calci & Parole / Data: Lun 19 aprile 2021 alle 17:35
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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