Dai gialloneri del Bodø/Glimt ai giallorossi del Lecce, per l'Inter è stata tutta un'altra dicotomia! A questo ragionato assunto cromatico sarebbero giunti i nerazzurri facendo il confronto degli esiti di 2 trasferte stagionali mai così ravvicinate. Dopo aver verificato che certi 'circoli' nordici sono davvero dei postacci più inospitali dei peggiori bar di Caracas - con certi avventori che, per trovarne di così assatanati, si sarebbe dovuto scendere in un dantesco girone infernale... - ecco che per i nerazzurri non ci sarebbe stato, sulla carta, niente di più tonificante di una 'gita' al mare, anzi proprio al "Via del Mare", stadio del Lecce, Eusebio 'calzato' permettendo...
E pensare che mercoledi la Gazzetta - per la trasferta nella gelida Norvegia - aveva tirato in ballo cotanta "mistica da GHIACCIO BOLLENTE". In realtà niente meno che il più classico degli ossimori escogitato dal quotidiano per descrivere in metafora l'insidia 'caliente' del terreno di gioco sintetico del Glimt. Salvo poi scoprire sull'edizione di sabato 21 - sia in prima pagina che a caratteri cubitali nelle pagine interne - che "GHIACCIO BOLLENTE" doveva essere una sorta di leitmotiv non solo olimpico, sebbene più spendibile per Canada-USA, la finale di hochey su ghiaccio più attesa. Certo che per attribuire alla trasvolata nordica dei nerazzurri una più congrua giustificazione 'geotermica', la cittadina di Bodø avrebbe dovuto trovarsi non in Norvegia, bensì in Islanda, terra di ghiacci per definizione, ma anche e soprattutto di geyser, il corrispettivo scandinavo dei bollenti soffioni boraciferi di Larderello, nel pisano. Roba da sussidiario delle scuole medie... Per quanto - con tutte 'ste smànie territoriali che imperversano in giro per il pianeta, verrebbe facile perdere la trebisonda. Non avranno, quelli della rosea, confuso mica la Norvegia con l'Islanda?
Restando col dubbio, nel frattempo la trasferta salentina si presentava dunque come una soluzione ottimale per sciogliere muscoli, tendini e pensieri dopo la capatina nelle terre congelate dell'Artico. Nonostante un'escursione termica intorno ai 25 gradi - dai -13° percepiti al Circolo Polare ai +12° previsti in Salento - ossia l'ennesimo spauracchio nerazzurro agitato dalla 'premurosa' Gazzetta, con congruo anticipo, già giovedì 12. Ma non serviva il servizio meteo, grazie! In ogni caso, una differenza di temperatura che manco quella abituale notte/giorno o estate/inverno nel Deserto del Gobi, anzi nel 'deserto dei gobbi'... Giusto per 'infierire' sulla particolare congiuntura negativa dei bianconeri, visti i pessimi risultati raccolti da quel bischero di Spalletti nelle ultime 3 trasferte stagionali. Nel loro sacco sono rimaste, rispettivamente, 3 pive bergamasche (in Coppa Italia), altrettante nerazzurre milanesi (in campionato) e 5 nel domicilio turco del Galatasaray (in Champions). Una ripartizione degna del miglior manuale Cencelli: Messer Luciano da Certaldo ha di sicuro un futuro garantito in politica! Chissà se Matteo Renzi lo inviterà mai alla Leopolda. Per Sanremo, invece, 'Lucio' dovrebbe contattare un altro toscano: Carlo Conti, ovviamente in orari liberi dalle sue sedute al solarium... Poi ieri (sabato) è arrivata anche la 'guarnizione' casalinga con la ciliegina Como a rendere la Juve ancora più 'galeotta', giusto perché in fuga perenne dai suoi sogni europei: con quella maglia poi!
Venendo, seriamente, al campionato, i nerazzurri - dopo la 'scottatura' nordica - a Lecce non si sono certo lasciati trarre in inganno dovendo fronteggiare, classifica e numeri alla mano, non solo la 9ª difesa meno battuta (come aveva ricordato il Direttore Corvino), ma anche l'attacco meno prolifico della Serie A con appena 17 reti. Sebbene è davvero insopportabile - col Sommer di questa stagione - che il portiere svizzero continui a prendere gol sul proprio palo. Ormai non si contano più, tipo la rete del 2-1 norvegese. Financo il Direttore Costantino pare essersene spazientito: (Sommer) torna a casa dalla Norvegia con (...) la solita sensazione che basti non tirargli in bocca per trovare il gol". In ogni caso, a qualche immancabile schizzinoso sarà forse parso brutto non continuare la felice tradizione recente al 'Via del Mare', con 2 poker consecutivi maturati nel 2024 e nel 2025 e sempre in sfide con l'identico orario d'inizio delle 18. Dev'essere stato allora per colpa del giorno di gara - il sabato anziché la domenica... - se stavolta ne è sortito 'soltanto' uno 0 a 2.
Al commento stringato di Lecce-Inter, occorre però aggiungere un'ultima doverosa postilla di mero richiamo giornalistico. Sulla complessa materia nerazzurra si erano infatti doppiamente riversati - per quanto non richiesti - le reprimende e gli ammonimenti in sorte del solito giornalista della Gazzetta che, ormai da tempo, sta all'Inter come la 'provocazione' sistematica è insita nei suoi articoli. Un'equazione della quale l'utenza interista farebbe volentieri a meno. Non se ne citano le generalità, peraltro ben note, giusto per evitare di esporre la Redazione ad eventuali noie legali...
Ebbene, già all'indomani di Bodø-Inter (19/2), il redattore in questione aveva prodotto un pensoso asserto di cui si propone il seguente estratto: "La sconfitta di ieri (a Bodø, nda) si spiega anche con la rinuncia a Dimarco e Zielinski, i migliori interisti del momento (ed il resto, Bisseck, mancia! Nda), preservati per la partita di sabato a Lecce. Ognuno ha la sua scala di priorità, ma CI PARE DISCUTIBILE ANTEPORRE IL LECCE AD UN PLAYOFF DI CHAMPIONS DAL VALORE DI OLTRE 15 MILIONI. Poi se la serata di ieri va considerata positiva perché il Milan ha pareggiato contro il Como e l'Inter è prima in Serie A a +7 sui rossoneri secondi, va bene, guardiamo al nostro orticello e consoliamoci". Quanto trasversale rosicamento 'metalmeccanico' (nel senso da 'casciavit'...) trasuderebbe da queste considerazioni. Sulle stesse ci sarebbe solo da stendere un velo pietoso.
Peccato che appena il giorno prima (18/2), dalla stessa tastiera fossero giunte ai lettori altre 'valutazioni' con un tenore ancora più brutale, anzi, persino ultimativo: "La proprietà, il fondo Oaktree, guarda alla Champions con interesse maggiore rispetto al campionato, perché l’Europa paga di più della Serie A. Non c’è confronto tra quanto si può guadagnare in Champions e quanto si ricava da UNO SCUDETTO. CHE L’INTER PERÒ NON PUÒ FALLIRE. HA BISOGNO DI UN TITOLO CHE SMACCHI il 5-0 SUBÌTO A MONACO DI BAVIERA". Mai sopportato uno che si permette di fare i conti con le tasche e con l'orgoglio degli altri! Poi il 'nostro' - forse resosi conto di aver messo troppa carne a cuocere sul barbecue altrui e non sapendo più come togliersi dall'impaccio - ha pensato (male) di tirare in mezzo 'l'incolpevole' Chivu, scaricando sul tecnico romeno l'onere di essere "CHIAMATO A BILANCIARE QUESTI INTERESSI". Perdinci, ma anche per Diana, come avrebbe detto il grande Totó, principe de Curtis: giusto per la parità dei generi...
Da ampia aneddotica - e si chiede venia per il ricorso stavolta ad un'espressione tanto esplicita - sarebbe un po' come sfidare la sorte col fondoschiena degli altri. Ora, dopo aver ingurgitato a fatica (che schifo!) 'sta poltiglia ruminata di ravvicinate argomentazioni altrui, come ci si potrebbe invece astenere - non volendo certo scadere nella deriva tutta social che si nutre spesso di beceri improperi - dall'inviare a codesto analista roseo solo un 'innocente vaffa' da minimo sindacale?
Sempre in fiduciosa attesa che costui riesca semmai a fare pace col cervello, a spogliarsi dei panni di tifoso della controparte cittadina milanese - tanto risulta evidente - e soprattutto a restituire ai lettori delle analisi neutre o, se non altro, più oneste intellettualmente.
P.S.: E niente: in questa stagione il designatore Rocchi - almeno con i nerazzurri - pare proprio aver deciso di affidarsi alla cabala... Meglio se sfidando la famosa legge dei grandi numeri. Nel senso che dopo aver scelto l'arbitro Di Bello per Udinese-Inter dello scorso gennaio - peraltro confermatosi l'unico fischietto con il quale solo i nerazzurri, tra le squadre di A e B, non hanno mai perso in 17 incroci - ora il designatore deve aver posato l'occhio su un'altra pagina di un suo prezioso registro... Un manoscritto da sempre circondato da un alone di mistero simile alla cortina fumogena intorno alla (fantomatica) agenda dell'ex premier Draghi...
Ebbene, Gianluca da Firenze deve essersi accorto che - con Manganiello scelto per Lecce-Inter - potrebbe proprio inaugurare un nuovo filone di designazioni (cabalisticamente) vessatorie nei confronti dei nerazzurri. Dunque scegliendo di volta in volta per le gare dell'Inter quegli arbitri con cui i rivali specifici non siano mai riusciti a vincere una gara in assoluto. E a Lecce - senza essere per forza cinefili - viene solo da pensare che tutti sappiano quale sia lo 'pseudonimo' che Manganiello si porta appiccato sulla schiena per via del curriculum pregresso coi salentini. Di fatto sono gli unici a sopportare questa 'onta' fra le prime 47 squadre da lui dirette in carriera con un minimo di 5 gare: proprio "Sentenza", sebbene l'arbitro non assomigli per niente al defunto attore Lee Van Cleef, coprotagonista in 2 delle pellicole western della trilogia del dollaro di Sergio Leone... 'Solo' perché nei finora (10+1) incroci totali coi leccesi sono sortiti solo 1 pareggio e ben (9+1) sconfitte: dunque, con Manganiello, salentini mai vittoriosi. Da parte nerazzurra non ci si può invece che augurare che la cosiddetta legge dei grandi numeri continui pure a 'mietere vittime' altrove.
Allora, chi sarà il prossimo 'prescelto' da Rocchi per (tentare di) mettere (i) Bastoni fra le ruote dei nerazzurri? Povero Alessandro, dopo la gogna (mediatica) ed i fischi ad personam di Lecce, ora gli toccherebbe pure la rogna (cabalistica): esserne diventato un appiglio altrui. Ma non meriterebbe affatto questa deriva.
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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