Come se ce ne fosse davvero bisogno, il caso Bastoni-Kalulu ha scoperchiato un vaso di Pandora di cui tutti, sotto sotto, sapevano l'esistenza. L'episodio di campo in sé non fa onore al difensore dell'Inter, anzi. Doveva assolutamente evitare di accentuare e soprattutto di festeggiare in quel modo una decisione arbitrale sbagliata. Episodio, e su questo siamo tutti d'accordo, da condannare, senza sè e senza ma. Però ha avuto una sua utilità da un certo punto di vista. Non solo sul campo, perché ha permesso all'Inter di giocare con l'uomo in più per circa un'ora, e per quanto sia sicuramente un vantaggio la superiorità numerica non ha mai garantito vittorie certe e in taluni casi ha portato persino a delle sconfitte. Perciò guai a paragonare l'espulsione in un plus decisivo per vincere la partita, portata a casa nella fattispecie solo all'ultimo minuto. In parole più semplici, non è certo un rigore inventato al 94º che di per sé rappresenta quasi una sentenza definitiva.
L'utilità è stata anche e soprattutto fuori dal campo, perché ha fatto cadere in terra parecchie maschere, più o meno note, ma che stavolta sono letteralmente crollate per totale incapacità di autocontrollo. Non si tratta solo di semplici tifosi che ovviamente non usano filtri soprattutto quando ragionano di pancia e si esprimono nei modi peggiori. Si tratta soprattutto di operatori del settore calcio e dell'informazione che hanno maneggiato la questione in modo tranchant, senza appigliarsi al buon senso che il loro ruolo e la loro esperienza dovrebbe accompagnarli. Giudizi detti, parole di pura cattiveria e frustrazione che si spiegano nel 90% dei casi con una sola parola: tifo. Giornalisti e alcuni ex calciatori o allenatori si sono avventati su un ragazzo di 26 anni, patrimonio del calcio italiano, un curriculum quasi perfetto, perché ha fatto una stupidaggine in campo.
La vera colpa di Bastoni però è averla fatta contro la Juventus, il che ha aumentato i capi di imputazione aggiungendo quello di lesa maestà. Il calcio italiano e internazionale deve fronteggiare scene di questo tipo da sempre e succederà ancora fino a quando non si troverà un modo per scoraggiare i giocatori minacciandoli con espulsioni o squalifiche. Ma quante volte è accaduto, in tutta onestà, che un episodio del genere abbia trovato così tanta eco mediatica, andando a sfociare anche in abiti esterni al pallone, invitando gente che di campo non sa nulla a esprimere un giudizio da 'esperto'. La spiegazione è sempre quella di sopra: tifo.
In questi giorni si stanno leggendo commenti allucinanti, non semplici giudizi equilibrati sull'episodio. Bastoni è stato letteralmente insultato da giornalisti giustizialisti che hanno voluto sfogare la loro frustrazione per quanto accaduto sabato sera a San Siro trattando il fatto come se fosse la madre storica di tutti gli imbrogli. Gente la cui squadra del cuore ha costruito decenni di vittorie proprio sull'inganno dentro e fuori dal campo che si permette di entrare a gamba tesa guidata da puro vittimismo e sete di vendetta. La stessa gente che in casi analoghi ha avanzato attenuanti o ha ridimensionato con il jolly del 'così fan tutti', o estratto dal cilindro il termine positivo 'furbizia'. In tanti, con una credibilità comunque discutibile, si sono avventati sulla preda per la fame di vendetta, e in un mare magnum di putrida melma per fortuna è emerso qualcuno con un pizzico di onestà intellettuale che quantomeno ha evidenziato come quello di sabato fosse uno dei tanti casi che avvengono quotidianamente sui campi di calcio. Pochi ma buoni e soprattutto corretti.
Qui non si tratta di giustificare, l'errore c'è ed è evidente, ma il giustizialismo mediatico serve solo a trovare ristoro e conforto dopo una indigeribile sconfitta. Discorso che vale anche per altri tifosi, semplicemente contrari a tutto ciò che è nerazzurro, per usare un eufemismo. Anche le loro maschere sono cadute pesantemente a terra e sarà impossibile poterle indossare nuovamente come se nulla fosse accaduto. Fateci caso: molti ex giocatori hanno definito il fatto come una cosa di campo, stigmatizzando chi addirittura pretende che Bastoni non vada più convocato in Nazionale come se fosse una corbelleria. 'Cose di campo' non vuol dire che vada tutto bene, ma significa che può succedere e succede.
Provocazione: se il difensore dell'Inter si fosse comportato così con la maglia della Nazionale e avesse permesso all'Italia di vincere una partita importante, magari quella decisiva nei playoff per andare ai Mondiali, quanti scudi si sarebbero sollevati allo stesso modo (per Chiellini, all'epoca autore di una simulazione, nessuna critica)? Sicuramente il suo gesto sarebbe stato criticato, qualcuno che antepone i propri colori a quelli azzurri ne avrebbe chiesto la testa, ma in linea di massima l'opinione pubblica avrebbe spostato il mirino sulla vittoria della squadra più che sul gesto del singolo per mero opportunismo. Lo stesso che oggi sta mettendo alla berlina il giocatore dell'Inter. Pura ipocrisia, mista a frustrazione e preconcetto: questi gli ingredienti che stanno alzando il polverone in questi giorni.
A memoria è difficile ricordare così tanto clamore per una situazione simile, addirittura c'è chi ingenuamente pretende di ripetere la partita in barba a ogni regolamento (ah, le regole, che in Italia vengono trattate più come suggerimenti...). Altri, soprattutto operatori dell'informazione, da cui ci si attende imparzialità e oggettività, si stanno rendendo ridicoli perché il tifo, o semplicemente il tifo contro, li stanno portando ad alimentare la shit storm addosso a un ragazzo e alla sua famiglia. In barba ad ogni regola deontologica di cui dovrebbero essere a conoscenza anche solo per il fatto di frequentare, se non addirittura dirigere, i corsi di formazione. Ma nel calcio vale tutto, quindi dagli all'untore...
PS: altro spunto di riflessione: a caricare così tante responsabilità sulle spalle di Bastoni è stato Piotr Zielinski. Come? Se il polacco non avesse caricato il sinistro e segnato il gol della vittoria al 90' per l'Inter, oggi si parlerebbe solo di stoica Juventus, in grado di portare a casa un pareggio in casa della capolista pur giocando in dieci per un'ora. Il difensore dell'Inter non sarebbe il bersaglio, ma rientrerebbe nella narrazione che esalta i bianconeri, quella che piace a tanti, non a tutti per fortuna.
PPS: chi ha lottato con tutte le proprie forze per far squalificare Lautaro dopo, toh, uno Juventus-Inter in quanto autore di (presunta) bestemmia, sta facendo altrettanto nei confronti di Miretti che a vantaggio di telecamere si è lasciato andare alla più classica delle espressioni blasfeme? Risposta scontata: no. E con questo è tutto, vostro onore.
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