Perché? Perché? Perché? Un interrogativo che tante volte si è ripetuto José Mourinho dopo il match di Champions League con il Barcellona. Perché, per l'ennesima volta, il Barcellona ha avuto vantaggi arbitrali? Perché?

Parliamoci chiaro, qui nessuno è nato ieri, e il bieco tentativo di sovvertire le parole di Mourinho, per conto mio, non andrà mai a buon fine. Gli hanno addirittura rimproverato la 'caduta di stile' sull'Unicef: Mou non ha mai parlato di 'potere dell'Unicef', e basterebbe capire un po' di spagnolo per non cadere in errore. "Sarà la scritta Unicef sulle maglie", ha detto José, come a dire che qualcuno potrebbe lasciarsi impietosire. Non che l'Unicef abbia il potere politico di cambiare le partite. Quello ce l'hanno altri.

"Perché?", si chiedeva Mou. Perché, mi chiedo io, così tanti incompetenti vengono pagati per parlare e scrivere di calcio? Com'è possibile che si debbano ascoltare sempre e solo le solite banalità. “Messi è il calcio”, “Il Barça è la sublimazione di questo sport”, “Mourinho ha riscoperto il catenaccio”, “Una squadra giocava a calcio, l'altra tentava di non far giocare l'avversario”. Quanta immondizia mediatica.

Come se il football fosse solo dribbling e velocità, scatto e qualità tecniche. Ma dov'era Messi quando la sua Argentina veniva spedita a casa con 4 reti dall'organizzatissima Germania al Mondiale sudafricano? Dov'era Messi quando l'Inter eliminava i blaugrana dalle semifinali di Coppa Campioni in inferiorità numerica per 70 minuti? Nulla contro il talento argentino, ci mancherebbe, ma il calcio resta, prima di tutto, un gioco di squadra. Non esiste un 'bel calcio' e un 'calcio brutto'. Esistono solo tanti modi per raggiungere il medesimo scopo, che è vincere. O, se preferite, raggiungere l'obiettivo prefissato. C'è chi utilizza il contropiede e chi il possesso di palla, chi la sagacia tattica e chi la qualità. Deprecabile non è studiare l'avversario per attuare delle contromosse con il materiale umano a disposizione. Deprecabile, semmai, è ingannare l'arbitro anno dopo anno, inducendolo a indirizzare suo malgrado (si spera) una partita di pallone. Chiunque segua il Barcellona con continuità, e non solo quando occasionalmente gioca una semifinale di Champions, può tranquillamente rendersi conto dello straordinario livello di squadra, ma anche scoprire che vi giocano alcuni elementi che fanno della simulazione una delle loro armi migliori. Si tratta di Dani Alves, Sergio Busquets, David Villa e Pedro. No, non vi scandalizzate, ogni squadra ne ha almeno un paio. Purtroppo. Il fatto è che loro, puntualmente, vengono 'accontentati'.

Perché? Semplice: per colpa dell'ignoranza che permea tale mondo. Quell'ignoranza che tende a giustificare il più forte (?) in ogni caso. Ritenuto talmente superiore da permettergli anche di barare. “Tanto”, si dirà, “avrebbe vinto lo stesso”.

Caro Mou, ecco il tuo perché.

Sezione: CALCI E PAROLE / Data: Sab 30 aprile 2011 alle 16:27
Autore: Alessandro Cavasinni
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