Continua a dare fastidio a tanti, eppure è sempre lì. José Mourinho, anche stavolta, ha vinto. Ma non parliamo di meriti sportivi. Almeno, non solo di quelli. Ha vinto perché è riuscito, in pochi mesi, a fare di una squadra quasi senza pretese un gruppo solido e difficilmente affondabile. Magari sfiorerà soltanto sia Premier che Champions, ma è l'ennesima dimostrazione della grandezza di un allenatore. Un tecnico a 360 gradi, troppo spesso oscurato dalla fama di grande comunicatore. Vero, Mou è anche questo, ma pure un tecnico sopraffino, che sa leggere le partite e le stagioni come pochi.
Quest'anno ha approcciato all'annata in maniera insolita per lui. Si è visto un Mourinho meno pragmatico e stressante nella fase difensiva e più propenso alle faville dei suoi giovani virgulti. Il Chelsea non ha speso poco, ma certamente molto meno che nel passato sia prossimo che remoto. Tanti giocatori di qualità, ma allo stesso tempo anche giovani scommesse. Così come al Real puntò su Ozil e Khedira (presi prima della consacrazione al Mondiale sudafricano), adesso nei Blues i nomi nuovi sono stati quelli di Willian, Schurrle, Van Ginkel, Matic e Salah. Non diciamo che si sia speso poco, ma che si sia investito su giovani ancora acerbi a livello di top-club. Alla faccia di chi vuole Mou bravo solo e soltanto con i Ronaldo, gli Eto'o e i Drogba. Tanto per essere chiari.
Ebbene, questa squadra di giovani rampanti è ancora in lotta per il titolo inglese a tre giornate dalla fine (e con lo scontro diretto col Liverpool in calendario) e ha appena fatto 0-0 al Calderon contro il caterpillar di Diego Simeone. Una semifinale d'andata bloccata quella andata in scena a Madrid, in cui i Colchoneros hanno avuto a lungo il predominio territoriale, ma non sono quasi mai riusciti a far paura a Cech (e poi a Schwarzer). La difesa inglese ha tenuto nonostante i ko tremendi del numero 1 ceco e del capitano Terry, senza contare che la squadra era già orfana di Eto'o e Hazard. Insomma, l'ennesimo capolavoro tattico del tecnico lusitano, maestro nell'incartare i dirimpettai.
Ovviamente, riecco tornare in auge i parlanti del nulla. Catenaccio, autobus, aeroplano, tattica sparagnina, zero spettacolo, questo non è calcio. Se ne sono sentite tante, come al solito. Meglio il calcio di Gaurdiola o quello di Mourinho? Domande prive di senso: Pep fa mercato in funzione del suo credo calcistico e lo attua in maniera maniacale, prima al Barça ora al Bayern; José si è trovato una squadra da plasmare e – come sempre – trae il meglio da quello che ha. La sua tattica è camaleontica: sa sia aspettare che aggredire. Le sue letture sono spesso vincenti e cambiano non solo di partita in partita, ma anche durante lo stesso match. Difficile fare meglio con il materiale umano che ha avuto a disposizione in carriera, in cui certamente si sarebbe aspettato di più dall'esperienza madridista (nonostante il bottino resti di livello).
La ricetta è sempre la stessa: se ho burro e parmigiano, non posso cucinare una pastasciutta al ragù. Ma c'è chi riesce a cucinare solo il ragù e chi, invece, sa sfornare pure un piatto in bianco di altissimo livello. Il pranzo è servito.
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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