"Alle tabelle pensiamo noi", aveva detto tra il serio e il faceto Cristian Stellini a un gruppo di tifosi del Napoli in un locale qualche giorno fa. Chiaro segnale di fiducia in vista di una domenica che doveva ricandidare seriamente gli azzurri alla rincorsa Scudetto, sfruttando un calendario favorevole che li vedeva impegnati in casa del Parma, con l'Inter senza il suo leader argentino a casa dei terribili lariani, in piena corsa per il quarto posto Champions. Un copione che si sarebbe scritto da solo, se il regista non fosse stato un appassionato di colpi di scena. Ed ecco che dopo poco più di 30 secondi un colpo di precisione di Gabriel Strefezza funge da teaser per qualcosa che stava per succedere, aprendo un lungo capitolo che si concluderà poco meno di 8 ore dopo, con il triplice fischio di Davide Massa al Sinigaglia che sancisce virtualmente i titoli di coda sulla Tricolore race.
Lo stop del Napoli a Parma, assolutamente inatteso nonostante sia il terzo consecutivo tra le due squadre, toglie probabilmente un po' di pepe a Como-Inter in serata, perché evita ai nerazzurri di dover assolutamente rispondere alla prima inseguitrice, visto che la seconda si era già suicidata al Meazza il giorno prima contro una coriacea Udinese. Lo si può spiegare così, anche se non basterebbe, l'approccio molle dei nerazzurri nel primo tempo. Bene, benissimo la squadra di Cesc Fabregas che si dimostra superiore in tutto: tatticamente, tecnicamente e atleticamente. E non sorprende più di tanto che al 45' Alex Valle e Nico Paz (quoque tu Nico, direbbe Pupi) si siano già iscritti al tabellino dei marcatori, un 2-0 che puzza di crollo della capolista rivitalizzante per i delusi vesuviani. Invece, come una settimana prima, Cristian Chivu tocca le corde giuste e ripropone una squadra diversa, più propositiva e meno impaurita, agevolata dallo svarione di Marc-Oliver Kempf che regala la doppietta a Marcus Thuram, tornato finalmente l'altra metà determinante della ThuLa. Preludio dello One Man Show che inizierà di lì a poco.
Il calcione in faccia rimediato nel primo tempo da Alex Valle, che in rovesciata usa la sua testa come se fosse il pallone, dà una sveglia non da poco a Denzel Dumfries, anche lui involuto come i compagni per 45 minuti. Il tempo di riprendersi ed ecco che l'eroe che i tifosi non si meritano ma di cui hanno tremendamente bisogno torna a essere decisivo con una doppietta, di testa e di sinistro. Praticamente va in scena qualcosa di molto simile alla scorsa stagione: lungo infortunio, rientro in grande stile per l'esterno da Aruba, che in una sera mette a modo suo la firma sullo Scudetto. E c'è un sottile ma ben visibile filo che lega i due marcatori sul lago: il modo in cui Thuram osserva con speranza e poi se la ride quando DD sfiora il gol alla Roma una settimana prima, gridando "Quello è il mio uomo" al suo compagno di squadra, tradisce il legame profondo tra i due, che va ben al di là della collaborazione professionale. Il valore dell'amicizia, direbbe qualcuno. La stessa che accompagna un gruppo capace di risalire dall'abisso con carattere e qualità, ingredienti necessari per chi si ritiene all'altezza del ruolo di capolista. Un gruppo cementificato anche da chi ieri non era in campo, ma in panchina come se potesse giocare: Lautaro Martinez non ha mai staccato gli occhi dalla partita, concentrato come se fosse lui a doverla risolvere. E il resto della squadra gli ha voluto dimostrare di potersela cavare anche senza di lui.
Tra i migliori in campo senza dubbio figura con pieno diritto Nicolò Barella, tornato a mettere in scena il proprio calcio dopo una lunga fase di tante domande e poche risposte. Ieri al Sinigaglia il centrocampista sardo ha deliverato altri due assist e ha sfoderato l'ennesima prova a tutto campo, senza lasciare la qualità nello spogliatoio. Ma la giocata migliore, che a qualcuno di certo non piacerà, è il modo in cui a 10 minuti dalla fine è uscito dal campo per far posto a Henrikh Mkhitaryan: subissato dai fischi della tifoseria locale, che già per tutto il primo tempo aveva (nuovamente) preso di mira Alessandro Bastoni, con un ghigno che dice tutto mostra orgogliosamente quattro dita, ricordando al pubblico comasco i palloni che l'Inter aveva già buttato alle spalle di Jean Butez. Un gesto tottiano, meno iconico ma altrettanto efficace, che va salvato in archivio e recuperato a fine campionato quando uscirà un altro film di cui per adesso è meglio non parlare.
Piccola chiusura polemica nel contesto di una serata esaltante e quasi letteraria (Alessandro Manzoni approverebbe), grazie anche alla prestazione di un Como mai domo e decisamente meritevole della posizione in classifica che occupa. Nella ripresa Davide Massa da Imperia fa di tutto per appesantire una partita bellissima, correndo da una parte all'altra del campo con il cartellino in mano neanche fosse una raccolta punti da completare entro il 90'. Ma il capolavoro è il rigore che rischia di rovinare il perfetto lungometraggio domenicale: già fischiare fallo in campo per la chiusura di Ange Bonny su Nico Paz è stato una forzatura, ma il fatto che al VAR Gianluca Aureliano e Lorenzo Maggioni si siano limitati a suggerirgli che l'intervento era in area piuttosto che fargli notare come non fosse falloso, è solo l'ultima di una serie di 'imprecisioni' che hanno danneggiato l'Inter nelle ultime settimane. Apprezzabile il tentativo della classe arbitrale di ribadire agli ignoranti come non esista alcuna Marotta League, ma anche meno per favore.
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