La Champions League riunisce sotto lo stesso cielo due squadre lontanissime geograficamente e tecnicamente come Inter e Kairat Almaty, accomunate dal fatto di considerare storica la serata di San Siro. Sì, perché per i kazaki, freschi campioni in patria per la seconda svolta di fila, è già una vittoria presenziare alla Scala del Calcio, da ieri ufficialmente di proprietà della Beneamata e del Milan dopo il rogito firmato con il Comune di Milano.
Padrona a metà dello stadio, da condividere per chissà quanto con i cugini, l'Inter si presenta nei primi minuti della partita con la spocchia di chi è sicura di vincere col minimo sforzo contro una squadra-cenerentola che ha passato tre turni preliminari per vivere il sogno della League Phase che le darà più emozioni che punti. Il lungo viaggio di ritorno a mani vuote degli ospiti, già prevedibile all'atto del sorteggio, diventa un pensiero concreto nel rettangolo verde non appena la squadra di Cristian Chivu comincia a pigiare il piede sul pedale dell'acceleratore facendo salire in cattedra Temirlan Anarbekov, protagonista di due interventi che rimandano solo nel tempo il vantaggio degli avversari. Al 10', Lautaro Martinez, alla ricerca del sorriso perduto, è il primo a sbattere contro il portiere degli ospiti dopo essere stato toccato duro qualche minuto prima da Jorginho. Il Toro ci prova anche poco dopo, così come Pio Esposito, ma l'epilogo è sempre lo stesso: niente gol. Gli uomini di Rafael Urazbakhtin scampano il pericolo anche su due incursioni in area di rigore prima di Davide Frattesi e poi di Yann Bisseck: nel primo caso, l'arbitro valuta bene live, nel secondo si fa ingannare dalla dinamica del contatto tra il tedesco e Arad che, in realtà, resta fermo e non sgambetta l'avversario come da prima impressione. Il penalty, assegnato senza esitazioni da Godinho, viene revocato subito dopo tramite l'on field review che chiarisce l'episodio incriminato. L'onda d'urto dei nerazzurri si esaurisce con il passare dei minuti, spezzata anche dalla prima sortita offensiva del Kairat che porta il dato degli Xg da 0 a 0,05 con due tentativi di testa di Edmilson grazie ai quali Yann Sommer riesce a togliere giusto il 'senza voto' dalla sua pagella. Sempre il 26 in maglia bianca dà continuità all'azione dei suoi provandoci con un tiro dalla distanza che termina contro i tabelloni pubblicitari. Più precisa la conclusione di Dastan Satpayev che, anche complice la deviazione di Stefan de Vrij, scheggia la traversa. Un rumore che sveglia l'Inter dal sonno della parte centrale del primo tempo: Lautaro, chi se non lui?, fa praticamente meta al 45' scagliando in porta il pallone dopo le due respinte prima della linea di Aleksandr Mrynskiy. L'esultanza dell'argentino dopo l'1-0 è rabbiosa: un calcio al pallone posizionato a bordocampo e la ricerca della telecamera per mostrare molto da vicino ai tifosi il suo urlo liberatorio in una citazione maradoniana.
E' l'ultima scena della partita del capitano che, fatto il suo dovere, può tirare il fiato lasciando il posto dopo la pausa ad Ange-Yoan Bonny. Subito attivo con il velo che arma il tiro potente di Pio Esposito disinnescato dal solito Anarbekov. Sembra di assistere all'incipit del primo tempo, ma il Kairat non è venuto in Italia solo per ammirare il Duomo e ha uno scatto d'orgoglio: Satpayev semina il panico nell'area interista e si guadagna il corner dal quale nasce un turning point sorprendente. Basta un campanile per mettere a nudo la passività dei marcatori nerazzurri che, difendendo a zona, si perdono Ofri Arad nel cuore dell'area e a quel punto possono solo prendere atto che il pari è realtà. Incassato l'1-1, l'Inter attacca a testa bassa sempre appoggiandosi sui due baby attaccanti: è ancora Bonny a ispirare Esposito che spara addosso a Anarbekov. Petar Sucic, subentrato a un deludente Frattesi, non riesce a mettere dentro il tap-in di testa. Poco male perché, pochi istanti dopo, Carlos Augusto, approfittando di una sponda intelligente di Pio Esposito, indovina l'angolino per il sorpasso che scaccia i fantasmi. E' il secondo gol del brasiliano in questa prima parte di stagione, un dato che dà ragione a Chivu quando afferma che 'il turnover non esiste'. Così come non esistono più 'squadre materasso', il concetto espresso proprio dall'ex Monza alla vigilia: 'abbiamo visto quello che è successo a Verona, dobbiamo sbagliare il meno possibile'.
A proposito di rotazioni, l'Inter si permette il lusso di far entrare al 71' gente come Hakan Calhanoglu e Marcus Thuram, quest'ultimo finalmente ritrovato dopo l'infortunio accusato un mese e passa fa proprio in una serata europea come questa. Il finale di partita, però, non è una passerella per l'Inter: con i nuovi innesti dalla panchina e la spensieratezza della prima volta in un contesto così, il Kairat non smette di credere di poter creare i presupposti per creare l'occasione del 2-2 come quando, con un pressing feroce, ingabbia Carlos Augusto e lo costringe all'errore in zona pericolosa. Risolve proprio Calha, uomo d'ordine più che mai prezioso in certe situazioni ingarbugliate. Sì, perché questa vittoria è stata tutt'altro che una formalità per l'Inter che, comunque, porta a casa l'intera posta in palio mettendo in cascina il 12esimo punto sui 12 disponibili in attesa del lungo inverno che prevede quattro gare dal coefficiente di difficoltà decisamente più alto contro Atletico Madrid, Liverpool, Arsenal e Borussia Dortmund. Lì non sarà consentito sottovalutare l'avversario, cosa successa nella gara teoricamente più facile delle otto della 'fase campionato', così come ha ammesso candidamente Federico Dimarco dopo il triplice fischio. Una presa di coscienza forte da parte di uno dei senatori del gruppo arrivata prima del mea culpa ancor più netto di Cristian Chivu. Il tecnico romeno ha voluto metterci la faccia, un sorta di primo passo per non cadere negli errori che sono risultati fatali nelle passate stagioni.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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