Tredici panchine in Serie A. Questo il bagaglio che Cristian Chivu ha portato con sé nel viaggio verso gli USA, dove la squadra, ferita nel corpo e nell'anima dal crollo finale della scorsa stagione, si apprestava a disputare un Mondiale per Club di cui onestamente nessuno sentiva il bisogno. Orfana dell'allenatore che l'ha guidata nei 4 anni precedenti, con una strana sensazione di smobilitazione e fine ciclo e un nuovo leader espertissimo di mondo Inter ma con un curriculum vitae scarno da coach. Insomma, gli ingredienti per una Waterloo c'erano tutti e in molti, opinionisti/operatori del calcio italiano, avevano già sentenziato un fallimento annunciato. Qualcuno ridendo sotto i baffi.
Invece in pochi avevano compreso che la dirigenza, abbandonata sul ciglio della strada da un esausto Simone Inzaghi, puntando sul romeno stava per fare jackpot ben oltre le proprie previsioni. E il deludente Mondiale per Club, gli stracci volati a Charlotte dopo la sconfitta con il Fluminense, un mercato con diverse incognite e l'avvio di campionato con due sconfitte nelle prime tre giornate sembravano l'anticamera di decisioni drastiche, perché è così che avviene nel calcio italiano. Non all'Inter, evidentemente, dove la scelta di credere sull'uomo prima che sul professionista ha resistito anche alle tentazioni più scontate, agli inviti dall'esterno a cambiare strada, al malumore della piazza che, ancora scottata per gli zero titoli di qualche mese prima, vedeva morta sul nascere la nuova stagione. Supeerata la tempesta, però, la fiducia reciproca tra Chivu e i giocatori ha iniziato a concretizzarsi in vittorie su vittorie fino a conquistare la vetta della classifica in solitaria alla 15^ giornata, vincendo al Ferraris contro il Genoa il 14 dicembre 2025, per non lasciarla più nonostante la flessione di marzo.
Nel mentre, due percorsi diversi tra loro e con risultati diametralmente opposti: quello in Champions League e quello in Coppa Italia. In Europa l'Inter ha iniziato benissimo, quattro vittorie su quattro. Ma nella seconda parte ha lasciato troppi punti sul tavolo, tre sconfitte e una vittoria, perdendo il treno della Top 8 e guadagnandosi il trabocchetto playoff contro il Bodo/Glimt, più fresco e lucido, capace di approfittare dei bug presenti in quel periodo nella squadra nerazzurra. Niente ottavi di finale per l'ex finalista Champions, obiettivo minimo per salvaguardare le casse societarie dopo l'abbuffata della precedente stagione. Unico neo, questo, in una stagione trionfale per l'Inter, certificata dal successo anche in Coppa Italia, competizione che i nerazzurri hanno affrontato con grande serietà, rispetto ai competitor. Con grande senso di responsabilità, direbbe il mister, mostrando la miglior versione di sé stessi. Cinque gol al Venezia, comodo 2-1 a Monza sul Torino e il pirotecnico 3-2 ai danni del Como dopo lo 0-0 inoffensivo dell'andata, fino alla finale vinta agevolmente e con personalità contro la Lazio.
Due trofei al termine di una stagione iniziata avvolta da dubbi e preoccupazione, non male come primo anno sulla panchina dell'Inter per Chivu. Il quale può anche vantare primati personali che scomodano la storia del club e del calcio italiano:
- Primo ad aver vinto la Coppa Italia sia come giocatore che come allenatore dell'Inter (secondo ad aver vinto la Serie A come allenatore e giocatore dopo Armando Castellazzi nel 1934);
- Primo ad aver vinto il double domestico come giocatore e allenatore dell'Inter;
- Primo allenatore non italiano a vincere il double domestico nella sua prima stagione alla guida di una squadra di Serie A (secondo allenatore dopo Antonio Janni con il Torino che lo fece nel suo secondo periodo alla guida dei granata nella stagione 1942/1943);
- Terzo allenatore non italiano dopo Sven Göran-Eriksson e José Mourinho a vincere il double domestico;
- Terzo allenatore dell'Inter a vincere un double domestico dopo Mancini e Mourinho.
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