Double, Doblete, Doppietta. Ditelo come vi pare, la sostanza non cambia. L'Inter chiude la stagione con due trofei, lo Scudetto celebrato il 3 maggio scorso e la Coppa Italia, alzata ieri sera sotto il cielo di Roma. La decima della storia nerazzurra, che si colora di argento. Lazio sconfitta sul suo terreno per la seconda volta nel giro di quattro giorni, stavolta meno agevolmente ma si sapeva che non sarebbe stata l'esatta replica del campionato, anche solo per il contesto in cui si è disputata: un Olimpico pieno come un uovo, uno spettacolo per gli occhi in totale fair play tra due tifoserie gemellate. Scenario da sogno, in poche parole. Meno per la squadra di Maurizio Sarri (ieri in tribuna perché squalificato), costretta ad arrendersi ancora ai campioni d'Italia nella serata in cui proprio non avrebbe voluto, davanti a migliaia di sostenitori, tornati allo stadio come promesso solo e unicamente per la finale.

Vince l'Inter e lo fa a modo suo: con personalità, qualità, compattezza e... corner. Proprio quello che sblocca lo 0-0 dopo un quarto d'ora. Un'arma talmente micidiale che persino gli avversari arrivano a buttarsela dentro da soli, come accade con Adam Marusic sull'ennesimo cross tagliato di Federico Dimarco. Poi c'è il solito Lautaro, al posto giusto quando il Frecciarossa Dumfries scippa Nuno Tavares. E c'è anche l'altro Martinez, Pepo, che ci mette letteralmente la faccia quando Boulaye Dia si presenta davanti a lui: intervento pesante in un momento chiave della partita. Al di là degli episodi, l'Inter ha quasi sempre il controllo del gioco e concede solo occasioni casuali ai volenterosi ma sterili avversari. Un trionfo anche tattico per Cristian Chivu

Se a introdurre, con l'inno di Mameli, la finale di Coppa Italia è Nek, bravissimo come sempre, balzato ai vertici delle classifiche nazionali con 'Laura non c'è', nel corso della serata l'Inter si esibisce con un altro brano, dal titolo simile ma diametralmente opposto: 'L'Aura c'è'. Perché i nerazzurri ne portano parecchia sull'erba dell'Olimpico, la stessa Aura divampata dopo la sosta, che ha costruito partita dopo partita la conquista dello Scudetto e che è proseguita anche nella coppa nazionale.

Alla vigilia della partita Sarri aveva espresso un concetto significativo: "Dobbiamo crederci alla follia". Un assist, quello dell'allenatore toscano, per parafrasare una frase resa nota da Sergio Leone in 'Per un pugno di dollari': se una squadra con la follia incontra una squadra con la pazzia, quella con la follia è una squadra spacciata. Non solo per la differenza di valori già emersa quattro giorni prima (come se la classifica non fosse sufficiente), quanto piuttosto perché essere folli per una sera non può essere mai abbastanza contro chi è pazzo da oltre 118 anni. Non c'è proprio paragone.

Double, Doblete, Doppietta. Non conta il nome, conta la sostanza. C'è una coccarda da aggiungere alla nuova maglia.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 14 maggio 2026 alle 00:00
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.