Il derby parte subito con un Milan aggressivo, che interpreta il 4-4-1-1 di Amorim con grande intensità e una pressione organizzata sulle prime costruzioni nerazzurre. Moreira e Pulisic lavorano larghi per allungare la linea difensiva dell’Inter, mentre Rabiot si muove da sottopunta, in un ruolo quasi inedito, attaccando gli spazi tra centrocampo e difesa nerazzurra. Modrić gestisce i tempi della manovra, con Musah fondamentale negli equilibri e Ramos che lavora per creare profondità. L’Inter di Chivu, schierata con un 3-5-1-1, fatica invece a trovare le giuste distanze tra i reparti: Barella, Çalhanoğlu e Sučić non riescono inizialmente a schermare le linee di passaggio rossonere, mentre Diouf e Thuram rimangono troppo isolati. Il francese con la 17 fatica a trovare la posizione in un ruolo non suo. Il Milan sfrutta immediatamente queste difficoltà e trova il doppio vantaggio con Pulisic e Rabiot, premiando una partenza caratterizzata da verticalizzazioni rapide, gamba e aggressivitá senza palla nella metà campo di Barella e compagni.

Compattezza Milan

Dopo il doppio svantaggio l’Inter prova ad alzare il baricentro, aumentando il possesso e cercando di sviluppare la manovra attraverso le rotazioni di Spence, Carlos Augusto e Diouf. Bastoni e Akanji partecipano maggiormente alla costruzione, mentre Çalhanoğlu cerca di velocizzare la circolazione e Barella prova ad aumentare il ritmo delle seconde palle. I nerazzurri si piantano stabilmente nella metá campo avversaria con circolazione veloce alla ricerca degli esterni. Il Milan, però, non perde compattezza: Pavlović guida la linea difensiva, De Winter lavora sulle coperture preventive e Gila garantisce equilibrio sul lato destro. Maignan è determinante nel mantenere il vantaggio, mentre Modrić continua a dare ordine alla gestione della palla, abbassando i giri. Rabiot si conferma prezioso nelle transizioni e Moreira rappresenta un riferimento costante nell’uno contro uno, costringendo la retroguardia nerazzurra a continui adattamenti, anche nell’uno contro uno.

Prevedibilità 

Nella ripresa il Milan gestisce il risultato con una fase di non possesso molto disciplinata, abbassando leggermente il blocco difensivo e proteggendo soprattutto la zona centrale del campo. L’Inter prova a cambiare qualcosa con gli ingressi di Mkhitaryan e Zieliński, cercando maggiore qualità tra le linee e più connessioni con Thuram, ma la manovra è prevedibile e poco incisiva e le energie piano piano abbandonano i nerazzurri. Bisseck, Akanji e Bastoni accompagnano meno sistematicamente l’azione, mentre Sučić e Barella non riescono a garantire quella dinamicità necessaria per destabilizzare il centrocampo rossonero. Anche gli ingressi di Bonny ed Esposito non modificano sostanzialmente l’inerzia della gara. Amorim risponde con Jashari, Cissé e Bartesaghi, aumentando freschezza atletica e densità nelle zone nevralgiche. Il 3-1 finale è la fotografia di una superiorità tattica rossonera, come le distanze tra i reparti, accompagnata dalla voglia di vincere.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 01 novembre 2026 alle 15:30
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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