"Tanti giocatori hanno giocato solo per una squadra, io invece ho avuto la fortuna di girare e giocare nei migliori club del mondo e sono riuscito a fare bene ovunque". Ai microfoni di Vanity Fair, Zlatan Ibrahimovic ripercorre alcune tappe della sua carriera da attaccante girovago, una caratteristica che lo ha portato a decidere di rimanere in un club per non più di tre stagioni. Come quando fece le valigie e lasciò l'Inter per approdare nel Barcellona dei marziani: "Non andò benissimo? Io la vedo diversamente - dice Ibra -. I primi sei mesi è andata molto bene, e poi tutto è cambiato in peggio. Nel libro racconto bene: Guardiola aveva un problema con me solo che non voleva affrontarlo e io non riuscivo più a essere me stesso, con il suo atteggiamento è riuscito a farmi dubitare di me e delle mie capacità. Certo, poteva andare meglio in termini calcistici ma ho imparato molto. Imparare e crescere è un po’ il senso della vita". 

Parlando della stretta attualità, il fuoriclasse svedese rimane vago sulla possibilità di un suo ritorno al Milan: "Ritorna al Milan?
C’è interesse. Però starei bene anche un altro anno qui a Los Angeles. Che il Milan mi piaccia non è un segreto. Ci ho passato due anni molto belli e non avrei voluto andarmene ma, come racconto nel libro, mi hanno 'forzato' ad andare a Parigi. Abbiamo vinto, sono diventato capocannoniere, un ottimo club, un’atmosfera fantastica. E c’era la vecchia guardia. Giocatori incredibili con cui ho avuto la fortuna di giocare e vincere. E so cosa significa vincere in Italia. Vincere è tutto. Ci sono riuscito con i tre più grandi club d’Italia, la Juve (i due scudetti revocati, ndr), il Milan e l’Inter. Al Milan mi hanno trattato bene: arrivavo da Barcellona dove avevo vissuto la tristezza e a Milano mi hanno restituito il sorriso. Volevo sdebitarmi. Milan sì o no?
Non dico no e non dico nemmeno sì. Vedremo…". 

Sezione: Ex nerazzurri / Data: Ven 23 novembre 2018 alle 13:06
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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