Grintoso e tenace centrocampista. Cresciuto in Francia, esploso in Italia, il suo presente è in Canada. Saphir Taïder oggi difende i colori del Montréal Impact, ma non ha dimenticato il suo passato in Italia. In esclusiva per FcInterNews il nazionale algerino ripercorre la sua tappa in nerazzurro. E non solo.
Come procede la sua carriera?
“Qui va molto bene. Il campionato è diverso da quello italiano, ma la Lega sta crescendo molto velocemente. E la differenza si nota già solo dall’anno scorso. Non è facile come la gente può pensare”.
A cosa puntate?
“Ai playoff. Al momento li disputeremmo. Quindi avanti così”.
La stella della MLS è Ibrahimovic. Cosa ha portato al torneo?
“Lui è un personaggio importante, non solo qui. La sua presenza è positiva, aiuta tutti”.
Cambiamo argomento. Quali sono i suoi ricordi più belli legati all’Inter?
“Si tratta di una bella esperienza, ero giovane ma ho giocato parecchio. Non potrò mai scordare le partite contro Juve e Milan. Match spettacolari. Ti senti diverso, lo stadio è pieno. Io avevo pure fornito delle belle prestazioni. Con i bianconeri finì in pareggio, mentre battemmo i rossoneri. In città prima della Stracittadina non si parlava d’altro. Vincere un derby ti rimane dentro. È spettacolare. Ti fa capire l’importanza della singola partita”.
In campo quale è stato il duello sportivo che le ha dato più soddisfazione?
“Ogni volta che giocavo contro Vidal era una battaglia fisica, di potenza, voglia e grinta”.
E gli episodi meno piacevoli?
“Ci sono sempre momenti belli e momenti brutti. Nello specifico, sapere che non avrei più giocato il secondo anno. Quella è l’unica nota stonata dell’avventura nerazzurra”.
Cosa ha provato dopo la sua prima rete con l’Inter contro il Sassuolo?
“È bello segnare in A. Ma non fu una cosa poi così incredibile. Ci pensi magari di più dopo”.
Lei calciò un rigore, in Coppa Italia, contro il Trapani. Segno di personalità e che all’inizio si puntava su di lei.
“Sia nel bene che nel male sono stato sempre un giocatore di personalità. È il mio personaggio. E sapendo da dove vengo, questo mi ha rappresentato”.
Chi era per lei il giocatore più forte di quell’Inter?
“Kovacic aveva tantissima qualità. Dal talento enorme. E poi Milito, un bomber vero, dalle giocate speciali”.
Il suo allenatore di quell’Inter era Mazzarri. Cosa ricorda del mister di San Vincenzo?
“Io posso solo che ringraziarlo. Mi ha portato lui a Milano. L’ho sempre rispettato, mi ha fatto crescere. Credo che i nerazzurri avrebbero dovuto avere maggior pazienza con lui. Il primo anno facemmo molto bene sotto la sua guida. Poi nel calciomercato estivo la rosa cambiò molto. Magari arrivarono anche giocatori migliori. Ma nel calcio non contano solo i nomi. Quelli furono cambiamenti troppo veloci. Infatti la Champions è arrivata parecchi anni dopo”.
Il Presidente di allora era Thohir. Il fatto che vivesse dall’altra parte del mondo, poteva influire sul vostro rendimento?
“Si deve partire dal presupposto che l’Inter di Moratti aveva vinto tutto. Succedere a quel Presidente non era così facile. Ma le dico questo: forse sarebbe stato sì meglio avere il proprietario della squadra a Milano, ok. Ma se sei un giocatore della Beneamata hai il dovere di difendere la maglia sempre. Di lottare su ogni pallone. Di dare il massimo gara dopo gara. Non è da tutti giocare in una squadra del genere. Sono orgoglioso di averlo fatto”.
L’Inter con Conte potrà vincere lo Scudetto?
“No. Io mi sono stufato di veder vincere la Juve e lo dico per il bello del campionato. Ma credo che anche questa stagione vedrà i bianconeri trionfare. Dietro di loro vedo bene comunque Inter e Napoli”.
Un giorno le piacerebbe tornare in Italia?
“Non lo so, il calcio è cambiato. Oggi puoi giocare ovunque nel mondo. Pensi alla Cina o al Qatar. Qui in Canada mi trovo benissimo, la vita è molto più moderna, apprezzo la gente e la MLS si sta evolvendo a dismisura. È un altro mondo. Qui ci sono i soldi per far crescere velocemente la lega. Diciamo questo: in Italia posso tornare sì, ma per le vacanze”.
Perché parla di altro mondo?
“In Italia mancano le infrastrutture di proprietà dei club, o ce ne sono pochissime. La politica dovrebbe in qualche modo intervenire. Qui gli impianti sono incredibili. Le persone vanno allo stadio ore prima del match. Anche solo per mangiare o stare con gli amici. Si figuri che anche chi non ama il calcio, al massimo porta i figli e si gode gli spettacoli pre match. Anzi, in molti vengono proprio per tutto il contorno piuttosto che per la partita. Quindici anni fa l’Italia era il campionato migliore del mondo. Oggi no, si deve ristrutturare tutto. Gli altri Paesi lo hanno capito, voi non ancora”.
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Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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