Per i rimpianti, ripassare più avanti. O magari mai. Perché nella serata da dentro o fuori, resa più piccante dal clamoroso tonfo del Real Madrid a Kiev contro lo Shakhtar (in un girone talmente assurdo da essere del tutto imprevedibile), l'Inter resta aggrappata con le unghie e con i denti a questa Champions League, che per l'opinione pubblica era ormai destinata a concludersi malamente. Una serata che ricorda molto quella di un anno fa, a Praga, proprio l'ultima vittoria nerazzurra nella competizione. Bisognava vincere, si è vinto, tra mille emozioni e sofferenze. E, altro gancio tra le due partite, una prestazione monstre di Romelu Lukaku. Qualcuno continuerà a sostenere che Big Rom non segna gol pesanti, ma francamente quelli di ieri non potrebbero essere definiti in altro modo. Muscoli, tecnica e forza di volontà al servizio della squadra per tutto il primo tempo, in proprio nella ripresa, quando c'era da risollevare la squadra dalle secche dell'ansia figlia del cronometro.
Una vittoria folle, come al solito, una vittoria da Inter contro un avversario di tutto rispetto, non a caso primo nel girone. Ma oltre che l'interpretazione della gara, sin dall'inizio, dell'Inter di Moenchengladbach è piaciuta soprattutto la capacità di saper soffrire, di reagire anche a situazioni avverse (come due gol gentilmente concessi da errori individuali...), di rimanere compatta. Una risposta anche a chi sosteneva che i giocatori e l'allenatore fossero scarichi, senza energia psico-fisica, disorientati. Beh, 97 minuti a questi livelli non sono poca cosa, soprattutto giocando ogni tre giorni, quasi sempre gli stessi.
Menzione d'onore anche per Marcelo Brozovic, che dopo aver vinto la partita di ping pong con il virus è tornato a sciorinare il proprio calcio. Che magari non piacerà a tutti gli esteti, ma è tremendamente funzionale a questa squadra. Soprattutto da quando è stato accantonato, definitivamente, il vertice alto di centrocampo. Spiace per Christian Eriksen, anche ieri a guardare dalla panchina, ma è evidente che una volta riallacciato il filo tattico strappatosi dopo Colonia, l'Inter è tornata a fare ciò che le viene meglio, con più naturalezza. E il danese, artista indiscutibile, in questo contesto sarebbe come un elefante in una cristalleria. La squadra non terrà il pallone per 70 minuti come prevedeva la rivoluzione di Antonio Conte, ma almeno saprà cosa farne quando serve. E di questi tempi, andare alla cassa è l'aspetto più importante.
Un plauso anche a Matteo Darmian, al centro suo malgrado dell'ennesima polemica creata ad arte i danni dei nerazzurri. L'esterno ex Manchester United ha sfoderato un'altra prestazione propositiva, condita da un gol prezioso, legittimando la scelta dell'allenatore di preferirlo ad Achraf Hakimi. Il quale si è ritagliato un ruolo determinante nella mezz'ora e passa in cui è stato in campo, con assist a Lukaku dopo l'ottima intesa con Alexis Sanchez (giocata che ormai solo quei due riescono a produrre). Inter ancora in corsa, dunque, e l'ultima giornata dei gironi di Champions League sarà come sempre al cardiopalma. Stavolta, rispetto alle precedenti due edizioni, l'Inter dovrà vincere a tutti i costi per qualificarsi, altrimenti ciao Europa in via definitiva. Forse la miglior condizione, sicuramente inedita, per i nerazzurri che tendenzialmente soffrono appuntamenti in cui partono con il servizio a proprio favore. Situazione interessante, a dir poco.
L'anno scorso dopo Praga arrivò la beffa contro le riserve del Barcellona, in una partita praticamente già apparecchiata per conquistare 3 punti. Stavolta, mercoledì al Meazza, di apparecchiato non ci sarà nulla. E l'importante sarà vedere una squadra affamata, non spaventata da avversari, responsabilità e biscotti altrui (già, rischio concreto...). Con una rassicurazione in più: il Var, in Europa, finalmente funziona.
VIDEO - L'INTER ESPUGNA MOENCHENGLADBACH: ZANETTI SCATENATO IN TRIBUNA
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