Tutto facile, tutto bello, tutto perfetto. Quasi troppo per essere vero. L'Inter che travolge il Genoa ma soprattutto assiste alla rinascita calcistica di Joao Mario, Gagliardini e Dalbert (giocatori che sembravano, per motivi diversi e chi più chi meno, ai margini) si prepara come meglio non potrebbe alla sfida delle sfide, martedì, in Champions, contro una delle migliori squadre al mondo.

Gara rispetto alla quale, fino a poche settimane fa, non ci sarebbe stata storia né speranza di sovvertire un pronostico scritto. La partita di andata ha certificato l'ovvio, e cioè che il Barcellona sia di una categoria superiore soprattutto quando corre lungo le immense praterie del Camp Nou. Dove però l'Inter ha avuto il merito di perdere senza soccombere, di prenderle ma non troppo, di tenere, in qualche modo, la partita aperta fino all'83'. E di uscirne mentalmente rafforzata, sapendo di aver sfidato un gigante invincibile ma di essere ancora viva. E pronta a giocarsi tutto a San Siro.

Perché il Barcellona resta di un'altra categoria, gioco e giocatori imparagonabili, sulla storia recente manco serve sprecare caratteri e battute ma se c'è un momento buono per osare, per provarci, per rischiare, ecco quel momento è proprio adesso. E non potrebbe essere migliore. Perché i nerazzurri sono reduci da 9 vittorie nelle ultime 10 gare, hanno la miglior difesa del campionato (il secondo attacco dopo Juve e Napoli) e un entusiasmo dalla loro parte che contagia chiunque scenda in campo: e la notizia è che l'Inter gioca anche bene ed è sicura si sé.

Ha imparato a saper fare a meno, nelle emergenze, di giocatori che si diceva fossero insostituibili, Nainggolan prima e Icardi poi; sta riuscendo, soprattutto, a trovare punti anche quando non giocano i titolarissimi (Spalletti si arrabbierà perché non li considera tali e non vuole che si parli di riserve) ma tant'é: se capita di dover far rifiatare qualcuno per infortunio, stanchezza o scelta, la macchina non si inceppa ma anzi riparte alla stessa, se non addirittura superiore, velocità.

Contro il Genoa, o quel che ne è rimasto dopo che il suo presidente si è intestardito nel voler fare a pezzi, come fosse uno dei suoi giocattoli, una squadra che aveva iniziato alla grande la stagione con un cambio in panchina tra i più inspiegabili della Serie A, l'Inter non ha solo segnato, convinto e mandato in copertina anti-eroi come Gagliardini e Joao Mario: ha sbloccato la gara ma poi ha continuato a giocarla, a spingere, a entusiasmarsi scacciando i fantasmi di un passato anche recentissimo in cui i nerazzurri si rovinavano con le loro stesse mani perché abbassavano i ritmi e smettevano di controllare la partita. Altro segnale di maturità e di forza.

E con la forza dei numeri, di un meccanismo di gioco consolidato, di uno stadio che contro il Genoa ha mostrato di poter tirare fuori il meglio ai suoi giocatori, della follia che è anche ambizione, l'Inter sfida, ora, proprio ora, il Barcellona. Non c'era, si potrebbe dire, momento migliore perché la fiducia e l'entusiasmo dei giocatori ma anche di uno stadio possono fare grandi cose. Questo non significa che l'Inter farà risultato contro i catalani: significa che non c'era momento migliore per provarci. Significa che può provarci.

"Ho fatto questo sogno perfetto. Un sogno mi avvolge" cantavano prima Freddie Mercury in inglese poi Montserrat Caballé in spagnolo all'inizio di "Barcelona": molto più di una canzone o di un disco per il leader dei Queen. Perché quella fu una delle sue imprese più ambiziose e, alla fine, proprio un sogno realizzato: con provocazione e coraggio come solo un visionario poteva fare. Mescolare il rock e la lirica, cantare con la soprano spagnola che Freddie considerava la più bella voce del mondo per arrivare a cambiare la storia della musica moderna.

"Un istinto mi guidava. Una sensazione di meraviglia. Mia guida e ispirazione" dice ancora il testo della canzone nata, provata e suonata all'hotel Ritz di Barcellona. Fu il progetto più gratificante nella carriera di una leggenda: tra la metà e la fine di quel brano Freddie raggiunse la più alta nota a voce piena. Ma soprattutto creò una magia rimasta ineguagliata e regalò al mondo un capolavoro. Un sogno perfetto ha il suo momento adatto per essere realizzato. O anche solo per essere tirato fuori dal cassetto. Questo è l'istante in cui tutto è possibile. "Spero che il mio sogno non svanirà mai. Barcelona".

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Sezione: Editoriale / Data: Lun 5 Novembre 2018 alle 00:00 / articolo letto 9019 volte
Autore: Giulia Bassi / Twitter: @giulay85