Per la serie 'Le ultime parole famose'. Antonio Conte nella conferenza stampa pre-Benevento lo scorso 29 settembre: "Numericamente, soprattutto in mezzo al campo, considerati anche i tanti infortuni che ci hanno privato di tanti calciatori, mi riferisco a Sensi e ad altri come Barella o Gagliardini, oggi siamo più protetti rispetto all'anno passato. Penso che questo sia importante anche perché si affronta una stagione anomala come quella attuale e veniamo da un periodo in cui abbiamo giocato tante gare. Adesso li ho tutti, non abbiamo infortunati. Mi auguro possa continuare così". Appunto.

E così succede che il Covid-19 aggredisce Appiano Gentile. Una lunga sequela di notizie negative che pian piano toglie Bastoni, Skriniar, Gagliardini, Nainggolan, Radu e Young dalla disponibilità di Conte in vista del derby e non solo. Perché il problema è certamente il match col Milan (assente pure Sensi per squalifica dopo quell'espulsione ridicola rimediata con la Lazio), ma soprattutto il blocco di gare che va dalla stracittadina di sabato 17 fino ad Atalanta-Inter di domenica 8 novembre. Sette partite (4 di Serie A e 3 di Champions League) nel giro di 23 giorni.

Qui che s'inserisce il discorso relativo alle nazionali. Ma era davvero così necessario programmare una doppia sosta per Nations League e qualificazioni varie? Non era meglio, visti i tempi, temporeggiare e, nel caso, accorpare e ridurre i vari impegni in un delimitato periodo della stagione? Al di là del calendario compresso come non mai, c'è da evidenziare il grosso rischio che si corre nel fare avanti e indietro per il globo con una pandemia ancora ben presente, moltiplicando i rischi di contagio. Non si può parlare da un lato di "bolla stile Nba" e dall'altro fare come se il Covid-19 non fosse mai esistito. Anche perché ci si ritrova ora – ad esempio – a giocare un derby con giocatori che tornano in squadra a nemmeno 48 ore dal fischio d'inizio. Ragazzi usurati da fatiche e viaggi, nonché esposti ad ampi rischi di contagio.

Alla fine del discorso, arriva il caso dell'Inter, sempre più significativo rispetto ad altri. Eh già, perché qualcuno dovrebbe spiegare come mai Inter-Milan si giocherà di sabato alle ore 18, con i sudamericani ultimi a tornare nella giornata di giovedì e dunque ragionevolmente sballottati al venerdì, giorno di vigilia. Perché non si gioca di domenica, visto che poi l'Inter ha il Borussia MG il mercoledì e il Milan ha il Celtic giovedì? Ah già, vero: c'è da calcolare tutto il discorso degli incastri televisivi, tra Sky, Dazn, pubblico asiatico e compagnia cantante. Bisogna rispettare gli appuntamenti pick e orpelli assortiti. Di fatto, tra pandemia, nazionali ed esigenze televisive, si va in campo senza tifosi allo stadio e quasi senza giocatori in campo. Ci diranno: "Eh ma sono le tv a reggere il sistema". Possibile, non è certo tutta colpa loro. Ma se la cornice diventa più importante della tela, qualcosa non torna. Un sistema senza autonomia e schiavo è un sistema sbagliato. E che forse merita di crollare.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 13 ottobre 2020 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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