Mancava poco e lo avremmo visto esibirsi in un gesto simile a quello dell’esultanza tipica del romanista Fabio Borini: quella della mano fra i denti a mo’ di coltello. Sì, perché ieri Andrea Stramaccioni il coltello tra i denti ha dimostrato di averlo per davvero: durante la conferenza stampa, infatti, il tecnico nerazzurro ha accantonato i toni garbati e ironici, quasi timidi, che avevano contraddistinto le sue prime uscite, per cominciare a tirare colpi di sciabola, duellando a testa altissima e difendendo strenuamente le proprie ragioni e convinzioni. Una dimostrazione di caparbietà davvero impressionante, insomma, nella quale si è anche appoggiato alla matematica che recita otto punti in quattro partite di campionato e nessuna sconfitta all’attivo, più di quanto ha fatto il Milan nello stesso periodo per intenderci. 

A poche ore dalla partita con l’Udinese, l’allenatore di San Giovanni ha voluto mettere i puntini sulle i: guai a parlare di ultima spiaggia, anche se purtroppo il match coi bianconeri così, oggettivamente, suona, almeno per quel che concerne quelle speranze di Champions che l’aritmetica concede ai nerazzurri; guai a dire che la squadra ha mollato, perché a testimonianza che il sentimento all’interno del gruppo riferisce del comandante che sul volo da Firenze aggiornava sui risultati delle dirette concorrenti. E guai, soprattutto, a fare una cosa in particolare: remare contro. “Chi non ci crede, scenda dalla barca”, ha dichiarato in maniera eloquente pochi minuti dopo la conferenza stampa.



Parole importanti, quelle di Strama, senza dubbio: peccato, però, che in un momento come questo certe dichiarazioni rischino di avere una risposta beffardamente univoca o quasi: “Povero illuso…”. Perché, al di là delle parole e delle buone intenzioni, l’Inter, soprattutto l’Inter vista a Firenze, scialba e monotona, sembra avere smarrito chissà dove quella ‘cazzimma’ che il tecnico ha dimostrato ieri di avere in quantità almeno accettabili. Ed è questo il problema di fondo, al di là dei risultati e al di là delle traversie: perché far rischiare a Stramaccioni di far vivere questo finale di stagione, decisivo soprattutto per lui, da ‘predicatore nel deserto’? Perché finalmente non dare dimostrazione di aver recepito quel messaggio tanto decantato da più parti e poi raramente visto in campo? Di parole ormai i tifosi soprattutto hanno le orecchie (e sono eufemistico…) piene. Ormai siamo alla ‘flame rouge’ di questo campionato, e anche per un piazzamento nelle retrovie ci vuole una volata seria, fatta bene.

“Chi non ci crede, scenda dalla barca”, ha dichiarato Stramaccioni. Quella barca che, però, una sosta in un porto pare averla già fatta: e sulla banchina, questo pomeriggio, rimarrà il tanto contestato Diego Forlan. E se per il Cacha il viaggio a bordo fosse finito?

Sezione: Editoriale / Data: Mer 25 aprile 2012 alle 00:01
Autore: Christian Liotta
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