Mentre pensi che questo venerdì carico di umidità non possa regalarti scossoni, ecco che dall'Inghilterra arriva una notizia che, come direbbero nella terra di Sua Maestà, sounds bad. Il silenzio sull'affare Tom Ince, che Moratti stesso in un recente lapsus aveva dato per preso, viene interrotto da una dichiarazione del giovane esterno offensivo in scadenza di contratto: "Ho deciso di continuare a giocare in Premier League". Una bella pietra tombale su una trattativa che sembrava in dirittura d'arrivo quando la famiglia di Paul si era presentata a Milano per tastare l'ambiente nerazzurro, con grande entusiasmo. "Devo ancora rifletterci" aveva detto Thomas prima di far ritorno nella madre patria. Non erano parole di circostanza. Ha riflettuto e ha detto no al remake Ince-Inter vent'anni dopo. Una beffa per le strategie di mercato di corso Vittorio Emanuele in Milano.

L'arrivo a zero dell'inglese era funzionale a una campagna acquisti senza spiccioli e avrebbe riempito una delle due caselle vuote nel reparto offensivo. "Nothing to be done", diceva Samuel Becket, maestro del teatro dell'assurdo, in 'Aspettando Godot'. Niente da fare anche per l'Inter. Uno schiaffo, quello di Ince jr., che certamente accrescerà il malumore dei tifosi interisti al cospetto di un immobilismo apparente nell'attività di rafforzamento della rosa. Personalmente, mi sembrava strano che un giovane free agent inglese decidesse di lasciare l'Eldorado della Premier League per sposare il calcio minore italiano. Una scelta anticonformista, ai limiti del suicidio professionale, quasi come guidare contromano sulla Salerno-Reggio Calabria il 15 agosto. Infatti, quella pulce nell'orecchio ha trovato conferma ieri pomeriggio, quando la sbornia del ritorno in Italia ha lasciato il posto a una logica riflessione.

E ora? Di questi tempi il mercato è l'argomento principale, in attesa che i ghirigori del Mondiale ci distraggano per un mese prima di riportarci alla realtà. Chi sperava in una campagna acquisti nerazzurra rapida e indolore è rimasto deluso. Finora solo una ridda di voci più o meno fantasiose, che trovano precauzionalmente smentita nelle rare parole del direttore tecnico Piero Ausilio, impegnato in un compito durissimo. Il primo da unico responsabile, in tutti i sensi. Dopo Vidic, l'unica certezza sembrava proprio Tom Ince, non certo un fenomeno ma potenzialmente un buon affare tecnico e di marketing (il nome pesa) a zero euro. Adesso non restano che i forti dubbi legati alla reale disponibilità economica di Thohir per il mercato, visto che i 200 milioni del closing sono destinati a liberare dai vincoli Moratti e saldare i debiti con i creditori.

Si resta pertanto nell'ambito dell'autofinanziamento, a meno che non arrivino altri fondi che evitino la svendita dei giocatori già con le valigie in mano. L'abbondanza di nomi convocati dai mass media testimonia quanto gli stessi stiano brancolando nel buio, così come per la prima volta l'arte del depistaggio in casa Inter stia sortendo effetti. Quanto basta per non abbattersi e mantenere viva l'aspettativa di annunci inattesi e positivamente sorprendenti. Magari qualcosa è cambiato davvero. Chissà che in questo contesto desolante, mortificato ulteriormente dal no di Ince jr., qualcosa di buono stia davvero bollendo in pentola. Però, pur trovandoli tutti con grande sforzo di creatività, è lecito dubitare sulla qualità degli ingredienti: i buoni pasto non li accettano tutti. 

Sezione: Editoriale / Data: Sab 07 giugno 2014 alle 00:00
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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