Se Marcelo Brozovic non c’è, perché provare a giocare come se ci fosse? È la domanda che tanti vorrebbero porre a Simone Inzaghi dopo l’ultimo passo falso stagionale dell’Inter, il terzo (su tre) senza il croato in campo. Il primo campanello d’allarme era suonato contro l’Empoli, in Coppa Italia: con il classe ’92 di Zagabria rimasto forzatamente ai box per squalifica l’Inter ha dovuto sudare e non poco per 90', strappando la qualificazione ai quarti di finale con l’acrobazia da Figurine Panini di Ranocchia in pieno recupero che ha allungato l’agonia fino ai tempi supplementari, con il match poi deciso dal destro vincente di un Sensi con le valigie il mano. Il secondo e il terzo segnale sono poi arrivati in campionato: senza Epic a dirigere il traffico in mezzo al campo si contano una sconfitta e un pareggio contro Sassuolo e Torino, in casa e fuori.
La flessione dell’Inter in campionato - inframmezzata dalla solita manita rifilata alla povera Salernitana e dall’amara impresa di Anfield contro il Liverpool nell’ultima notte di Champions della stagione - è racchiusa nei numeri ed è sotto gli occhi di tutti. Anche sotto quelli di Inzaghi, chiamato ora a dimostrare il suo reale valore e di meritare davvero la panchina di una big. Se le soluzioni per rimpiazzare un’assenza pesante non sono individuabili negli uomini, allora queste vanno ricercate in altri dettagli. Che siano puramente psicologici o concretamente tattici. Un cambio di modulo ad esempio, che in assenza di Brozovic potrebbe (chissà) aiutare la squadra a rendere complessivamente meglio rispetto al rodato 3-5-2 orfano della sua mente più brillante. Perché un vice Brozovic non esiste, non è presente in rosa. E questa è la cruda realtà che (anche) Inzaghi farebbe bene ad accettare prima di subito perché se è vero che il destino non è più nelle mani dell’Inter, è altrettanto vero che il campionato è incerto e non ancora chiuso. Ma per tenere accesa la fiamma della speranza nerazzurra è obbligatorio non lasciare altri punti preziosi per strada e sperare negli scivoloni di chi ora - con più pressione - sta davanti, nonostante un calendario che di certo non rappresenta il migliore amico del Biscione. Non c’è più tempo per sbagliare, non ci sono alibi.
Serve un cambio di marcia da parte tutti, anche di Inzaghi. Che si è preso giustamente i meriti per i buoni traguardi centrati tra Coppa Italia e Champions e per la bellezza del gioco espresso nella prima parte di stagione ma che nell’ultimo periodo è finito nel ciclone delle critiche, anche per alcune scelte discutibili. L’ultimo esempio concreto in questo senso è arrivato all’Olimpico Grande Torino, dove per aggirare il grosso problema dell’assenza di Epic ha pensato di rilanciare nel ruolo di play quel Matias Vecino capace di offrire un evitabile replay di quanto già visto mesi prima in Coppa Italia contro l’Empoli: l’uruguaiano è una mezzala di inserimento che offre alla causa fisicità e centimetri ma se chiamato ad impostare in mezzo al campo va in difficoltà, senza garantire la fluidità di manovra. Stesso limite messo in luce contro il Sassuolo, dove Inzaghi aveva invece deciso di tappare quella delicata zolla di terreno giocandosi la carta Nicolò Barella: il risultato (oltre al pesante 0-2 interno) è stato che l’Inter ha perso doppiamente qualità, sia in cabina di regia - dove uno come Nic non si trova proprio a suo agio - sia sulle mezzali, dove contro i neroverdi è mancato il vitale dinamismo dell’ex Cagliari. Rosa alla mano, le altre soluzioni-tampone potrebbero essere Hakan Calhanoglu, Arturo Vidal o Roberto Gagliardini: tutti e tre non convincono, anche se per motivi differenti. Oppure c’è il sempre sfruttabile ‘Piano B’ del jolly modulo, che per quanto rodato e funzionante non deve essere concepito come un qualcosa di intoccabile a priori.
La grande speranza è di rinviare il problema e di avere Brozo di nuovo a disposizione già sabato per il delicato incrocio contro la Fiorentina, la grande certezza è che un vice Brozovic non esiste. E allora tocca a Inzaghi pensare a qualcosa di diverso nei momenti di necessità e di difficoltà: serve trovare una soluzione per dare un’altra sterzata alla stagione dell’Inter. Il vero valore di un allenatore si vede soprattutto in questi momenti.
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